Recensioni SONYCA

Ira Green, “Re(be)ligion: il grunge al femminile

Re(be)ligion è un viaggio nella personalità della cantante, un rollercoaster di grinta e voglia di comunicare col mondo, che getta le basi per il grunge al femminile nostrano

Normalmente approcciarsi a “giudicare” e recensire il lavoro artistico di un emergente è sempre un momento particolare per chi si occupa di musica. La società odierna è maggiormente orientata verso fenomeni mainstream, soprattutto quando il lavoro proviene da chi è appena uscito da un talent show, come del resto oggi avviene sovente. Le grandi case discografiche lo sanno bene, per questo spingono artisti relegandoli a fenomeni commerciali, con buona pace della stampa di parte, senza che questi possano intervenire attraverso un personale contributo.

Ciò premesso, è quasi obbligatorio ammettere che passare per un talent e sfornare un album dai contenuti e le sonorità forti come il rock/metal, per lo più al femminile, sia un’autentica scommessa. Due sono i fattori che remano a sfavore: in primo luogo il nostro Paese ha una cultura musicale, per generi costruiti come il metal, esigua se non nulla in quanto stile relegato a sottocultura di stampo negativo. In secondo luogo, esiste un profondo pregiudizio nei confronti delle donne rocker. Basti pensare alla maggioranza delle interpreti femminili nostrane, più orientate verso stili leggeri(ssimi) e melodici, sempre più spesso copia di se stesse.

Eppure, in questo scenario poco fertile, una voce si è alzata e carica di energia. Ira Green è reduce dell’ultima edizione di The Voice of Italy, ha conquistato Piero Pelù durante le blind auditions, e ha portato sul palco di Rai2 canzoni che hanno da subito evidenziato di che pasta è fatta. Look e attitudine non lasciano dubbi, è una rocker, ma è solo quando inizia a cantare che il suo potenziale si esplica al meglio.

Ira, al secolo Arianna, è indubbiamente l’unico esempio di grunge italiano al femminile, e l’unico che vale la pena esportare all’estero. Vincitrice morale del talent, ha saputo imporsi sulla scena e guadagnare una cospicua fetta di pubblico, probabilmente risvegliatosi in seguito alla scossa data da cotanta novità.

Un’attenzione che le ha permesso di portare avanti un progetto di tutto rispetto. RE(be)LIGION è il primo album dell’artista, intriso di sonorità tipicamente grunge e ispirate ai grandi del rock internazionale, un viaggio alla scoperta della personalità, del pensiero, e delle esperienze di vita della cantante, accompagnato da un sound da cui, in maniera cristallina, traspare una molteplicità di sensazioni.

You’ve Got The Sun” è la prima traccia, fatta di suoni secchi e cupi a tratti dove è preponderante il dolore provato in seguito all’esperienza di vittima di bullismo, sonorità che si fanno più melodiche in “Hello Good Day” dove è tangibile la sensazione di benessere che si prova in un giorno “perfetto” privo di incursioni negative. Si torna invece a toni più carichi in “Gravity Soldier“, degni del metal appartenente alla vecchia scuola, con la denuncia verso il concetto di essere troppo materiali a questo mondo. “I’m Wrong” è il singolo di debutto di Ira, forse il brano più adulto di tutto l’album in cui osa maggiormente con il grunge e riff di chitarra decisi, e dove descrive la sensazione di sentirsi sbagliati, spronando comunque a vivere senza uno schema ma seguendo il proprio istinto nella vita. L’energia lascia il posto a sonorità completamente diverse con “Love Can Stop The Rain” dove il sound si discosta notevolmente dai brani precedenti, è una ballad in cui la voce narra, racconta con espressività disarmante il timore del pregiudizio, per poi finalmente esplodere con un urlo liberatorio dopo tanto compatimento.

Ma è in “I’m Still Calling You” che si scorge emozione e dolcezza e dove le note raccontano del forte legame di Ira con la madre, e dell’amore che i genitori le hanno infuso permettendole di compiere le sue scelte. La calma apparente prima di venir colti da uno sfogo redentore permea “You Can’t Control Me, dove è forte la volontà di non piegarsi e sottomettersi alla volontà altrui, ma presto i toni di sfida lasciano posto ad atmosfere vagamente oniriche che richiamano la notte e il senso di perdizione che accompagna l’uomo nei momenti più bui come la morte, “Fall Asleep” è dunque un invito a riflettere prima che sia troppo tardi. “Re(be)ligion” è una scarica di energia, una batteria serrata che rompe gli schemi in una società sempre più dilaniata dal divario universale e dal sentimento di allontanamento, e di nuovo siamo immersi in risonanze più miti che esulano dalle tinte risolute in “Light From Your Eyes“, il brano rispetta la struttura di una classica ballad dove l’amore, come sentimento prioritario, è in grado di andare contro ogni ostacolo. “Music’s Tramp” conclude l’album, versione inglese di “Mondo Senza Regole“, il cerchio si chiude, le emozioni sono state raccontate, si interrompe un percorso fatto di stati d’animo forti e ben definiti in cui Ira, con prepotenza, definisce il suo rapporto con la musica e lancia un messaggio di ricerca di comunicazione con l’ascoltatore e il mondo.

Ira Green esce a testa alta da questa prima prova che l’ha portata ad imporsi con tenacia e senza paura, nonostante a tratti possa risultare un po’ acerbo per gli estimatori del genere, l’album ha le carte in regola per predominare sul panorama rock/metal nostrano riportando in auge uno stile spesso relegato a fenomeno di nicchia. Il rock in Italia non è morto, attende solamente chi con coraggio e ribellione voglia accogliere la sfida di farlo vivere di nuovo.

Sabrina Spagnoli

Autore

Sabrina Spagnoli

Sabrina Spagnoli