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La classe di Irene Grandi

Un concerto lineare e perfetto…

Il teatro è una scelta che ben si adatta alla maturità artistica di Irene Grandi. La ragazza dagli occhi azzurri è cresciuta, ora è una donna (sempre bellissima e dal fascino immutabile)… un’artista la cui voce roca e calda trova sul palco dell’Auditorium un luogo intimo e raffinato in grado di esaltarne sensualità ed espressività.

Lo spettacolo è ben costruito, scorre armonioso in un’alternanza di nuove composizioni e vecchi successi, una scelta calibrata in grado di coinvolgere il pubblico lungo il filo dei ricordi; dagli anni ’90, quando Irene esplodeva di energia attraverso la radio fino alle atmosfere più marcatamente soft-melodiche che caratterizzano la produzione più recente.

Un concerto tendenzialmente pop: accordi acustici… evanescenze… destreggiate con grande mestiere e padronanza scenica da parte di Irene. Quindi un accostamento di fiati e contrabasso in grado di creare sospensioni più profonde ed intime… che trovano il culmine in due brani, Se perdo te (cover di Patti Pravo) e Un vento senza nome (ultimo successo Sanremese). Due brani intensi che vanno a concludere una prima parte di concerto composta e lineare. Un vento senza nome, in particolare segna il momento più alto ed emozionante dell’intera serata, con i fan che scandiscono sottovoce ogni singola parola all’unisono con la cantante.

Una breve pausa e si torna in scena con i Pastis, un intermezzo di video-arte che fa da preludio ad una seconda parte di spettacolo più rockeggiante.

Il pubblico non perde una battuta, e la voce di Irene Grandi sale in un crescendo che sciolina tra un successo e l’altro. La sala gremita – in massima parte da suoi fan – non pretende che questo: ripercorrere la storia… snocciolare parola dopa parola tutti quei vecchi successi rievocati a memoria come in un rosario: La cometa di Halley, Prima di partire per un lungo viaggio, Bruci la città, Lasciala andare

Sul palco con la performer toscana: Saverio Lanza al piano e chitarra, Massimiliano Frigniani alle chitarre, Fabrizio Morganti alla batteria, Piero Spitilli al basso, Simone Pederzoli al trombone ed Enrico Pasini alla tromba.

Tutto secondo copione… tutto perfetto… Perché a Irene Grandi basta un semplice sorriso per accendere la serata…

Stefano Campa | Foto: Giusy Chiumenti

Autore

Stefano Campa

Stefano Campa

Grafico, esperto di comunicazione e scrittore. Negli anni ’90 ha alternato la passione per l’arte e la letteratura prendendo parte a numerose attività culturali. Nel 1991 ha pubblicato il suo primo libro di poesie in collaborazione con altri scrittori e nel 1994 è stato inserito nell’Italian Modern Art Yearbook. Tra il 1995 ed il 2000 ha impartito lezioni di disegno e teoria della comunicazione in un liceo della Capitale e ha lavorato presso diversi studi di arte contemporanea, graphic design e pubblicità. Nel 2001 ha creato la propria agenzia di Comunicazione e Web e dal 2002 al 2010 è stato impiegato come Web Manager & Communication Officer presso un’Organizzazione Umanitaria Internazionale, con sede in Svizzera. Attualmente è editore di alcune realtà online.