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Ira Green: l’ultima tappa del Re(be)ligion Tour a Locanda Blues. L’intervista

Sabato sera Locanda Blues ha accolto l’ultima tappa del “Re(be)ligion” tour di Ira Green, la rocker che a The Voice si è maggiormente distinta, fra i candidati al titolo, per lo stile musicale proposto ma, soprattutto, per la potente voce che la caratterizza

Sabato sera Locanda Blues ha accolto l’ultima tappa del “Re(be)ligion” tour di Ira Green, la rocker che a The Voice si è maggiormente distinta, fra i candidati al titolo, per lo stile musicale proposto ma, soprattutto, per la potente voce che la caratterizza.

Locale pieno, molti accorsi appositamente per vederla dal vivo, altri per curiosità, altri ancora capitati per caso. Ma da quando sale sul palco è energia allo stato puro. Ira vanta una voce possente che dall’inizio alla fine non risente della stanchezza e non si incrina per la fatica. Passa con disinvoltura dal repertorio inedito a quello delle cover, fra queste Nirvana, AC/DC, Prince e Jeff Buckley, riuscendo a coinvolgere con carisma ed emozione il pubblico presente.

Prima del concerto ho avuto modo di fare quattro chiacchere con Ira, che con estrema semplicità e franchezza disarmante, ha espresso i suoi pensieri sull’esperienza di The Voice, il disco appena uscito, e la musica nel nostro Paese.

Chi è Arianna e chi è Ira Green? Come sono stati gli inizi e come sei arrivata alla decisione di proporti a The Voice?

Io sono la stessa persona, entrambe fanno parte della stessa persona, sono i lati negativi e accettati. Perciò non faccio differenza tra Arianna e Ira Green.

Sai, molto spesso ci sono artisti a cui piace immergersi in un altro personaggio..

Si, si creano un alter ego, ma io sono così perchè l’esperienza mi ha portato ad essere così, ma non mostro al pubblico una parte che magari non ho in privato. Sono così come mi si vede, magari sul palco sono un po’ più agitata, ma è normale essere nervosi. La scelta di The Voice è stato un caso, io ho fatto molti provini, sentendomi dire molte volte “tu non sei adatta alla televisione”, ma non ho mai capito perchè. E a uno dei provini chiesi a Marco [bassista della band]: “Secondo te ci devo andare?”, e lui mi disse di si. Mi fecero fare i provini e magicamente mi chiamarono. Non ho mai pensato che mi potesse portare chissà cosa, però capisci è una vetrina nazionale! Per quanto qualcuno possa criticare la mia scelta, tutti quanti vorrebbero fare la stessa cosa. Perchè è divertente, conosci comunque delle persone che non conosceresti nella realtà di tutti i giorni. Se vogliamo fare una differenza non ci sono problemi, sia Arianna che Ira si sono divertite. Sono stata un po’ odiata…però succede, ho un caratteraccio!

Come sai, oggi i talent vengono visti come una sorta di specchietto per le allodole. Promettono un facile successo per poi spesso finire nel dimenticatoio se non si seguono le direttive delle case discografiche. Qual è stata la tua esperienza?

Forse non è proprio corretto, nel senso, tu anche se segui quello che ti dice la casa discografica puoi andare comunque a finire come una meteora. Il problema è che se non hai nulla da dire, la gente se ne accorge e tu sarai sempre una meteora. Se non hai un messaggio da comunicare puoi andare pure da Gesù Cristo in persona a chiedere di farti diventare qualcosa, ma se non ce l’hai di tuo non lo farai. Io sto cercando di scoprirlo in qualche modo, adesso ho fatto un disco dopo un anno e mezzo da The Voice, quindi se sto ancora “in giro” è perchè io ho creato un contatto con le persone che mi stanno seguendo. Il problema nasce quando, come hai detto tu, è un po’ lo specchietto per le allodole, perchè il ragazzino di 15/17 anni ma anche di 20/25 che è stralunato e disincantato si trova in un limbo tutto suo, e purtroppo lì dentro cercano di farti perdere la cognizione della realtà.

Spostano un po’ l’orientamento…

Tu puoi perdere veramente la testa là dentro, e crederti chissà che perchè sui social ti osannano. Onestamente non ho mai pensato di fare una cosa del genere. Non lo faccio realmente con le persone, figuriamoci col mondo virtuale.

Tu hai questa voce molto grunge, ed è abbastanza raro in una donna. Cosa vuol dire essere una rocker con una voce simile in Italia, dove spesso si è un po’ prevenuti nei confronti di una ragazza che si propone con un genere che esula da quelli commerciali?

…e con il cantare in inglese.. È un problema!!

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Spesso c’è anche un pregiudizio in Italia sulla musica rock/metal.

No non è tanto un pregiudizio, il problema principale è il fatto che l’Italia è pigra! Al 95% dei cristiani non gli viene in mente di andare sul sito e vedersi le traduzioni di un testo, te la chiedono. Si disturbano a scriverti chiedendoti: “Che mi passi le traduzioni?”. Ma questo non è un invito a diventare esterofili, io ho avuto la mia esperienza, e ho sempre fatto questo tipo di musica in questa lingua. Perchè la ritengo più melodica, perchè per me il rock è nato così. Si, magari il pregiudizio un po’ ci sta, perchè chi fa rock , per loro non porta niente di buono. Parlano di cattivi esempi, di cose troppo eccessive, e poi in prima serata si vedono culi e tette, quindi ci sono una serie di incongruenze che mi hanno portato a dire: “Faccio come voglio io!” Perchè se un giorno qualcuno deve vedere “Re(be)ligion” su un tavolo o sentirselo in macchina, sente quello che io personalmente ho scritto e non ho fatto scrivere.

Dunque quali sono state, nel concreto, le difficoltà che hai incontrato nel proporre la tua musica, i tuoi testi, e poi per la creazione dell’album?

Il primo problema, parliamoci chiaro, sono i soldi! Perchè anche nella musica ne girano parecchi. A me il disco lo hanno pagato i fan, ho messo il progetto su Musicraiser, a scatola chiusa perchè ovviamente niente si sapeva di quello che io dovevo ancora fare, non lo sapevo io! In meno di un mese hanno donato 5000 euro, il budget lo abbiamo pure superato e sono pure pochi, addirittura, per poter fare un disco. Abbiamo bruciato un anno e tutta l’estate per questo disco, tra pianti e sudore lo abbiamo realizzato, è fatto col sangue e col cuore. Io devo solamente questo ai fan. Detto così sembra sempre una paraculata, invece l’ho dovuto fare veramente così.

 – Beh ma è già un responso di apprezzamento!

Si! Ma perchè tu discografico non ti prendi la briga di dire “Facciamo questo esperimento, magari può funzionare”, no! Perchè partono dal fatto che è Ira Green e non potrà mai funzionare in Italia. Va bene così. Io sto mettendo le fondamenta a qualcosa di, spero, più grande, spero non ci sia mai l’ultimo live, l’ultimo album o l’ultima canzone.

Parliamo ora di “Re(be)ligion”. Si tratta di un album molto individuale, ricco di pensieri e stati d’animo personali. Qual è il messaggio che vuoi inviare?

Comunicare. Perchè io ti dico come sto?! Se vengo da te e ti dico “sto male” è perchè cerco comunicazione, cerco appoggio. Io con l’album ho provato a dire ai fan che io ci sto. Non come confidenze personali, perchè ascoltare tutto sarebbe impossibile, però vedi, c’è una canzone dell’album strappalacrime e loro la sentono, si mettono anche a piangere, è come se lo stessero facendo con me, è la stessa cosa. Sono emozioni che io ho scritto per loro, perchè se dovessi fare le canzoni per me, me ne starei a casa. Me le registro, me le sento e mi dico “quanto sono brava!”. Io lo faccio per loro. È l’unica cosa che so fare nella mia vita!

Senti, quanto ha inciso l’influenza di Piero Pelù nella stesura dell’album?

Piero mi ha dato consigli che io prontamente, come al solito, non ho seguito. Ma io e Piero siamo come cane e gatto, ma comunque ci vogliamo bene. Nel senso, lui comunque ha una visione diversa sulla musica rispetto a me, e avrebbe magari voluto che fosse in italiano [l’album], e magari un po’ più facile d’ascolto. Con questo, non vuol dire sarebbe stato un disco stupido, magari seguendo i suoi consigli sarebbe stato meglio. Non lo posso sapere! Però Piero non mi ha lasciata come un’idiota, a pensare cosa sarebbe successo se…

Possiamo aspettarci una collaborazione futura?

Mah, chi lo sa!? Io non lo posso sapere. Nemmeno me lo domando. Non so nemmeno che faccio domani.

Per la serie, chi vivrà vedrà..

Esatto.

“I’m Wrong” è il singolo di lancio dell’album e in cui parli della sensazione di sentirsi sbagliati. È piuttosto emblematico per lo stile che proponi. Possiamo definirlo un vero e proprio grido contro l’omologazione e le imposizioni della società?

Ti faccio io una domanda a te. Tu, personalmente, di tuo ti senti sbagliata?

Io personalmente no.

Perchè?

Esprimo me stessa, e non voglio essere “catalogata” dal resto del mondo.

E quante persone pensano che tu sbagli esprimendo te stessa?

Beh immagino tante, ma in fondo non mi importa!

Quindi sei sbagliata, ma perchè ti fidi. Perchè ti porti dietro dei ricordi di persone che adesso non vuoi nemmeno più vedere. “Sbagliato” non è una cosa brutta. Personalmente io ho fatto un sacco di scelte sbagliate, specialmente nei rapporti interpersonali, ho avuto persone con cui ho dato l’anima, ma mi hanno sbattuto la porta in faccia, però va bene così. E non ho sbagliato io perchè non sono stata più furba, non mi interessa chi ha sbagliato, di sicuro non ho sbagliato io. Perchè se ero furba non era amicizia, se ero più sveglia significa che io mi dovevo difendere. Doverti difendere da un amico, è un concetto veramente malsano. Quindi questo, per me, è “I’m Wrong”. Voglio fidarmi, voglio sbagliarmi, mi voglio innamorare della persona sbagliata. Non sono importanti queste cose, è importante quello che riuscirai a raccontare quando ti fai vecchio.

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In “You’ve got the sun” hai trattato un tema delicato come il bullismo, e la tua esperienza in prima persona. Qual è il messaggio che vuoi inviare a chi si trova ad affrontare la medesima situazione?

Non posso farmi profeta di qualcuno anche se l’ho vissuto in prima persona, il bullismo è troppo particolare. Non è come quando conosci il ragazzo sbagliato che qualcuno ti dice “guarda, questo non è buono”, non è la stessa cosa. Perchè chi subisce ha due reazioni: o quella di soccombere in cui ti autoconvinci che quello che ti dicono è vero, e quindi ti autodistruggi, o hai la mia reazione..che non so se è peggio o meglio. Perchè io ho incanalato quello che mi è stato fatto per poi fare a loro peggio. Non so se la mia reazione è stata quella giusta, sono diventata quella che loro mi avevano detto, ma in senso sbagliato. Ho cacciato fuori il mio lato peggiore diventando io la bulla , mettendo le mani addosso alle persone, mi sono presa schiaffi almeno tre volte al giorno. Per cosa? Per un’occhiata storta?! Purtroppo, per fortuna, mi è servito perchè ho scoperto un lato di me che non conoscevo e adesso utilizzo nella musica. Adesso ho imparato ad essere ciò che sono per difendere chi amo. Il consiglio più grande è quello di non stare zitti, la prima cosa è parlarne con un genitore, e io non l’ho fatto. Io mi sono dovuta risolvere il problema da sola. Probabilmente mi sarebbero stati d’aiuto i miei genitori, forse no, però io ho provato in qualche modo a combattere, diventando purtroppo da preda a carnefice, però mi è servito anche quel percorso.

Senti, il tuo album esula molto dalla musica che circola maggiormente nel nostro Paese. Da artista che si è imposta come voce fuori dal coro, cosa pensi della musica in Italia e della crisi che sta vivendo, in cui il nuovo fa fatica ad emergere?

Non mi piace! Non mi piace la musica italiana perchè non ci sta proposta, non ci sta niente di nuovo, perchè è ferma agli anni 30 per me! Perchè per fare qualcosa hanno dovuto rispolverare i Pooh!? No! Tanto rispetto per Roby Facchinetti che ho conosciuto, ed è un simpaticone, però no! C’è quel poverino di Renga che ha dovuto fare la carriera solista quando aveva i Timoria, un gruppo con i controco*****i! L’Italia è quella persona che ti fa ragionare “hai casa piccola, prenditi i mobili piccoli”, non ti dice “stai male in questa casa, prenditene una più grande”, questo è il problema in Italia, non si evolve, non fa uscire cose nuove. L’Inghilterra, la Svezia, l’America, la Finlandia, stanno avanti. Il Brasile, stanno già da un’altra parte. Noi stiamo ancora a fare il ritornello melodico, stiamo ancora parlando di amori e cuori spezzati, abbiamo ancora persone che rappano sulla droga…avete rotto il c***o, fumatevi una canna ma non imponetelo agli altri di farlo, perchè se io non ho voglia, non la faccio una cosa. È stata soddisfacente la risposta!?

Si abbastanza! Ed è praticamente la risposta che mi aspettavo!

È stupido perchè il panorama italiano è strano, si lamentano che ci prendono per il c**o al mondo..ma tutto gira intorno ai soldi. Non che non lo sia fuori dall’Italia, lo è, ma sono bravi a mascherarlo. Sono bravi a farti uscire un Bruno Mars, a farti uscire una Lady Gaga, che se senti live pianoforte e voce è comunque un mostro. Sono bravi addirittura nel cinema, hanno attori che sanno ballare, cantare e recitare. Tu metti Belen che per quanto abbia un bel culo e delle belle tette, vuoi cantare , ok, ma dove sta la sostanza in quello che fai?! Lo so fare anche io il selfie in piscina col culo di fuori!

Questa è l’ultima tappa del tour..

Diciamo che per ottobre abbiamo finito…

Quindi ci sono progetti in cantiere….com’è andata, comunque finora?

Bene! Ma sai, non perchè “abbiamo venduto un fottio di roba al merchandising”, non  mi interessa questo. La gente sta rispondendo bene proprio ad ogni pezzo. Lo ascoltano con attenzione, e c’è anche quello che viene e ti dice “fammi vedere se lo fai uguale all’album, se fai qualche sbaglio”. Ma poi quella persona si avvicina a noi, non a me, a noi e dice “complimenti”. Significa che ha apprezzato il lavoro sia a livello professionale, tecnico musicale, che a livello di anima che ci abbiamo messo.

Sabrina Spagnoli | Foto: Giusy Chiumenti

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Sabrina Spagnoli

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