Interviste

Intervista a Boosta, musica digitale e innovazione

Domenica 21 Agosto, Davide Dileo, in arte Boosta, si è esibito in un Dj set nella cornice di Guardiagrele, in occasione della prima edizione del festival Artigitale, rassegna appena nata che punta a diventare un’occasione di riferimento per il settore.

Prima di iniziare il suo Dj set durato oltre due ore, noi di Qube Music siamo andati a stuzzicare il leader dei Subsonica su alcune questioni molto interessanti sul suo futuro, quello della musica e del digitale.

– Da cosa è motivato oggi rispetto a vent’anni fa? Cosa cerca ancora nella musica e quanto questo ha a che vedere con l’innovazione e la ricerca nella musica?

Non è tanto quello che cerco, ma quello che posso dare, spero di essere sempre onesto nel far musica e nel trovare cose da raccontare. Quando non ci sarà più nulla e mi renderò conto che quello del musicista è solo un mestiere, spero di essere così coraggioso da ritirarmi.

– Quali valori deve coltivare un giovane che si appresta a far musica? Lei ha sempre insistito sull’onestà, ma c’è altro?

La personalità e una grande apertura mentale. La prima è un valore chiave per un giovane che vuole iniziare a fare musica, la seconda è fondamentale per non ghettizzarsi nella musica: ogni tipo di musica che riesce a suscitare emozioni in qualcuno vuol dire che ha elementi validi, quindi ascoltare tutto e imparare è fondamentale. Alla fine attraverso ciò che si è imparato e metabolizzato si riesce a creare la propria musica, il musicista deve capire che non è in un sistema chiuso.

– I Subsonica sono nati con un forte background indipendente: se una volta questa musica trovava espressione in centri culturali dove intorno agli artisti si formavano veri e propri movimenti, questa funzione è oggi svolta dal web? O magari dai festival?

Gli approcci tra queste cose sono differenti, i luoghi di aggregazione si sono spostati. La cosa che rimane è la musica dal vivo perché, che sia una serata elettronica o un concerto, questa rimane estremamente valida e stabile anzi, ultimamente stiamo assistendo ad una crescita in questo senso. È vero che non ci sono più i luoghi di ritrovo di una volta, è vero che il web è una nuova svolta nell’aggregazione musicale, ma le performance sentite dal vivo rimangono ancora il fulcro dell’esperienza musicale.

– Brian Eno ha avuto una critica per l’eccessiva digitalizzazione nella musica, attribuendo una colpa molto pesante agli innumerevoli ritocchi fatti dai sequencer o in studio: ovvero quella di aver eliminato l’umanità della musica. Lei cosa pensa di questo rischio di disumanizzazione della musica?

È vero, c’è un rischio di disumanizzazione della musica, ma d’altronde il digitale è uno strumento che rimane nelle mani dell’essere umano: si possono utilizzare tutti i mezzi possibili in maniera creativa, come ha sempre fatto Brian Eno sperimentando diversi modi di far musica, riuscendo a cogliere sempre tutto con intelligenza e creatività, approcciandosi partendo dal suo punto di vista. Non c’è strumento digitale che possa sostituirsi a tutto questo, nella musica si deve sempre partire dall’essere umano.

– Lei è un’artista a 360 gradi, scrive, fa il Dj, è uno sperimentatore, ma cosa la spinge ad inoltrarsi in tutte queste forme d’arte? Ad esempio, cosa le comunica in più la scrittura rispetto alla musica?

Esattamente non so cosa mi trasmette, le sento tutte come cose estremamente compatibili, credo siano facce diverse di una stessa medaglia, di una stessa forma geometrica che poi alla fine sei tu. Io racconto, se ho la fortuna di poterlo fare in modo differenti è perché mi sento a mio agio, ci sono cose diverse da raccontare in tanti modi differenti, quindi se alla fine un artista ha un talento medio e ha la possibilità di raccontare come meglio crede quello che vede, che sia qualcosa di alto, basso, piccolo o grande, è un valore poter esprimere le cose in modalità diverse. L’importante è avere sempre qualcosa da dire.

Gianluigi Marsibilio

Autore

Qube Music

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