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Jack Savoretti: L’Auditorium – Parco della Musica ha ospitato un altro meraviglioso concerto

Sold out per la Sala Petrassi

Per chi non lo conoscesse, Savoretti è un cantautore britannico che sta avendo crescente successo in tutta Europa.

Il cognome però, vi aiuta a scoprire le sue vere origini: tenetelo d’occhio perché Savoretti è un talento per metà nostrano.

Sì, perché quando le cose vengono bene la voglia di sentirsene parte si palesa subito e visto che è una bella rappresentazione del nostro patrimonio genetico, ringraziamo il papà genovese di Jack per permetterci di dire che lui, è pure un po’ nostro.

Savoretti ha tutto l’aspetto del tipico bravo ragazzo, ed è la chiara rappresentazione di quella che io chiamo la “sindrome di Paolo Nutini” (si fa per ridere), ossia un visetto angelico da cui non ci aspetterebbe mai una voce dannata, graffiata e potente.

E allora Savoretti senza bisogno di inventarsi chissà quale personaggio, con la sua disarmante semplicità, tira fuori la voce e mette il pubblico in ginocchio.

E’ entrato in sala in punta di piedi, abituato di più a concerti nel Nord Italia, quasi incredulo che anche a Roma, così tanta gente fosse pronta ad acclamarlo in platea e in galleria.

E’ un ragazzo che trasuda umiltà da tutti i pori, che tracanna birra coi suoi amici musicisti tra una canzone e l’altra e che non perde l’occasione di prendere in giro il pubblico per il caos che regna sovrano a Roma: fiumi di macchine, parcheggi in sosta selvaggia che lo divertono ma lo fanno sentire anche un po’ libero. Insomma un modo per mettere i riflettori su questa innata attitudine italiana di saper violare le regole che in fondo sente anche un po’ sua… e che se venisse usata nel modo giusto sarebbe una risorsa, non una condanna.

Il suo è un rock tendenzialmente malinconico, ma poi sorride sempre.

Ha il fascino tipico delle persone serene, che sono al posto giusto al momento giusto, che si sono guadagnate quello che hanno non senza difficoltà ma sono fiere di aver faticato e di faticare ancora con gratitudine.

Savoretti apre il concerto con “Written in scars” , un testo forte ed importante, ispirato dalla guerra in medio oriente e alla Primavera Araba.

E’ il singolo omonimo dell’album uscito il 24 Febbraio 2015.

Prosegue con la prima traccia dell’album “Back to me” un titolo che è tutto un programma, di quelle che ti fanno torcere le viscere per quelle vane speranze che esista la possibilità che si possano rimettere insieme i cocci di un vaso rotto.

Dalla prima traccia si passa all’ultima “Fight ‘till the end” e il tema della prima è in questa anche rafforzato, un inno a non arrendersi di fronte alle difficoltà che la vita mette davanti, ma combattere “fino alla fine” senza tirarsi indietro mai.

Fa una pausa birra, un sospiro e passa a “Breaking the rules”sì quelle stesse regole che noi italiani sappiamo infrangere bene.

Con “Broken glass” invece, arriva forse la consapevolezza che i vetri rotti non erano destinati a rimanere integri.

“Home” invece è una canzone a cui tiene molto e che ha dedicato a Genova e al Genoa sua squadra del cuore. Savoretti è cresciuto a Londra e ha studiato in una scuola Americana in Svizzera, da cui deriva il suo particolare accento, ma è molto legato alle sue origini italiane.

Così tra una canzone e l’altra Savoretti decide di inserire anche una cover speciale:

“Ancora tu” di Lucio Battisti in una chiave davvero personale e credibile. Il pubblico ormai in piedi e sotto il palco fa sentire il proprio apprezzamento.

Sul palco con lui interviene Violetta Zironi un’artista che avevamo visto due anni fa sul palco di X factor nella squadra di Mika, e di cui Savoretti si è talmente innamorato da volerla sponsorizzare portandola in tour con sé. Davvero bravissima.

E’ la volta di “Tie me down”e Savoretti ci fa ridere riportandoci la domanda di una giornalista che ammiccando, gli ha chiesto se questa canzone con una richiesta di “essere legato” così esplicita nel titolo, fosse ispirata da “50 sfumature di Grigio” , lui ha risposto “FUCK… no”. Si fa una bella risata e poi con naturalezza ancora una volta, ci spettina.

Savoretti ci parla dell’Amore in tutte le sue sfaccettature. In “The other side of love” punta i riflettori su quanto l’Amore possa essere doloroso. Il riferimento è sia a una possibile storia d’Amore malsana o violenta, sia al dolore che il pregiudizio verso la differenza razziale, culturale o di orientamento sessuale provoca.

Continua il momento dei tributi e questa volta Savoretti ci fa ascoltare una cover per lui molto speciale “Nobody ‘cept you” di Bob Dylan, una canzone che lo ha illuminato, che gli ha fatto tirare fuori gli attributi per andarsi a prendere l’unica cosa (ma noi capiamo bene che si riferisce ad una persona) che in mezzo a tutto il caos era in grado di provocargli emozioni vere.

Qualche altra nota e gli artisti escono. Il pubblico non si fa attendere molto per chiedere il bis.

Savoretti riparte con la malinconica e anche meravigliosa “Changes” per poi continuare tra note più allegre e i saluti calorosi da tutta la sala.

Una serata in compagnia di un artista a cui non è difficile pronosticare tutto il successo che merita.

Marta Croce | Foto: Roberta Virgilio

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Qube Music

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