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Intervista a Pierz e ai suoi Ravioli Uèstern

Luca “PIERZ” Piersantelli classe ’82, nato a Senigallia, vive a Fano perché le altre città erano già tutte occupate. Dopo aver frequentato la Scuola Internazionale di Comics a Jesi, inizia a pubblicare storie dai toni horror e noir. Poi cambia stile (perché sì) e dà vita alle strisce umoristiche su Facebook (la maggior parte dei “mi piace” sono di account fasulli della madre).
Ha pubblicato con NPE quattro volumi e mezzo di “Ravioli Uèstern” (raccolti ne “Lintegrale”), poi “La BIBBIA 2” (insieme a Davide La Rosa), “[Cit.]” e, infine, “GENEsis” per ProGlo. Sbattezzato a maggio 2012, ha il Levitico 19:28 tatuato sul braccio. Scrive le proprie biografie in terza persona perché fa figo. E quindi io mi sono limitata a riportare la sua bio esattamente come me l’ha fornita lui.

– Come è nato Pierz? E come ti sei formato artisticamente?

Ho fatto la Scuola Internazionale di Comics a Jesi (li nomino sempre perché li ricatto: se vogliono che smetta di infangare il loro nome associandolo alle mie scarse doti artistiche, me devono pagà). All’inizio provai a disegnare bene con anatomie, prospettive e altre oscure parole senza significato.

– Spiega Ravioli Uèstern ai profani.

Doveva essere una serie che mischiava l’ambientazione degli spaghetti western (quei bei film di Sergio Leone, presente?) col mondo moderno di internet, social e così via. Infatti all’inizio disegnavo in bianco e nero, proprio come quei bei film spaghetti western con Clint Eastwood. Dopo un anno circa, vidi per la prima volta in vita mia un film spaghetti western e scoprii che non erano in bianco e nero, ma a colori. Mandai tutto il concept iniziale al diavolo ed ora Ravioli Uestern sono vignette a caso. A colori.

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– Anticlericale e politicamente scorretto. Hai mai ricevuto qualche segnalazione o denuncia dai ben pensanti?

Sì. Se dici che i preti si scopano i bambini, sei peggio di un prete che si scopa i bambini. Poi una volta ho fatto una vignetta contro il calcio e ho perso 2.000 fan dalla pagina facebook in un solo pomeriggio. Ma va bene così.

– Da cosa nasce la tua vena particolarmente polemica e disillusa?

Ma no, non sono io ad essere polemico, sono quelli che credono alla bibbia, ai complotti e agli alieni ad avere il compost nel cervello. Io mi guardo le mie belle conferenzine scientifiche (ciao Telmo! Sei più sexy di Alberto, secondo me!), poi esco e nel mondo reale e nei social e mi trovo questi rimbambiti. Mi rovinano l’atmosfera. Ho già fatto richiesta di aumentare le dosi di bario nelle scie chimiche.

– Hai qualche progetto in cantiere o altre pubblicazioni all’orizzonte?

In cantiere ho il progetto di avere altre pubblicazioni all’orizzonte. Intanto sto facendo (con calma) un fumetto per la ProGlo dal titolo “Science, bitch!”.

– Che rapporto hai con la musica? La ascolti quando crei?

Eh, avoja. Più che altro ascolto roba alternativa italiana, ma per disegnare preferisco Deftones, Tool, Gojira. Per questo fumetto sulla scienza che sto facendo, poi, ho scelto come colonna sonora i Banco del Mutuo Soccorso, perché “Darwin!” del ’72 lo accompagna perfettamente in quanto tematica. Oh, non vorrei confondere chi non mi conoscesse: i miei fumetti non c’entrano un pene con quello che ascolto. Se io fossi una band, sarei i GemBoy oppure i Kurnalcool.

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– Consigliaci un album che non dovrebbe mai mancare in nessuna casa.

Libro/Audio degli Uochi Toki.

– Tra i tuoi colleghi contemporanei chi stimi di più e perché?

Giannelli del Corriere della Sera. Perché senza di lui non esisterebbe la fantastica pagina facebook “Capire Giannelli”.

– Viaggiando con la fantasia, con quale autore/fumettista ti piacerebbe lavorare?

Ci ho già lavorato ed è stato bellissimo: Davide La Rosa (con cui ho fatto La Bibbia 2).

– Prescrivici un libro/fumetto per la rubrica Literary Prescriptions.

L’Origine delle Specie di Charles Darwin. Cazzo.

Personalmente aspetto con ansia l’uscita di “Science, bitch!” e credo che stalkererò il povero Pierz per averlo autografato. Nel frattempo mi diletto con le foto sexy di Alberto Angela, perché è lui l’unico vero sex simbol della divulgazione scientifica.

Francesca Romana Piccioni

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Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.