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Intervista a Edo Sparks

Voce, chitarra e una loop station, questa la band di Edo Sparks. Il cantante-performer sta spopolando sul web, con visualizzazioni da star, grazie alla realizzazione di cover di mostri sacri quali: Coldplay, Adele, Daft Punk…

Voce, chitarra e una loop station, questa la band di Edo Sparks, al secolo Edoardo Esposito, giovane cantante romano che, al Druid’s Rock, ha tenuto un live unplagged emozionante e travolgente. Sound ampio e variegato che spazia dal pop al beat, dal brit al rock, dal blues al folk, dai Sixties ai Seventies al nuovo millennio e lo fa con grande personalità e originalità, il tutto in chiave acustica. Un’interpretazione personale di cover rivisitate in forma live, sostenuto dalle corde della chitarra e dalla cassa armonica che funge da drumming; loop di voci e suoni creano un’ambientazione travolgente e incalzante che coinvolge il pubblico in un’interazione spontanea che si costruisce in itinere durante lo show. Una performance ricca che è andata da mostri sacri del soul come Nina Simone, al beat di Ben E. King , passando per gli U2 e i Green Day, con innesti di Puff Daddy e Caparezza e molto altro. Uno show energico nel quale il giovane cantante ha diviso il palco con vari ospiti come Grasscar, Francesca Samperi, Maila Semeraro e Yell Oh Claire. Nonostante l’amplificazione non fosse delle migliori, l’atmosfera era calda e pastosa, di quelle che sembrano far fluttuare una certa allegria, come un solletico all’anima che stuzzica la bellezza della condivisione di una serata tra amici, una magia che solo la musica può creare!

Ciao Edo e benvenuto nel nostro Network!

– Parlaci un po’ di te come artista: caratteristiche, studi, esperienze…

Sono un cantante/chitarrista/cantautore/youtuber. Mi esibisco live sia con musica originale che con le cover; le mie performances prevedono l’utilizzo di voce, chitarra acustica e loop station; i miei generi di riferimento sono principalmente il Brit Rock/Pop (Beatles, Oasis, Coldplay, Cranberries) e il cantautorato in stile Bruce Springsteen, Damien Rice, Ed Sheeran, e i miei live show consistono in un’alternanza di atmosfere dal vecchio blues/rock ai modernissimi Daft Punk, il tutto riarrangiato in chiave acustica. Ho imparato a suonare la chitarra da autodidatta, strimpellando le canzoni di Ligabue al campetto della parrocchia con gli amici tra una partita e l’altra! Ho studiato – e studio tutt’ora – canto con più insegnanti, avendo imparato a mie spese che non avrei potuto conservare le mie corde vocali in buona salute se non le avessi usate con consapevolezza. Ho suonato in diverse band, in dei duo acustici e da solo, variando sempre i generi per potermi misurare di volta in volta con nuovi stili da apprendere.

– Domanda di rito, fondamentale per comprendere l’origine di una passione: quando e come è nato l’amore per la musica?

Sono sempre stato incuriosito dalla musica fin da bambino: mio fratello suona la chitarra e mio padre la chitarra e il mandolino, quindi gli strumenti non mancavano dentro casa. Un giorno, mentre giocavo a pallone con gli amici, notai che accanto al campetto uno dei capi del gruppo parrocchiale degli scout teneva un corso di chitarra collettivo, così andai a casa a prendere una chitarra, divertito dall’idea di imparare a suonare uno strumento in compagnia; non riuscii a suonare niente se non due accordi per circa un anno… poi iniziò ad andare meglio! Ogni giorno, quando tornavo dalla scuola, passavo ore a suonare, aiutato anche da mio fratello che suonava con me… e così piano piano sono migliorato!

– A quali generi musicali attingi, con quali influenze sei cresciuto?

Ho sempre ascoltato un sacco di musica, dai Queen ai Metallica, da Bob Marley ai Beatles, dai Radiohead ai Negrita, e credo di essere stato influenzato un po’ da ognuno di questi ascolti; ma le sonorità che ho sempre apprezzato di più e che ho fatto più mie sono quelle del brit rock/pop in stile Oasis/Beatles/Coldplay/Cranberries, il rock alternativo dei Radiohead e il cantautorato di artisti come Damien Rice e più recentemente Ed Sheeran.

– Durante i live usi il particolare sistema della loop station di grande effetto e impatto sul pubblico, puoi descriverci il funzionamento esatto e come è nata l’idea?

La loop station è uno strumento nel quale si mandano la chitarra e la voce, e che fondamentalmente registra quello che suono e che canto dal vivo e lo riproduce in tempo reale mentre ci suono o ci canto sopra qualcos’altro, dandomi la possibilità di creare delle parti orchestrali, delle percussioni e dei cori/controcanti, e di trasformare un semplice live acustico con chitarra e voce in uno show più complesso e particolare. Ho seguito per diversi anni artisti che ne facevano uso e ne sono sempre stato affascinato, finché non ho deciso di procuramene una e di proporre anche io questo tipo di live show… in realtà mi sono un po’ “buttato” nella mia prima esibizione con la loop station: mi era arrivata da pochi giorni, ma avevo voglia di suonarci live, quindi l’ho usata subito, nella speranza di non incasinare tutto… alla fine è andata bene, e da quel momento uso spesso questo nuovo strumento quando suono dal vivo!

– Hai realizzato molte cover, hai anche un repertorio inedito? Quale delle due dimensioni ti “veste” meglio?

Credo che la dimensione migliore per un artista sia quella delle proprie canzoni originali; personalmente scrivo canzoni da quando avevo 14 anni, ho inciso un paio di EP e ne sto preparando uno nuovo in questo periodo. Ho iniziato a suonare dal vivo proprio proponendo le mie canzoni originali, e per anni le mie esibizioni live si sono basate sui miei inediti… credo che ognuno debba trovare la sua strada nella scrittura, e io sono felice di come la mia vena creativa si sia evoluta negli anni, attraversando diversi stili e sfumature!

Nonostante questo, ci sono molti contesti nei quali la proposta di cover, al posto dei pezzi originali, può essere preferibile, vuoi per il tipo di pubblico che hai davanti, vuoi per la richiesta del committente, vuoi perché quella sera sei in vena di cantare qualche pezzo dei Coldplay! In conclusione, una cosa non esclude l’altra: sono entrambe manifestazioni di un’unica arte e secondo me vanno curate entrambe.

– Il tuo canale youtube ha raggiunto migliaia di visualizzazioni e i social ti tengono in contatto con la gente. La rete offre un canale di comunicazione immediato e flessibile, la fruibilità della musica è diventata negli ultimi anni sempre più libera e dinamica. Cosa pensi in merito a questa evoluzione mediatica dell’universo musicale?

La diffusione della musica sta vivendo in questo periodo un’evoluzione fisiologica ed inevitabile: strumenti come youtube, spotify, facebook, ecc… permettono ai consumatori di musica di scoprire da soli della musica nuova, e di non accontentarsi semplicemente delle proposte musicali che arrivano dalle major o dal mercato maggiore; in uno scenario del genere, non c’è più bisogno di alcun intermediario tra l’artista e il fan, visto che quest’ultimo può acquistare la musica dei suoi musicisti preferiti direttamente da loro attraverso piattaforme digitali come iTunes, Google Play o Bandcamp… il risultato è che il rapporto tra creatori di contenuti musicali e fruitori diventa più “personale” e meno virtuale… mi è capitato di dare l’opportunità ai miei follower di scaricare gratuitamente i miei brani, e di ricevere per tutta risposta dei pagamenti di 10 euro accompagnati da messaggi del tipo. “so che avrei potuto scaricare la tua canzone gratuitamente, ma l’ho ascoltata così tante volte su youtube, e mi piace così tanto, che credo tu debba avere questi 10 euro”. Gli stessi live show si possono trasformare in qualcosa di nuovo: basta accendere la propria telecamera, imbracciare la chitarra e mandare in live streaming la propria esibizione per i propri follower…è un nuovo modo di fare musica, con molte potenzialità ancora da scoprire.

– La cantante inglese Tulisa ha condiviso sulla sua pagina facebook un tuo video, i No Doubt ti hanno citato in un post, sei stato recensito su Rolling Stone – edizione USA – cosa rappresentano questi traguardi?                   

Sono stato davvero felicissimo nel ricevere dei feedback positivi da alcuni addetti ai lavori! Non capita tutti i giorni di ricevere delle belle parole da Hayley Williams (voce dei Paramore) o da Steve Forest (batterista dei Placebo)… alcuni dei miei video sono stati condivisi su importanti pagine facebook, come quella di Michael Buble e di Tulisa. Uno dei miei video è stato passato sul canale televisivo ViVa Channel – gruppo Mtv – in Germania, e immaginatevi il mio stupore quando ho scoperto che Rolling Stone US mi aveva dedicato una recensione sul proprio sito, grazie alla quale anche i No Doubt mi hanno citato sulla loro pagina facebook. Queste sono davvero delle grandi soddisfazioni e rappresentano per me una motivazione in più a fare bene e a continuare nonostante le difficoltà che ti puoi immaginare.

– Come è la vita di un giovane artista in una città come Roma, in un paese come l’Italia e in un momento socio – culturale come questo?     

Cercare di diventare un cantante professionista è un’impresa già difficile di per sé, e sicuramente in un paese come l’Italia, in un momento socio-economico in cui anche le professioni “sicure” hanno subito delle flessioni, la ricerca di un proprio spazio come artista è ancora più difficile. Credo sia sempre stato difficile pagare le bollette con una chitarra, ed oggi lo è ancor di più. Guardando al panorama della musica live a Roma, devo dire che bisogna trovare i posti giusti dove esibirsi; può succedere, per esempio, che le esigenze dell’artista non corrispondano a quelle del locale… in quel caso, se ne cerca un altro! In linea di massima, credo che la musica live abbia vissuto momenti di gran lunga migliori di questo, soprattutto dal punto di vista dei musicisti.

– Come definiresti la musica e cosa rappresenta per te?

La musica è una parte essenziale della mia vita dalla quale non posso prescindere…quando non suono, ascolto nuova musica o vado ad ascoltare dei live show; quando non sono impegnato a scrivere le mie canzoni, collaboro con altri artisti nella creazione di musica inedita, o negli arrangiamenti. E’ un modo per comunicare con gli altri e un momento d’aggregazione… davvero, non potrei farne a meno!

– Progetti futuri?

Sto finendo di arrangiare le mie nuove canzoni originali, e ho in mente di farle uscire una ad una – come se fossero dei singoli – sul mio canale youtube, invece di racchiuderle in un album, e sto buttando giù le prime idee per lanciare questo progetto! Nel frattempo tornerò a curare il mio canale youtube e aggiungerò una sezione dedicata interamente ai vlogs. Inoltre, ho appena aggiunto ai miei strumenti un launchpad, che mi permetterà di registrare dei loop più complessi e di gestirli in modo diverso rispetto alla loop station. Sarà un’ulteriore upgrade sia nei miei live sia per le cover sul mio canale youtube, arricchendo le mie performances di nuove sfaccettature e prospettive.

– Dove possiamo seguirti?

Potete seguirmi un po’ su tutti i social networks:

YOUTUBE: http://www.youtube.com/user/RobaVecchia
FACEBOOK: http://www.facebook.com/EdoSparks
TWITTER: http://www.twitter.com/EdoSparks

– Grazie Edo, è stato un piacere. Buona fortuna e…buona musica!

Grazie a voi e al vostro network!

IL VIDEO

Sabrina Pellegrini

Autore

Qube Music

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La WEBZINE dedicata alla MUSICA, frutto di sinergie tra editori, giornalisti del settore discografico, media e radio, che propone servizi punto di riferimento per la diffusione di contenuti musicali.