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Intervista a Mattia Labadessa e al suo Uomo-Uccello

Mattia Labadessa è un giovane napoletano di 23 anni, iPad artist, illustrator e graphic designer. Mattia è diventato famoso grazie ai suoi disegni fatti con le dita su un iPad Air. Il suo personaggio? Un uomo uccello, che ha creato non poco imbarazzo alla sottoscritta, ma che è il motivo che mi ha portato a conoscere questo artista partenopeo e il suo punto di vista sul mondo: spassoso e cinico allo stesso tempo.

– Quanto ho catturato la tua attenzione con il mio squallido riferimento al tuo “uccello famoso”?

Parecchio, mi sono innamorato, forse ti chiederò di sposarmi, e faremo tanti figli-uccello cinici! Forse questa intervista è iniziata col piede giusto e mi divertirò a rispondere alle tue domande. Forse non ho capito a quale uccello ti riferissi. Ad ogni modo, cominciamo!

– A parte gli scherzi, nei tuoi esilaranti sketch il protagonista (tuo alter ego, suppongo) è questo uccello rosso. Perché proprio questo animale re degli equivoci?

L’uomo uccello è frutto di un’illustrazione realizzata completamente a caso, nata dall’ascolto di un pezzo dei Tame Impala: “Feels like we only go backwards”. Il personaggio uscito fuori è stato visto, rivisto, affinato, picchiato, umiliato, fino a diventare quello che oggi chiamo “l’uomo uccello”.

– Altra particolarità dei tuoi lavori è la scelta preponderante del rosso e del giallo. È una scelta stilistica o è una cosa uscita fuori a caso?

Stesso discorso, stavolta però si cambia genere musicale: ascoltavo i Nobraino una sera, e comincio a disegnare istintivamente, senza pensarci troppo (lo faccio spesso), così tiro fuori questa palette di colori, che mi fece innamorare da subito. Il mio lavoro è un mix di cose a caso, si.

– Che rapporto hai con la musica? Ti capita mai di ascoltarla mentre crei?

Sempre. La musica è un fattore fondamentale, mi aiuta tanto. Ho sempre spaziato molto, ogni pezzo ti offre un posto nuovo, una nuova sensazione da cogliere e tramutare in illustrazione: passo da Riccardo Cocciante a Bonobo, da Iosonouncane a Rino Gaetano, da Caparezza a Burial (questi ultimi due potrei definirli i miei artisti preferiti).

– Spesso il tuo personaggio ha poca pazienza col prossimo e un atteggiamento dissacrante, sei così anche tu?

Poca pazienza direi di no (perché dici che l’uomo uccello ha poca pazienza?!), sul dissacrante invece c’è un bel SI pieno: sono molto cinico nella vita, credo in poche cose, abolisco i miti, mi piace essere diretto e spesso risulto antipatico, ma non amo girare attorno alle cose o essere accomodante. Attenzione, ciò non vuol dire che sia uno scontroso acido e arrogante nella vita, anzi mi ritengo una persona abbastanza gentile.

– Una delle tue vignette mi ha colpito particolarmente, forse perché mi sono sentita presa in causa, ed è quella de “gli ansiosi e il sonno“. Sei un ansioso anche tu? Credi che sia una caratteristica delle persone creative?

Io sono molto ansioso, spesso per cose futilissime, non sempre vado in paranoia per le grandi domande della vita, per il futuro o per la morte. Mi capita di entrare in ansia per motivi apparentemente stupidi! Il problema non è tanto avere o non avere ansia, è saperla gestire!

– Hai qualche progetto in vista che vuoi presentarci in esclusiva?

In esclusiva non c’è nulla. Qualche progetto c’è, sto pensando a varie “ramificazioni” di “Labadessa”, che sia un sito web con illustrazioni in alta qualità (e magari uno store), o una pubblicazione. Fino a ieri ero quasi “contrario” a pubblicare con una casa editrice, ora forse è arrivato il momento!

– Viaggiando con la fantasia, con quale artista/fumettista ti piacerebbe collaborare in futuro?

Ho sempre stimato moltissimo Riccardo Guasco, lo trovo completo, diretto, pulito. Una collaborazione con lui sarebbe davvero un sogno! C’è anche un altro illustratore che ammiro davvero molto e con cui collaborerei, T-Wei: ha uno stile inconfondibile, è ironico, malato e i suoi lavori hanno qualcosa di magico.

– Prescrivi un libro o un fumetto che non può mancare alla collezione dei lettori della mia rubrica Literary Prescriptions.

Rat-man: trovo Ortolani geniale, e fa quell’ironia che amo. Ironia molto intelligente, dissacrante.

– Sono stata abbastanza frizzante? O ti ho fatto sentire un quarantenne in crisi?

Sei stata come un sorso di BrioBlu: così frizzante che ho le lacrime. Grazie Francesca!

Grazie a te Mattia e grazie del tempo che tu e il tuo uccello ci avete dedicato.

Francesca Romana Piccioni

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Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.