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La trasformazione di Valeria Caputo: il nuovo progetto a Gennaio

Valeria Caputo oggi si fa chiamare CAPVTO. Eccola: oggi è una visionaria trasformazione di quel folk americano che tanto ci rimandava alle meravigliose liriche di Joni Mitchell

Valeria Caputo ora si fa chiamare CAPVTO. Eccola: oggi è una visionaria trasformazione di quel folk americano che tanto ci rimandava alle meravigliose liriche di Joni Mitchell e territori limitrofi almeno tre anni fa quando si fece grande strada con un bellissimo lavoro dal titolo “Migratory Birds”. Oggi si leva quei panni cuciti a mano da esperta artigiana e veste il futuro con un piglio elettronico che porta anche la firma e l’anima di Franco Naddei (Francobeat). Esplosione di idee e di suoni, pezzi irrisolti di visioni istintive. I frammenti di questa “Supernova” (da cui il titolo del disco) si moltiplicano nell’intimo spazio di lei e divengono musica per tutti. Questo nuovo disco uscirà a Gennaio e noi lo aspettiamo con molta curiosità. Per ora un bellissimo video ed un singolo ad anticipare il tutto. Noi di QUBE MUSIC siamo sul pezzo e vi regaliamo un’intervista che lascia molto spazio tra le righe dell’interpretazione di ognuno.

– Partiamo dal chiederti: dov’è finito il folk di Valeria Caputo?

Semplice, non è finito… nulla si distrugge, tutto si trasforma.

La mia anima folk è sempre lì dov’è sempre stata anche se nel mio mondo attuale non è così esposta.  Ho deciso di legittimare altro spazio creativo componendo quello che mi urgeva fare, un nuovo disco, Supernova, apparentemente diverso da tutto ciò che mi aveva classificata come cantautrice folk.

– Facciamo dei nomi di riferimento: se con Migratory Birds mi vien da pensare a Joni Mitchell, oggi a chi dobbiamo dire “grazie” per la tua ispirazione?

Ad essere sincera non lo so!  Forse a quella bambina fantasiosa e disobbediente che scalpita dentro questo corpo adulto censurato da una formalità stanca.

– Elettronica e sperimentazioni. Tra le righe, questa rivoluzione che cosa significa?

“Supernova” è il disco che probabilmente rivela la mia evoluzione, che tra le righe vuole dire “apertura”.  Io e la musica elettronica ci eravamo già conosciute, le regole percettive le ho volute dettare io.  Avevo la sicurezza riguardo alla mia competenza tecnica, un salto nel buio, invece, era ciò a cui ambivo.  De-costruire, de-frammentare, smembrare, surrogare i suoni dei brani contenuti nel mio primo disco da riutilizzare come materiale vivo per realizzare il mio secondo. Credo che la sperimentazione la si ottenga quando si accettano certi rischi ed io ero pronta.

– Chris Yan. Incontro o scontro? Uno dei tanti frammenti o la creazione di tanti frammenti?

Assolutamente incontro costruttivo! Ci lega una certa sensibilità per il “suono” ed il fatto che siamo entrambi seriamente giocherelloni. Non ricordo di preciso come siamo diventati amici, fatto sta che quando si tratta di musica lo diventiamo ogni volta. Nessuno scontro, forse qualche sana diversità. Ho coinvolto Chris Yan per la realizzazione di un pezzo, che poi è diventato Blooming, uno dei più riusciti dell’album. Poi di questo pezzo ci ho fatto anche un video in stop motion con i bambini delle elementari. Con Chris Yan, che ringrazio, porteremo in giro anche il live.

– Essere visionari secondo te che significa? Nascondersi o camminare su strade parallele?

I visionari non vengono sempre capiti, molto spesso “restano” nascosti per molto tempo prima di essere scoperti. Nascondermi non è una delle mie prerogative… diciamo che resto in zona di sicurezza. Ma se mi stai chiedendo dove mi pongo artisticamente, difronte a me stessa, la risposta è: chi vivrà vedrà! In tutto questo una cosa sicura c’è: voglio essere, quindi cambierò, mi stancherò, mi evolverò, rinascerò… perciò sarò sempre me stessa, che palle!

– Uscirà a Gennaio “SUPERNOVA”.  Parlando per visioni e metafore: dove lo lascerai correre questo nuovo figlio?  Come lo educherai?  Ma soprattutto, che sogni gli insegnerai a inseguire?

La mia nuova creatura mi piacerebbe che corresse in lungo e in largo, che mi sorprendesse positivamente, proprio come quando i bambini ti insegnano a stupirti.  Vorrei educarlo con amore, portandolo in contesti evolutivi. e artistici dove poter spaziare, confrontarsi con altre arti, dare e ricevere eccitazione. Il sogno che ho per Supernova è che si goda la sua vita, che venga ascoltato da più orecchie possibili, che possa essere un bravo profeta, capace di ispirare amore.

Paolo Tocco

Autore

Qube Music

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