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Intervista ai Tiromancino per il nuovo album: “Nel respiro del mondo”

Intervista alla band romana dei Tiromancino, in occasione dell’uscita del loro nuovo album l’8 aprile: Nel Respiro Del Mondo. Federico Zampaglione si racconta a Qube Music

I Tiromancino, fondati da Federico Zampaglione, ritornano con un disco che è un distillato di un attenta ricerca di sonorità non convenzionali, la canzone diviene essenziale nelle parole del cantautore, puro il suo messaggio, potrebbe anche risultare fin troppo semplice; ma si sente il sound definito, una fusione di elettronica che sposa il più classico metodo di comporre musica iniziando dallo studio delle parole con la chitarra e solo dopo inizia lo studio su accompagnamenti ed armonie da trovare per impreziosire un messaggio su ciò che va ricercato senza frenesia.

Federico Zampaglione ritorna per raccontare l’amore, riveste il cuore di armonie, con la speranza rivolta sempre in avanti, descrive il mare, sono ricordi lontani, di un tempo vissuto insieme al padre Domenico, hanno continuato a cercare le parole più suggestive per descrivere emozioni e scenari, la felicità per Hugo era un vecchio fondale dipinto da una sola parte; Federico descrive il linguaggio segreto dei pesci, perché spesso questi luoghi rimangono in ombra, è una novità musicale destinata a grande successo, perché quando la vita ci incalza l’amore diviene l’onda più alta fra le onde; i pesci nel silenzio raccontano la vita che rinasce.

“Piccoli miracoli” è il singolo che ha anticipato il loro nuovo progetto discografico, già divenuto un successo radiofonico, è stato scelto dal regista Luca Lucini come soundtrack del suo nuovo film “Nemiche per la pelle” con Margherita Buy e Claudia Gerini. Federico Zampaglione conosce il linguaggio cinematografico, riesce a scrivere sceneggiature e comporre musica che accompagna le storie di ognuno di noi. Un invito il suo a prendere un po’ di respiro, liberarsi da ansie e preoccupazioni. È una canzone contemporanea, tra onde di certezza di questa vita, consapevole, che tutto è mobile, passeggero.

“Ora no non correre…
Perché non puoi prevedere se…
Andremo avanti così”

Vale il messaggio di Battisti, nel mio silenzio anche un sorriso può fare rumore, Federico Zampaglione riesce a reinventare se stesso realizzando un disco che merita di entrare più che nelle classifiche, nella mente della gente che con velata malinconica ricerca quel sentimento primordiale e sale su l’ultima scialuppa per tentare di attraversare il mare aperto; quando non sai più cosa fare puoi cantare, tu sarai uno in più, con noi a respirare.

“Almeno tu lo sai che mi cammini accanto
in ogni mio momento
anche se sono stanco mi sostieni piano
cerco nel vento la tua mano
tra di noi non ci sono più ingannevoli parole
ma il mormorio degli anni,
un mare di ricordi che al correre del tempo,
c’è l’idea che questo sia per sempre..”
(Tra di noi – Traccia numero 2)

– Esaminando il flusso dei tuoi pensieri, emerge una parte interiore sempre molto sensibile e consapevole dell’importanza dei ricordi, come collante di un mosaico di emozioni che con il tempo diventa importante ed autentica. Nella frenesia del nostro vivere la quotidianità, quale messaggio in musica vuoi lasciare nella mente di chi ti ascolta ? Quale ricordo è stato fonte di ispirazione?

Sicuramente il mare. Non sono un appassionato della montagna, in vacanza andavo sempre al mare, diserto volentieri ogni settimana bianca. Al mare ci passavo tre mesi e mezzo l’anno, andavo quando non c’era nessuno, in Calabria mio nonno aveva una casa che poi ha lasciato in eredità a mio padre. Ci andavamo spesso tutti insieme. La spiaggia deserta, ma anche un mare, quello calabrese, che definirei selvaggio perché non c’era nessun tipo di stabilimento, un posto poco conosciuto, dovevi portati l’ombrellone.
Amavo esplorare i fondali, in quel caso era come vivere il mare da dentro, lo scenario marino, osservare i pesci… confesso di averlo fatto per molto tempo. Non vivevo la spiaggia come un turista qualsiasi. Stare giù ad osservare anche per ore, fino a capire il comportamento di alcune specie di pesci, conoscevo le loro abitudini, uno studio vero e proprio.
Mio padre è stato un sub come me per molti anni, forse quasi per quindici anni. Andavamo ad esplorare, tanti sapori, odori e profumi sono rimasti nella mia mente, sono dei miei ricordi.
Amavo le spiagge dei pescatori, lungo la marina piena di barche, porto dentro i colori di quel mare. Nella traccia Il linguaggio segreto dei pesci, ad esempio, ho ricercato suoni e parole che potessero raccontare un ambiente per me familiare, un ricordo molto presente in tutto il disco.

“La nave parte per un nuovo viaggio
anima di chi parte, anima di chi resta.
Chi parte sogna già infiniti colori
cosi fanno i marinari lasciando la terra..
con esuli pensieri, la speranza è rivolta in aventi verso mari profondi
se ci sarà un ritorno si farà una festa
cosi fanno i marinai schivando la guerra”
(Molo 4 – traccia numero 3)

– Credi che il mondo della musica, in un delicato periodo storico, senta l’urgenza di evasione, la voglia di leggerezza, voglia veramente sentire parole d’amore o pensi che ci sia più un’esigenza di storie forti, prese di posizione su temi politici, etici o sociali? La musica per Federico Zampaglione è un atto di protesta e di rivolta?

E’ un periodo storico massacrante. Forse a Milano la situazione non è così critica come quella che invece c’è nella capitale, una situazione “agghiacciante”: è diventato difficile viverci, ovviamente parlo da romano.
E’ un paese, il nostro, che funziona veramente male. Gente che in televisione racconta un mare di bugie, persone che, avuta la fiducia, si trasformano e tendono a diventare tutti uguali. Non è demagogia la mia, ho dei figli, mi sembra ovvio che guardo al loro futuro con preoccupazione, penso a come educarli e non è rassicurante questa situazione, come si fa?
In questo disco ho cercato di guardare al futuro in modo positivo, un invito a riappropriarci delle cose che ci servono veramente, le emozioni, ma dobbiamo avere più coraggio.

– Hai affrontato il tema della convivenza tra diverse culture nel progetto cinematografico “Nero bifamiliare”, curando sceneggiatura e regia, oltre alla parte musicale con i singoli di successo come “Alba di domani” ed “Angoli di cielo”. Il cinema entra nella tua vita per raccontare sentimenti che rischiano di essere schiacciati dal quotidiano. Credi di affrontare meglio temi sociali usando la sceneggiatura piuttosto che la scrittura di canzoni?

Credo che i temi sociali, cioè quelli legati alla gente, siano i più interessanti da trattare. In Molo 4, il pensiero di fondo è simile a quello usato nel film Nero bifamiliare. Si parla di marinai nella canzone, ma possono essere anche migranti da terre lontane con la speranza nel cuore di realizzare un sogno. Dietro questa canzone c’è un discorso sociale, non voglio perdere il piacere di raccontare le storie degli individui, quelle che preferisco, non mi interessa parlare di chi ci rappresenta o almeno dovrebbe.
Per carità, alcuni cantautori fanno bene a spingere su temi di questo tipo, ma è tutto cosi personale… Questo disco è una sorta di respiro, perché ci siamo incupiti, ci siamo chiusi dentro a chiave, siamo spaventati per l’incomunicabilità. Adesso apriamo queste finestre, respiriamo un po’ ed iniziamo ad ascoltare il rumore del mare.
In passato ho scritto Rubacuori, al Festival di Sanremo, nel 2008 ed il pezzo ha suscitato molto clamore e polemiche per il contenuto. [Il ricavato delle vendite on-line della canzone viene devoluto a sostegno degli operai della Thyssen ndr.] Credo di non voler fare più testi di questo tipo perchè ho deciso di tenermi lontano da facili strumentalizzazioni. Io non ho più un’ idea politica e ne sono dispiaciuto, perché avevo delle idee che sono state smontate. Non sto dietro alla politica, ma aspetto e credo a coloro che possono portare sul tavolo cose concrete. Basta chiacchiere, si è persa l’identità della politica, questa è la verità.

“L’amore è sempre in viaggio
e tu non sai quanto ti fermi
e quando poi ripartirai
Non chiedermi se ritornerò
ti giuro questo adesso
nemmeno io lo so
Ma se è il destino
ti rincontrerò..”
(L’ultimo treno della notte – Traccia 5)

– Il destino è una parola ricorrente in ogni tuo testo, una costante. Così come nella traccia numero 5 “L’ultimo treno della notte”, un brano che evoca immagini in bianco e nero, suggestioni da vecchio film muto. Un amore lontano, dal futuro incerto. Per Romano Battaglia i destini dell’uomo sono come fiumi: per Federico Zampaglione cosa rappresenta il destino?

Ognuno di noi ha il suo destino. Possiamo pensare a tante altre cose, ma rimane l’interrogativo “dove dobbiamo andare”? Non è, il mio, un ragionamento fatalista, della serie “tutto va per come deve andare”. Dobbiamo cercare delle strade, anche se certe cose diventano imponderabili. Ad esempio come andrà il disco? Boh, chi può saperlo? Tanti fattori sembrano essere positivi, c’è un destino che scopriremo con il tempo, in un momento può cambiare e non rimane che accettarlo.

zampaglione

– Su Facebook pubblichi molti video di colleghi, foto con amici come Mannarino, Roma è la tua città: musicalmente una capitale viva. Quando deciderete di unirvi per un progetto insieme?
Penso a Gazzè, Silvestri, Fabi… Il loro progetto è andato molto bene, interessante anche il live tra anime simili, musicisti con una propria identità che amano misurarsi in esperienze nuove, una contaminazione che il pubblico sembra gradire. Tu che ne pensi?

Dovremo chiedere al trio se mi vogliono come membro aggiuntivo! [sorride ndr]. Ho collaborato con tanti artisti di generi anche diversi come 99 Posse, Il Teatro degli Orrori, Max Gazzè, Niccolò Fabi. Anche con giovani più pop usciti da talent come Noemi e Michele Bravi. Ho dato un pezzo ad Alessandra Amoroso. Anche per Eros Ramazzotti ho creato dei pezzi per il suo ultimo album. Collaborare con altri artisti serve per sperimentare nuove formule, spostandoci un po’ su livelli musicali differenti, cercando sempre di dare il massimo.
Mi viene in mente un pezzo che avevo scritto con mio padre: “Onda che vai”, interpretata anni fa dagli Alamamegretta. Si era perso un po’ questo pezzo, fu scartato a Sanremo quando venivano presentati due pezzi inediti; ora l’ho inserito dentro il nuovo album lavorandoci ancora. A distanza di tempo ho rivisitato alcune parti armoniche dal momento che il pezzo degli Almamegretta aveva altri accordi. Ecco forse, tornando al destino, credo che meritasse una nuova veste. Un giorno, forse, vorrei cantare il pezzo che ho dato ad Alessandra Amoroso: è anni 70, in stile Mina, potrei cantarlo tranquillamente, è nelle mie corde, anche se la voce femminile ed il timbro vocale di questa giovane artista rimane a mio parere tra le migliori voci femminili emergenti.

– Evolversi non riesce a tutti, si dice spesso che l’ispirazione dei primi lavori si perde per non tornare in seguito. Sei d’accordo? Bisogna rimanere fedeli al proprio stile soprattutto quando si è raggiunta la popolarità? Come sono cambiati i Tiromancino?

I Tiromancino sono passati da momenti in cui si strizzava l’occhio alla musica alternativa, anni ’90 per intenderci, alla musica ricercata degli anni 2000 con “Due destini”. Canzoni che potevano essere cantate, che uscivano dal contesto più indie, per tutti. Poi mi sono preso una lunga pausa dedicandomi al cinema. Ho messo un po’ da parte la musica; al ritorno mi sono sentito come un ospite in un mondo digitale, diverso, ma siamo ripartiti.
Dopo tante canzoni di successo qualcuno aveva anche pensato, secondo me, che si era esaurito il messaggio della band; quindi ho cercato nuova energia, una nuova idea per ripartire, una sorta di Tiromancino 2.0. Mi sento carico, mi piace essere oggi contemporaneo e mi piace il fatto di essermi smarcato.

– All’interno di “Nel respiro del Mondo” c’è anche la produzione dell’alchimista Luca Chiaravalli: puoi spiegarci il perché di questa scelta ?

Luca Chiaravalli ha donato alle canzoni una veste nuova che trovo molto affascinante. Ha ascoltato due pezzi che gli avevo inviato e che erano in versione acustica, solo chitarra e voce. Lui ci ha lavorato e mi ha rispedito i suoi arrangiamenti. Mi è piaciuto subito il suo stile, ha delle ritmiche sempre pulite. C’è un bel groove in ciò che compone ed ho creduto che fosse la persona giusta per la realizzazione del mio disco. Ne ha rinnovato il sound, forse con un tocco più moderno, più attuale, meno vintage. Ho seguito uno stile minimale con suoni definiti.

– Ci sarà un tour in occasione del nuovo disco? Con quali vesti?

Faremo un tour mescolando pezzi del vecchio repertorio con quelli del nuovo. Penso anche, vista la prossimità dell’estate, ad una scenografia ariosa, con poco ferro e meno impalcature. Non vedo l’ora di tornare alla dimensione dei live, che è quella più importante per un musicista. In uno degli instore, a Milano ad esempio, sperimenterò la Kalimba, un antichissimo strumento a percussione africano.

Matteo Dragà | Foto Interna: Daniele Barraco

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