Interviste News Postepay Rock in Roma

Intervista ai Pakkia Crew “The Green Family”

Dalla promozione di un reggae più impegnato in Italia al Postepay Rock in Roma

I Pakkia Crew sono cinque ragazzi che – accomunati dalla passione per la musica giamaicana – si sono uniti con l’intento di diffonderla e promuoverla nella nostra penisola. Quest’anno avranno l’opportuna di salire sul palco del Postepay Rock in Roma in chiusura del concerto di Damian “Jr. Gong” Marley che si terrà il 1 luglio. Io li ho incontrati e, davanti ad una birra, gli ho posto alcune domande per conoscerli meglio.

– Buonasera ragazzi e benvenuti su Qube Music! Intanto presentatevi ai nostri lettori.

A: Ciao, io sono Adriano, uno dei Deejay selecta dei Pakkia Crew.

P: Io invece sono Pietro, uno degli MC. Stasera mancano all’appello Mattia, Alessandro e Niko.

– Qual è il loro ruolo all’interno della Crew?

P: Niko è l’altro Deejay selecta, Mattia è un MC ed Alessandro è uno dei fondatori del sound che, però, ora non seleziona più.

A: Ma comunque ci aiuta nella produzione e nell’organizzazione.

– Quando e come sono nati i Pakkia Crew “The Green Family”?

P: il progetto prende avvio da un’iniziativa di Lorenzo – che ora non ne fa più parte – Alessandro e me nel 2007, l’idea era quella di produrre e diffondere la musica reggae a Roma attraverso la dancehall e l’organizzazione di concerti. In un secondo momento si sono aggiunti Adriano, Mattia e Niko.

– Parlatemi di questo genere musicale.

A: è molto vasto! Contiene una miriade di sottogeneri…

P: certamente non è più quello di Bob Marley. Se si partecipa ad una dancehall oggi aspettandosi di ascoltare quel tipo di reggae si rimane disorientati: il bpm è cambiato, come lo sono gli artisti e purtroppo – dal mio punto di vista – spesso anche i contenuti. In alcuni casi infatti scimmiotta l’hip hop americano, soprattutto quello di Miami, un tipo di musica che inneggia dunque alla violenza, allo strapotere del denaro a discapito degli ideali. A fronte di questo – che è un movimento del tutto estremo – ne esiste però un altro, che noi Pakkia promuoviamo molto, chiamato “Roots Revival” e fondato da artisti come Protoje, latore di quel messaggio di unione e fratellanza già professato da Marley.

A: questa è una panoramica di quel che è la musica reggae nel 2015. Ma la cosa più interessante per me è che ascoltandolo si viene a contatto con un tipo di sonorità totalmente differente rispetto a quelle a cui siamo abituati noi occidentali. Quando ero al liceo questa caratteristica mi colpì profondamente ed iniziai ad ascoltare solo musica giamaicana. Nel reggae c’è tutto: la tranquillità, la consapevolezza di trattare tematiche importanti, ma  anche la voglia di divertirsi, il desiderio di rivalsa preso in prestito dall’hip hop, il ballo, il lato folle. La capacità del genere di avere una canzone appropriata per ogni occasione mi affascinò talmente tanto da spingermi a diffonderlo qui in Italia.

P: effettivamente negli anni, oltre ad essere divenuti una realtà radicata a Roma, abbiamo lavorato in diverse città italiane e preso parte ad alcuni festival europei. Ad esempio, nel 2014 abbiamo partecipato al Rototom Sunsplash in Spagna e quest’anno andremo per la terza volta all’Overjam in Slovenia. Essere presenti a questi eventi ci permette di confrontarci con altre realtà in cui la cultura, il musica e la dancehall – anche per la maggiore presenza di caraibici sul territorio – sono ben più radicate che da noi. In Italia è ancora ghettizzata nel centro sociale ed etichettata come musica per fricchettoni, mentalmente siamo fermi a quindici anni fa.

– All’estero si sta dunque ampliando il seguito di persone che ascolta abitualmente il reggae?

P: si, proprio perché totalmente cambiato sia nel sound che nel messaggio.

– Voi siete anche autori di testi?

A: no. Quel che rende esclusivo il nostro show è l’utilizzo che facciamo delle dubplates, ossia delle registrazioni di canzoni realizzate appositamente per noi da un cantante. Tu, ad esempio, mi hai detto di aver assistito ad un concerto di Junior Kelly giusto?

– Si, lo scorso anno all’Intifada.

A: lui ha cantato i suoi brani più famosi per i Pakkia Crew su altre basi, con aspetti unici che puoi ascoltare solo quando suoniamo noi. Di solito poi questi pezzi vengono utilizzati nelle famose guerre tra soundclash, una disciplina in cui non abbiamo ancora avuto la fortuna di misurarci, ma ci auguriamo di poterlo fare al più presto. Il nostro obiettivo è quello di ampliare il più possibile questo repertorio di dubplates ed è per questo che chiediamo ad ogni artista che incontriamo di lavorare con noi a dei nuovi progetti.

– È, quindi, un tipo di lavoro che si svolge soprattutto in studio?

A: si, ci trascorriamo molto tempo. In particolar modo io e Niko perché decidiamo come missare questi dub. Lo scorso anno è uscito un nostro mixtape per il quale abbiamo collaborato con Dalton Harris, un artista giamaicano emergente, vincitore – nel 2010 – di “Digicel Rising Stars” il talent show più famoso dell’isola. In esso abbiamo ripercorso tutta la corrente musicale di cui parlava Pietro poc’anzi, il “Reggae Revival”, scegliendo soprattutto testi impegnati. Tra poco uscirà un altro lavoro che tocca sonorità completamente diverse, le cui canzoni sono state selezionate da una nostra cara amica, Alevanille, una delle più importanti ballerine di dancehall.

P: questa produzione – che s’intitola “Steps To The Island” – è dedicata propriamente al ballo che è un aspetto essenziale della musica reggae ed uscirà tra poche settimane.

– Dove sarà possibile ascoltare questo mixtape?

A: abbiamo il nostro “Soundcloud” e la pagina “Facebook”; inoltre uscirà su tutti i portali dedicati alla musica reggae.

– Cosa mi dite invece della partecipazione al Postepay Rock in Roma?

P: siamo entusiasti, non vediamo l’ora che inizi lo show. Negli anni abbiamo lavorato con molti collaboratori di Bob Marley ed avere la possibilità di esibirci sullo stesso palco di suo figlio Damian ci emoziona molto.

– Pensate di chiedere una collaborazione a Damian Marley?

A: sicuramente!

P: lo abbiamo già contattato. Poi ti faremo ascoltare il frutto di questa collaborazione!

– Certamente! Bene ragazzi, a questo punto volete aggiungere altro?

P: di seguirci sui nostri canali per rimanere aggiornati sulle nostre produzioni dato che a settembre riprenderemo con i live show all’Intifada, ma anche perché stiamo lavorando ad un nuovo progetto del quale però, per scaramanzia, non possiamo ancora parlare.

– Vi seguiremo per avere degli aggiornamenti, nel frattempo vi ringrazio a nome della redazione di Qube Music!

P: Grazie a voi.

A: Grazie e a presto!

Laura Di Francesco

Autore

Laura Di Francesco

Laura Di Francesco

Classe 1984. Manifesta precocemente la passione per ogni tipo di manifestazione artistica, prima tra tutte, la musica. Nel 2003 consegue il diploma di scuola media superiore in grafica pubblicitaria. Successivamente si iscrive alla Facoltà di Lettere all’Università degli Studi Roma Tre, laureandosi con il massimo dei voti. Attualmente lavora presso uno studio amministrativo e frequenta il corso di laurea magistrale in Italianistica. Unendo l’amore per il Rock e quello per la scrittura apre un blog «La filologa del Rock ‘n’ Roll» ed inizia a collaborare con la webzine «Nerds Attack!». Donna dinamica e dotata di un’inesauribile curiosità, viaggia spesso per assistere a concerti e festival. Il suo più grande sogno ed obiettivo è quello di fare della critica musicale il lavoro della sua vita.