Literary Prescriptions

La principessa sposa: scherma, lotta, vero amore e avventure

Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo che gli aveva spalancato orizzonti impensati e rivelato uno strumento strepitoso per la sua crescita: la lettura

Titolo: La principessa sposa (The princess bride)
Autore: William Goldman
Anno: 1973
Edizione: Marcos y Marcos
Traduzione di: Massimiliana Brioschi

Il principe si diresse verso Westley. “Ti ama” urlò. “Ti ama sempre e tu la ami, e allora pensaci… e pensa anche a questo: in questo mondo avreste potuto essere felici, veramente felici. Nemmeno una coppia per secolo ha questa opportunità, nemmeno una, alla faccia di quello che dicono i libri, ma voi avreste potuto esserlo, e allora nessuno mai patirà una perdita enorme come la tua”

Pubblicato per la prima volta nel 1973, “La principessa sposa è forse più noto per l’omonimo adattamento cinematografico del 1987 (nella versione italiana “La storia fantastica“) sceneggiato dallo stesso William Goldman e diretto da Rob Rainer, nel quale tra gli interpreti figurano Robin Wright (per la prima volta sullo schermo) e un inedito Peter Falk (Il Tenente Colombo, per intenderci).  Oltre a vantare ottimi e validi attori, come ad esempio Cary Elwes e Billy Crystal, il film si fa forte anche della colonna sonora composta da un Big della musica internazionale: Mark Knopfler. Una delle canzoni, “Storybook Story“, scritta e cantata da Willy DeVille e suonata da Knopfler, ricevette la candidatura all’Oscar come Migliore Canzone.

Goldman è famoso anche per aver pubblicato cinque romanzi e tre opere teatrali per Broadway, oltre che per aver vinto due Accademy Awards, uno per aver scritto la sceneggiatura di “Butch Cassidy & the Sundance Kid  e l’altro per l’adattamento cinematografico di “All the President’s Men” (non certo due film da poco)Dunque uno sceneggiatore, più che un romanziere. Citando Alessandro Baricco, proprio su Goldman dice: “ In genere gli sceneggiatori, per ragioni misteriose, non scrivono bei libri. Ed ecco qua, subito, una clamorosa eccezione.”  E quindi eccoci qui a prescrivervelo.

The princess bride è una favola ironica in cui una serie di stereotipi enfatizzano e deridono la classica struttura narrativa e i personaggi delle fiabe dei Fratelli Grimm, in cui si avvicendano amore, vita e morte ma con un tocco di ironia e ritmo incalzante. Caratterizzato dall’obbligatorio principe aitante e dalla bella principessa, il romanzo di Goldman riesce comunque ad allontanarsi dallo standard fiabesco, regalando al lettore qualcosa di più di una semplice favola. Nella prefazione all’edizione del 2007 di Marcos y Marcos a cura di Cristiano Cavina (scrittore anche lui, per chi non lo sapesse), viene spiegato come nel romanzo sia presente il condimento che è alla base dell’amore per i libri che ogni appassionato coltiva e può capire: “La principessa sposa restituisce l’incanto dei primi libri che leggi da ragazzino, quando ancora hai letto poche opere e l’effetto è quello che durante la lettura diventi uno dei ragazzi della Via Paal, o che quando il personaggio muore, anche tu ti senti morire. Cosa si può volere di più da un libro a dieci anni? (ma anche a trenta…)

Goldman ha la risposta.

“Scherma, lotta, tortura, veleno, vero amore, odio, vendetta, giganti, cacciatori, uomini malvagi, uomini buoni, belle dame, serpenti, ragni, dolore, morte, uomini coraggiosi, uomini codardi, inseguimenti, fughe, menzogne, passione, miracoli.”

Posso garantire che queste cose ci sono tutte, la lettura non delude neanche un punto e viene condita anche con qualche colpo di scena.

Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo che gli aveva spalancato orizzonti impensati e rivelato uno strumento strepitoso per la sua crescita: la lettura. Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Ma più di ogni cosa vorrebbe condividere qualcosa con quel bambino, grasso, noioso e perennemente incollato ai videogiochi che sembra non sapere cosa sia la fantasia e quale sia il suo incredibile potere. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre. Decide quindi di riscriverlo. William Goldman sostiene di aver abbreviato il testo originale, scritto da un certo Morgenstern, prolissa super star letteraria florinese, anch’esso personaggio della fertile immaginazione dello scrittore,  estraendo solo le “parti buone“.

Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C’è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi ci sono un rapimento, un lungo inseguimento e molte sfide: il ritmo cresce, l’atmosfera si arroventa. Brillanti interventi “fuori campo” dell’autore donano momenti esilaranti, suspense e spiegazioni dovute al lettore. I dialoghi, perfetti fanno salire il lettore di livello portandolo lontano tra duelli e inseguimenti, in ambientazioni suggestive come la Palude di Fuoco, il Dirupo della Follia e lo Zoo della Morte. Vi  innamorerete dell’incanto dei personaggi, dalla bellissima e ottusa Buttercup, all’intrepido Westley che da semplice garzone si trasformerà nell’uomo in nero: il temibile Pirata Roberts, il  più eroico tra gli eroi. Adorerete Inigo, il più abile spadaccino del mondo affamato di vendetta e la sua epica frase preludio di vendetta: “Hola, il mio nome è Inigo Montoya. Tu hai ucciso mio padre, preparati a morire”. Vi  affezionerete a Fezzik, il gigante buono dipendente dalle rime e impossibilitato dall’usare la sua smisurata forza, perché totalmente incapace di prendere una decisione da solo. Odierete a morte, infine, il perfido Principe Humperdinck  e il suo tirapiedi, il Conte Rugen.

Fidatevi quando vi dico che un libro così non l’avete mai letto, o forse si, ma non ve lo ricordate. Questa è narrativa per ragazzi che può trasformarsi  in piacere per adulti,  senza sentirsi fuori posto tenendo questo libro in mano, Goldman con cinica ironia diverte e insegna fino all’ultima pagina.

La vita non è giusta. E’ solo più decente della morte, tutto qui”.

Francesca Romana Piccioni

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Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.