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Il Muro del Canto per Eterna alla Città dell’altra Economia

Un elogio alla band che ha dato il cuore e il sudore; ma anche al pubblico, perché oh, ‘ndò lo trovate un pubblico più bello e resistente?

Una volta, mi è capitato di parlare con un vecchio rocker riguardo al fatto che ai suoi tempi andare ai concerti era sinonimo di aggregazione e condivisione con chi, come te, era fan di un determinato gruppo.  Secondo lui  ora è tutto commerciale e c’è poca voglia di conoscersi. Per me si sbaglia, oppure vive talmente nel passato da non aver vissuto un concerto da parecchio tempo. Se domenica fosse venuto a godersi Il Muro del Canto per Eterna alla Città dell’Altra Economia per il compleanno di Roma, avrebbe sicuramente avuto modo di ricredersi.

Sarà stato grazie all’ambiente amichevole e rilassato, ai food tracks e alla birra artigianale, sarà stata anche l’atmosfera distesa che contraddistingue Testaccio, ma al sound-check del Muro eravamo già in tanti a fremere e aspettare impazientemente, perché avevamo tutti tanta voglia di festeggiare come si deve la capitale con un bel concerto  folk rock nostrano.

Le previsioni ci remavano contro già da qualche giorno, con pioggia e freddo in programma. Ma né il vento né tantomeno l’acqua ci hanno fermato. A noi che amiamo Il Muro chi c’ammazza? A Roma siamo abituati alle sfide tra traffico, topi e autobus che non passano, non saranno certo due gocce d’acqua (si fa per dire) a farci rinunciare al piacere di ascoltare chi della città racconta il lato più zozzo e vero, il lato nostro.

Per scaldarci hanno aperto le Bestie Rare, che con il frontman Elio Germano hanno cominciato  a galvanizzarci e a darci la giusta carica per accogliere al meglio i sette ragazzi in nero, sette come i colli di Roma. Ci siamo lasciati trascinare come sempre dalla voce calda di Daniele Coccia, grintosa, graffiante e incazzata come piace a noi. Qualche brano vecchio e i nuovi successi dell’ultimo album “Fiore de Niente” ci hanno fatto scordare di essere assiepati sotto palco anche senza ombrello, come la sottoscritta, ma sempre pieni di entusiasmo e voglia di festeggiare.

Alessandro Pieravanti ci ha incantato a modo suo con la poesia di “Domenica a pranzo da tu madre“, perché chi più chi meno, la domenica il sugo di mamma è tappa fissa, è tradizione, è famiglia. Come ad ogni live Alessandro ci ha bonariamente obbligato a fare coppia per un lento col vicino sconosciuto, perché la condivisione del concerto è anche questo, stare abbracciati con uno che non hai mai visto in vita tua per le note dolci di “Peste e Corna” e lasciarlo al volo per cominciare a pogare e saltare nel crescendo del suo ritmo.

Di nuovo le Bestie Rare sono salite per condividere il palco con Il Muro per “La Crisi“, pezzo attualissimo che nonostante il tema ci permette sempre di staccare dalla realtà amara che proprio la crisi ci sta facendo vivere.

Infine abbiamo pianto e ci siamo arrabbiati per “Figli come noi“, pezzo dedicato a tutti i ragazzi vittima degli abusi in divisa, urlando a gran voce il disappunto e l’orrore.

Un elogio alla band, che come ogni volta che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo, ha dato il cuore e il sudore; ma anche al pubblico, perché “oh, ‘ndò lo trovate un pubblico più bello e resistente?

Sono fiera di aver portato con me un amico che da qualche anno vive in Giappone, perché alla fine del concerto, zuppo dalla testa ai piedi, mi ha ringraziata. Oltre al divertimento e alle belle canzoni, ha vissuto la sua città e tutto l’entusiasmo verace della gente che la vive.

Certo, non sono state proprio due gocce, ne abbiamo presa un bel po’ d’acqua, ma chi se ne frega se poi tornando a casa col cuore gonfio di felicità e orgoglio, vedi Roma, la festeggiata, tutta bagnata che risplende e sbrilluccica sotto le luci dei lampioni. Ed il tuo amico vicino a te che ancora canta.

Arrivederci Roma
Prima o poi ritornerò
Arrivederci Roma
Quel che lascio perderò

Francesca Romana Piccioni | Foto: Luigi Orru

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Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.