Auditorium Parco della Musica Live Report

La storia degli Stadio all’Auditorium Parco della Musica

Gli Stadio, dopo la vittoria della 66esima edizione del Festival di Sanremo scelgono l’Auditorium Parco della Musica per la tappa romana del loro “Miss Nostalgia Tour”. Più di trent’anni di carriera musicale e alcuni brani del nuovo album “Miss Nostalgia”, che si può considerare il disco della maturità artistica.

Alle 21.15 si parte, la formazione capitanata da Gaetano Curreri storico leader e voce, sale sul palco per un’introduzione da brividi con Acqua e Sapone, accompagnata da un video in bianco e nero. Un inizio di concerto grandioso che subito manda in visibilio il pubblico della Cavea, soprattutto quello femminile che manifesta una forte empatia con la band. Si prosegue quindi con Copriti che fuori piove e Miss nostalgia.

“Roma ha un grande fascino, e per noi in particolare. Perché tutto è nato dalle fondamenta di Castel Sant’Angelo” – dice Curreri, “sì, perché nessuno ci voleva pubblicare… neppure la storica RCA, poi a Roma è avvenuto l’incontro della svolta, quello che ha cambiato il corso delle cose, quello con Carlo Verdone”.

E’ il momento di Grande figlio di puttana, la canzone colonna sonora di Borotalco incisa proprio per la RCA nel 1981 e che anticipa il primo album degli Stadio (Stadio) del 1982. Un momento di “nostalgia”, come lo definisce Curreri, ma non di “malinconia”. “Perché la nostalgia è qualcosa che ti fa guardare avanti…” e nella prosecuzione del concerto arrivano tutte d’un fiato Anna che non si volta, Sorprendimi, Domani, Gioia Infinita e I nostri anni.

Tutto si sospende, anche il fiato quando Gaetano Curreri introduce la prossima canzone dedicata a Marco Pantani (E mi alzo sui pedali). “C’è stato un grande campione, il più grande di tutti… che viene dalla nostra terra. Era un uomo vero, non era un ruffiano e non era un paraculo… era un uomo onesto che vinceva grazie al proprio talento.” Un’emozione attraversa il parterre, il ricordo del pirata è un tuffo al cuore… quindi si prosegue verso un frammento di concerto più rock con Tutti contro tutti, splendida ballad interpretata dalla band con un’incursione virtuale di Vasco Rossi, il tutto impreziosito dalla chitarra di Andrea Fornili che a più riprese durante il concerto avrà modo di dare sfogo a strepitosi virtuosismi, molto apprezzati dai fan.

La storia degli Stadio è davvero immensa e costellata di successi… Come dice Curreri: “fonte di grande ispirazione sono state le donne. Le donne che io e Vasco abbiamo sempre amato.”

Sul palco sale Carlotta Cortesi, corista del gruppo a cui sono affidate le interpretazioni di: E dimmi che non vuoi morire (Patty Pravo), Prima di partire per un lungo viaggio (Irene Grandi) e Vuoto a perdere (Noemi). Quindi ci si cala in un’istante unplugged – voce e chitarra – con Swatch, e si riparte di gran lena con brani intramontabili quali: Canzoni alla radio, Ballando al buio, Lo zaino, Equilibrio instabile, Le mie poesie per te, Disperato bisogno d’amore, Grande figlio di puttana, La faccia delle donne, Stabiliamo un contatto.

“Ci pensate? Abbiamo impiegato più di trent’anni per vincere Sanremo. Ma vincere a tarda età ha un sapore particolare, che non puoi dimenticare…”. Sono le battute finali del concerto, scandite proprio da Un giorno mi dirai, la canzone che ha trionfato all’ultima kermesse sanremese. La performance sembra essere terminata, ma qualcosa ancora manca all’appello… un ricordo… una dedica particolare, quella più importante… quella a Lucio Dalla.

Richiamati sul palco per il bis, gli Stadio interpretano una bellissima La sera dei miracoli, con alle tastiere lo storico componente Fabio Liberatori, e Bella più che mai. Quindi Curreri, invita tutto il pubblico a non avere paura: “non dobbiamo avere paura, la paura è una cosa alla quale vogliono costringerci per farci vivere nel terrore. I nostri padri si sono ribellati al terrore e hanno combattuto contro la paura – contro il nazismo ad esempio – per donarci la libertà e la democrazia. Vi invito a riflettere con questa canzone scritta da Roberto Roversi”…

E’ la conclusione del concerto sulle note di Chiedi chi erano i Beatles, un successo senza età che tutto il pubblico intona a gran voce prima di catapultarsi sottopalco per l’ovazione finale ed il tributo ad una band che ha segnato la storia, e gli anni più belli del nostro paese… Anni che riviviamo in una bellissima serata come questa con “nostalgia” e non con “malinconia”, seguendo lo spirito dettato da Curreri.

Un tuffo nel passato per guardare al futuro con speranza… grazie agli intramontabili Stadio.

Stefano Campa

Autore

Stefano Campa

Stefano Campa

Grafico, esperto di comunicazione e scrittore. Negli anni '90 ha alternato la passione per l’arte e la letteratura prendendo parte a numerose attività culturali. Nel 1991 ha pubblicato il suo primo libro di poesie in collaborazione con altri scrittori e nel 1994 è stato inserito nell’Italian Modern Art Yearbook. Tra il 1995 ed il 2000 ha impartito lezioni di disegno e teoria della comunicazione in un liceo della Capitale e ha lavorato presso diversi studi di arte contemporanea, graphic design e pubblicità. Nel 2001 ha creato la propria agenzia di Comunicazione e Web e dal 2002 al 2010 è stato impiegato come Web Manager & Communication Officer presso un'Organizzazione Umanitaria Internazionale, con sede in Svizzera. Attualmente è editore di alcune realtà online.