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Le Teorie Di Copernico: intervista a Francesco Chini

Un EP in uscita, l’esperienza con Bandbackers e tanto altro. A ridosso della pubblicazione del primo singolo “Oh, il buon vecchio Charlie Brown!”, che anticipa l’omonimo album, abbiamo incontrato il leader della band romana per farci una breve ma intensa chiacchierata.

– Oggi siamo qui con Francesco Chini de Le Teorie Di Copernico. Ci racconterà lui chi è e, soprattutto, loro cosa fanno.

Ciao a tutti gli amici di Qube Music e grazie per lo spazio. Il nostro è un progetto che viene abbastanza da lontano, nel senso che le nostre canzoni hanno un forte retroterra live.

Le abbiamo suonate all’incirca in ogni club di Roma e dintorni, e arrivano a questo nostro EP d’esordio in una maniera molto partecipata, come succedeva un tempo. Oggi siamo sempre più abituati a progetti pensati a tavolino (anche in senso positivo, con delle ottime produzioni), e alle canzoni come conseguenza di questa “pianificazione”. Invece la prima cosa che sento di dire per presentare il progetto de Le Teorie Di Copernico è che effettivamente siamo arrivati a questo EP seguendo il processo inverso, suonando quindi le canzoni di fronte alle persone e poi portandole sui solchi.

È probabilmente la cosa più importante da dire sul disco. E in un certo senso anche un po’, per estensione, su quella che vuole essere la nostra identità.

– Mi ha molto colpito il titolo di questo disco, “Oh, il buon vecchio Charlie Brown!”. Spiegaci un po’ com’è nato.

È un titolo che nasce, naturalmente, da un’antichissima fascinazione fumettistica per i Peanuts, ed è uno spunto molto diretto preso da uno dei primissimi schizzi di Schulz.

Ci sono questi due bambini seduti su di un marciapiede, che a un certo punto vedono passare quello che poi diventerà Charlie Brown (ancora senza le caratteristiche linee oblique sulla maglia). Passa Charlie Brown e gli altri due bambini dicono: “Ehi, guarda, è Charlie Brown! Oh, il buon vecchio Charlie Brown!”. E poi a un tratto: “Quanto lo odio!”.

È stato uno spunto interessante per molte riflessioni: sia per il pezzo scelto come singolo (la title track vera e propria) sia per quello che è diventato il nostro modo di scrivere successivamente a questo nostro portare in giro le canzoni. Non è un caso, infatti, che il nostro progetto si chiami “Le Teorie Di Copernico”: il motivo è proprio il fatto che… sono teorie.

All’interno delle nostre canzoni non troverai nessuna osservazione, nessun tipo di critica o di elogio che non possa essere perfettamente sovrapponibile o rivolto anche e per primi a noi stessi.

Nel caso di “Oh, il buon vecchio Charlie Brown!” confrontiamo ciò che siamo come presunti adulti da una parte, e ciò che siamo come bambini mai cresciuti alla ricerca sempre di un qualche tipo di consenso dall’altra.

La veste che l’EP ha preso ha ruotato molto attorno a questo concetto. “Oh, il buon vecchio Charlie Brown!” sarà il pezzo trainante dell’EP, però ce ne saranno all’interno anche altri molto significativi.

– Ho letto in anteprima qualche testo, appunto, ho avuto il piacere di spulciare un po’ il tutto. Sono davvero interessanti.

Ti ringrazio molto! Trovo che scrivere canzoni sia anzitutto un lavoro di equilibrio, e che sia per questo che può essere difficile. Nel presentarci, dovessimo pensare a un’ipotetica targhetta da mettere su di un ipotetico scaffale di un negozio di dischi, diremmo “indie/folk/rock d’autore”: ma è un’etichetta da prendere con molto beneficio d’inventario. Anche perché quando dici “d’autore” sembra sempre che uno debba subodorare la fregatura.

– Si tratta di una definizione impegnativa, infatti.

Esatto. Quindi uno cerca anche di prenderla un po’ con le molle. Però il senso del discorso è che il nostro retroterra musicale proviene dal rock – marcatamente quello degli anni ’90 – ma noi siamo tra quelli che non solo non hanno mai rinnegato, ma che hanno sempre cercato in qualche maniera di esaltare il proprio legame con il cantautorato.

E questo significa rispettare molto profondamente il senso di scrivere in italiano. Anzi, proprio di considerarla una sfida importante e impegnativa: raccontare qualcosa che abbia senso sentire, per la quale abbia senso catturare l’attenzione di qualcuno che magari poteva tranquillamente avere di meglio da fare in quel momento.

Ed è da questo punto di vista che molto spesso le canzoni finiscono per essere le cornici delle storie che si cerca di raccontare.

Poi, naturalmente, in tutto questo si innestano altri discorsi, come quello per cui parallelamente a questo c’è anche un binario per il quale non è un caso che noi si faccia proprio la musica che facciamo e non un’altra. Lo dicevamo prima: è un equilibrio tutt’altro che semplice da raggiungere.

Però la nostra fortuna è che siamo guidati da una stella, da una scelta di urgenza comunicativa: la cosa che speriamo e che consideriamo davvero importante è che chi si accosta alle nostre canzoni abbia voglia di sentire qualcosa che noi abbiamo urgenza e voglia di raccontargli.

– A proposito di coloro che poi magari ascolteranno le vostre canzoni, saranno proprio loro ad avere un ruolo importante nella produzione e nella pubblicazione di questo disco.

Sì. Anzitutto alcune menzioni importanti per quanto riguarda la produzione artistica/esecutiva: siamo assolutamente orgogliosi di poter dire che il nostro EP è stato prodotto da Cristiano Lo Mele dei Perturbazione. Ci ha dato fiducia, ha creduto e crede tantissimo in queste canzoni. E lo ha fatto anche Elena Diana, sua ex compagna nell’avventura dei Perturbazione.

L’incontro con loro è stato molto importante, ci ha fatto credere molto di più nella possibilità di rendere “tridimensionale” questa urgenza di racconto, di poterla portare davvero nell’immediato verso le persone.

E non soltanto con i live, che sono stati sempre più o meno il nostro territorio preferito – non voglio dire il nostro pane quotidiano, perché insomma suonare in Italia non è che stia diventando più tanto facile.

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Insomma, abbiamo cominciato ad avvicinarci ad una logica che era proprio quella di arrivare nel miglior modo possibile al maggior numero di persone possibile. Ed è con questa nuova ottica che siamo arrivati a questo EP.

E poi ci è capitato di imbatterci in una novità importante, che cogliamo l’occasione di menzionare e di ringraziare. Sto parlando di Bandbackers, che ad oggi è la nostra etichetta digitale e si basa su di un’idea che ora come ora, vogliamo sbilanciarci, con Le Teorie Di Copernico consideriamo potenzialmente rivoluzionaria e, comunque sia, positivamente ambiziosa. Il loro operato si basa su una forma molto innovativa di crowdfunding.

– Sembra molto interessante, infatti: raccontaci un po’ come funziona.

L’idea di base è semplice: con il meccanismo base del crowdfunding siamo abituati all’idea che l’artista ricompensi chi gli ha dato fiducia e sostegno diversificando, in maniera naturalmente anche interessante, la propria offerta.

Quindi, oltre alle canzoni, si offrono ad esempio cose come secret concert, merchandising autografato, altre cose di questo tipo. Bandbackers invece trasforma coloro che sostengono l’artista in veri e propri editori di quest’ultimo. Il piano per riuscirci, che troverete spiegato molto meglio di quanto riesca a fare io in pillole sul sito www.bandbackers.com, è quello di far sì che chi ti sostiene, chi ti aiuta, semplicemente veda il proprio aiuto e la propria fiducia ripagati (è proprio il caso di dirlo) con la stessa moneta. Per noi è un’idea assolutamente innovativa, perché fondamentalmente restituisce importanza ai soggetti, agli individui. Anche al semplice consumatore.

Soprattutto oggi che – e per noi è un dato positivo – ci sono tantissimi artisti che veicolano nuove proposte, spesso e volentieri si crea infatti un cortocircuito per cui l’ascoltatore finisce per essere un po’ schiacciato dalla mole della proposta, anche solo in senso quantitativo. Non sempre è semplice districarsi e poter scegliere. Qui invece sei tu a dare fiducia a quell’artista, a vederlo crescere e ad accompagnarne l’evoluzione in maniera attiva…

– …sentendoti proprio parte del progetto dell’artista stesso.

Esatto. C’è anche un effetto collaterale, che azzardo a definire in qualche maniera educativo: noi crediamo che di fatto questo meccanismo restituisca la possibilità di far parte del processo creativo e tornare finalmente a restituire importanza a quello che noi facciamo (che è arte, comunicazione, cultura) anche a chi ti sostiene, a chi entra in questo circolo.

– Credo che il quadro sia abbastanza chiaro.

 Venite comunque a sentirci, naturalmente!

Beh, sì, il live è comunque la parte migliore dell’attività di un artista. Nel frattempo, però, potete continuare a seguire Francesco su Facebook.

Decisamente. La pagina si chiama “LeTeorieDiCopernico” (tutto attaccato). Troverete a breve aggiornamenti e novità sul disco in uscita. Quindi restate sintonizzati. Nel frattempo, colgo ancora l’occasione per ringraziare Qube Music per l’attenzione e per la disponibilità.

Intervista a cura di Adriana Santovito

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