Interviste

Intervista ai TOOT, protagonisti al MUSO Festival

I TOOT sono un progetto musicale nato nel Dicembre del 2011 a Roma i cui membri sono: Flux (production, basso, voce), Luca Stefanini (chitarra, voce), Michele Lunati (production, batteria). I TOOT sono un mix tra due differenti modi di fare musica: quella suonata e quella prodotta. Il loro sound presenta varie contaminazioni: dal funky, al punk rock all’electro, alla techno con un tocco di bass. I TOOT amano esibirsi dal vivo, i loro concerti sono pieni d’energia e positività, quando calcano la scena si impossessano letteralmente del palco, ma vogliono di più, hanno bisogno del contatto col pubblico per dare il meglio nelle loro performance. Dopo la pubblicazione nel 2012 sulla loro pagina SoundCloud dell’EP interamente gratuito “Loading”, hanno pubblicato nel 2013 il loro secondo album, sempre scaricabile gratuitamente, annunciato dal videoclip “You” visibile su YouTube.

Il loro nuovo album “Error404”, promosso dal video “Jungle” pubblicato nel Giugno 2014, è uscito con la Sostanze Records nel Maggio del 2015, album finanziato dalla vittoria del concorso “Fuoriscena” promosso dal Circolo degli Artisti. L’album è stato registrato al Cosecomuni Recording Studio con la partecipazione di Giovanni Ciaffoni (Suntiago), Lord Madness, DjFastCut e Alessandro Sgreccia (Velvet) e con  le foto di  Stefano D’Offizi. I TOOT hanno aperto vari concerti di band e artisti famosi tra i quali ricordiamo i  Bud Spencer Blues Explosion, Boys Noize, Kap Bambino, Bonaparte, The Zen Circus, Sud Sound System, Delta Heavy, Piotta, Colle Der Fomento, Muro del Canto, The Cyborg e Velvet.

Recentemente si sono esibiti al Muso Festival di Oriolo Romano (VT) nella cornice di Palazzo Altieri e dei giardini della villa, regalandoci un concerto energetico alla “taurina”, nonostante l’orario d’inizio sia stato un po’ allungato rispetto alla scaletta. La sottoscritta ha apprezzato, oltre alla presenza scenica e al coinvolgimento della band,  anche la partecipazione del  pubblico, che malgrado non fosse numeroso, sono sicura abbia dato la giusta gratificazione al gruppo. In mezzo ai balli quasi da rave, mi ha colpito il commento (urlato) di un ragazzo, che forse non aveva mai sentito il sound dei TOOT: “Questi so’ proprio grezzi! Me piacciono ‘na cifra!” Stupendo! Il bello dei live così è il delirio, la sincera manifestazione di apprezzamento.

Ma prima di tutto ciò ho avuto il piacere di intervistare questi ragazzi a dir poco promettenti.

– Iniziamo dal nome della vostra band – TOOT – parola che in inglese ha parecchi significati: da “suono molto forte” a “scoreggia” a “buco sul lato di un bong” (secondo Urban Dictionary). Voi quale significato le date?

Flux: Abbiamo questo nome proprio perché ogni giorno esce un significato diverso, in più è ottima per farci dei giochi di parole. Per quanto riguarda la traduzione è bello poter imparare ogni tanto una cosa nuova, questa del bong ci mancava! (ridono)

Michele: Comunque da un punto di vista più canonico TOOT è il suono onomatopeico del treno.

– Per quanto riguarda il genere che suonate e la formazione della band, come siete approdati a questo progetto?

Flux: Eh! Bella domanda… perché alla fine suonare è la cosa che amiamo di più fare nella vita. Anche più dei bisogni primari come mangiare, anche se mentre suoni spesso può venirti fame. (ridono ancora) Loro già esistevano, e con altre persone già avevano formato i TOOT.

Michele: Eravamo già noti…

Flux: E poi sono entrato io e hanno voluto cambiare le cose, perché prima di me facevano tutt’altro genere, suonavano un indie rock contaminato va vari generi. E ora il progetto si sta ulteriormente evolvendo.

– Ogni grande artista è contemporaneamente originalità e ispirazione, voi da chi prendete spunto? A chi vi ispirate?

Michele: Red Hot Chili Peppers, Limp Bizkit.

Luca: sicuramente la scena anni ’90.

Flux: Se posso, ispirati nel vero senso della parola, a pochi. Nel senso che direttamente a pochi gruppi, ma come background musicale nostro personale è chiaramente il più disparato.

Michele: Nel senso che non troviamo qualcosa o qualcuno da cui prendere spunto e vedere cosa fare…

Flux: diciamo che è un’ispirazione indiretta.

Luca: Comunque dentro abbiamo i Prodigy, i RHCP, i Rage Against The Machine… volendo ci sentiamo pure la techno…

Flux: Anche i Nirvana! Io da ragazzino li adoravo i Nirvana.

Luca: Tutto.

Flux: Poi l’elettronica è un altro mondo infinito e che chiaramente noi seguiamo, tra i tanti Aphex Twin è uno tra i migliori in assoluto.

– Parlateci del vostro album “ERROR404”.

Flux: Già il nome è tutto un programma, si chiama così perché nella realizzazione e nella produzione, insomma poco prima di registrare, eravamo tutt’altro. C’era un cantante e i brani erano molto diversi, improntati in maniera completamente diversa. Quindi se ne è andato il cantante, che era comunque una figura importante e centrale nel progetto, e quindi siamo rimasti spiazzati. Da quel punto è nato qualcosa di diverso, noi siamo cresciuti musicalmente.

Michele: Abbiamo dovuto risolvere le prime necessità, che poi è il modo migliore di approcciare un problema, il modo migliore per affrontarlo.

Flux: Quindi “ERROR404” deriva proprio dal fatto che c’è stato uno sconvolgimento generale. E’ come quando cerchi un sito importante e non lo trovi, ma ti appare ERROR 404! Dunque abbiamo comunque fatto l’album, nel quale c’è comunque un filo conduttore, la nostra musica ha proprio lo stampo TOOT. Anche se poi è un disco molto a tracce e con collaborazioni.

– Il vostro ultimo video ufficiale “IF OR NOT” viene pubblicizzato come ottima dimostrazione di cosa ci si perde a non venire ai vostri live. Il pubblico si diverte parecchio quindi, e voi? Vi divertite sul palco?

Flux: La gente deve venire ai nostri live, noi ci divertiamo un sacco. Il live è l’apice di tutto ciò che facciamo, almeno per me è la massima espressione di quello che faccio, sia dal punto di vista emotivo che fisico. Invece loro si rompono un po’ le scatole, stasera li vedrai… (ride)

Luca: Ma non è vero!

Secondo voi quale album musicale non deve mai mancare in una casa “rispettabile”?

Michele: Io non ho dubbi, per me è Songs for the Deaf dei Queens Of The Stone Age. Per me se non ce l’hai non sei nessuno! Da quando è uscito quel CD ad oggi non l’ho mai tolto dal lettore Mp3, mai!Lo ascolto tutti i giorni, sempre. E poi ovviamente mi ha anche formato come batterista, alla fine suonavo solo quelle.

Luca: Anche io non ho dubbi!

Flux: E’ una domanda un sacco impegnativa però…

Luca: Per me Blood Sugar Sex Magik dei RHCP.

Michele: Per me questo era il secondo.

Flux: Io non ti dico quale album non deve mancare in casa, io ti dico un disco che per me è collegato a delle emozioni ed è Kid A dei Radiohead.

– Senza falsa modestia e penso al vostro pezzo “Diz Iz why I’m hot”, cosa vi permette di essere unici e di distinguervi da chiunque altro faccia electro rock?

Flux: Perché abbiamo uno stile completamente nostro.

Luca: Ovvio che capita di sentire anche altri gruppi, più o meno famosi, per cercare anche di captare qualcosa, ma non c’è nessuno come noi.

Flux: Che fa electro rock così, come noi, nessuno. Non ne abbiamo trovati. E’ chiaro che in futuro probabile che faremo anche cose diverse, che evolveremo. Per ora non possiamo sapere come andrà la faccenda.

– Con chi vi piacerebbe poter comporre qualcosa? Viaggiate pure con la fantasia se volete.

Luca: Con Dave Grohl!!! Questa è una domanda scontata però!! (ridono tutti)

Flux: Forse Beethoven…

– Domanda di rito: prescrivete un libro o un fumetto ai lettori di “Literary Prescriptions”.

Michele: I libri di Ingegneria non valgono?!

Luca: Neanche di Meccanica Quantistica?!

Michele: Allora Cavie di Chuck Palahniuk.

Flux: Allora anche Fight Club! E come fumetto Pikappa.

Ovviamente ringrazio i TOOT per l’intervista e per un concerto adrenalinico, grazie al quale posso confermare che sì, ai loro live ci si diverte un sacco perché spaccano.

Francesca Romana Piccioni | Foto di Copertina: Stefano D’Offizi

Autore

Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.