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La voce di Dio, il rapporto nascosto (ma non troppo) tra Gospel e Rap

”I’m lost in the world, been down my whole life” così tuonano con voce effettata Justin Vernon e Kanye West in un pezzo del capolavoro di West: “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”. Tante volte gli artisti si sentono persi e legati tra le dinamiche oscure dell’esistenza, basti vedere la recente scomparsa di Lil Peep, giovane rapper e promessa mondiale ucciso da una dose andata a male di Xanax.

Un particolare moto interiore, insomma una vera predisposizione tematica e sociale, avvicina da  sempre il rap al Gospel, ai canti degli schiavi e alle proteste per le strade: un punto di incontro tra l’eterno e l’attimo, tra la rima e la preghiera.

Il rap è un linguaggio misterioso, dove c’è una distinzione profonda tra il pensiero e l’esecuzione di un pezzo. Un filo lega profondamente la differenza tra i milioni di significati che un testo può avere.

Un rapper deve avere un necessario: “Amore per le parole (…) e  essere concentrato sul mondo”, un Kanye West o un Kendrick Lamar non possono essere lontani da questa definizione, data da Susan Sostag, scrittrice scomparsa nel 2004.

Tornando al legame tra rap e gospel proviamo ad identificare alcuni esempi di questa fusione che avvicina Dio all’uomo, e in un certo senso, sicuramente dal punto di vista iconico, lo trasfigura. Quante volte abbiamo identificato una rap-star al divino?

Il legame tra Dio, spiritualità, lotta e musica ha delle origini ancestrali per gli Usa. Come veniva fatto presente in ”Noise and Spirit: The Religious and Spiritual Sensibilities of Rap Music”: “Bringing together rap and religion may seem to some a dubious undertaking. When hearing of a book on rap and religion, a young devotee of hip-hop in Philadelphia said to me, ‘That’s so weird.'”.

Insomma ci troviamo dinanzi ad un legame ancestrale che oggi nei pezzi viene disegnato come una vera God Renaissance. Il reverendo Calvin O. Butts III, che guidava  una comunità di Harlem intorno agli inizi degli anni ‘90, disse in uno dei suoi sermoni: “If the rappers think that they can raise the standards of their music and unite with our community for our redemption, then we are willing to hear and willing to work”, insomma rap come redenzione e utile ad un cammino di purificazione per un’intera comunità.

In una bellissima classifica di Vinil Factory vengono segnalati alcuni pezzi simbolici che possono esprimere il legame di cui abbiamo parlato. Il primo brano che assolutamente è scioccante e va a centellinare le nostre idee sul legame tra gospel e rap è “Jesus Walk” di Kanye West. Il pezzo recita come in un cantico: “God show me the way because the Devil’s tryna break me down (Jesus walk with me). The only thing that I pray is that my feet don’t fail me now (Jesus walk). And I don’t think there’s nothin’ I can do now to right my wrongs (Jesus walk with me) I wanna talk to God but I’m afraid cause we ain’t spoke in so long”. Kanye ha il complesso di Dio, la sua discografia è un vangelo, le sue preghiere sono dirette alla sua interiorità.

Il legame tra Dio e l’uomo spesso si fonde nella black music: Aretha Franklin, Stevie Wonder e Curtis Mayfield hanno esplorato anzi abbracciato la loro spiritualità in brani memorabili,  anche nella nostra contemporaneità c’è gente che attraverso le proprie “preghiere” e desidera comunicare con il tizio all’ultimo piano.

Altro esempio assoluto dell’influenza gospel nel rap è “Furthest Thing” di Drake, che con il suo testo e la sua costruzione a metà tra sacro e profano riesce ad essere una perla di contemporaneità, peraltro contenuta in uno dei dischi più incisivi degli ultimi anni.

Anche storici mostri sacri, coinvolti anche nella parte più estrema e cruda del rap, come Notorius BIG hanno sviluppato le loro visioni con l’obiettivo di avere una catarsi profonda, l’episodio che ha portato alla riflessione in “Long Kiss Goodnight” è stato un colpo di una 9mm preso dall’artista che ha scritto: “My nine flies, baptize, rap guys/With the Holy Ghost, I put holes in most”.

La morte, la preghiera, la ricerca di Dio, ecco gli ingredienti che vengono mescolati con un pizzico di una minaccia esistenziale incombente  nei testi di queste divinità contemporanee.

L’immagine della rap-star si abbevera delle paure, delle angosce della società, e anche loro come degli antichi profeti, prima di portare il loro verbo al popolo, si fermano qualche secondo a parlare con Dio, in fondo come tutti noi sono “Persi nel Mondo”.

Gianluigi Marsibilio

Autore

Gianluigi Marsibilio

Gianluigi Marsibilio

Classe 1995. Nato a Guardiagrele, piccola cittadina in provincia di Chieti, dopo aver percorso la carriera scolastica, frequentando il liceo scientifico, si sposta a Roma per frequentare gli studi in Comunicazione Istituzionale nell’Università Pontificia della Santa Croce. Già dal primo anno di studi ha cominciato a lavorare per varie realtà, creando anche il blog di informazione scientifica ”Tra scienza e coscienza”.