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Il Castiglioncello Summertime Festival nei Live Painting di Andrea Spinelli

Castiglioncello. Dove? Sulla cosiddetta Costa Etrusca, ovvero la provincia di Livorno. Mastroianni ci consumava le estati, coi suoi amici indigeni che sapevano trattarlo, altrettanto, da amico, e non da mitologia vivente. Ora che di Mastroianni è rimasta solo la mitologia, qualcosa della sua magia e di quella di tanti altri che hanno popolato questo paesino di mare, è rimasta nell’aria; ma si fa sempre più rarefatta. Vivere il presente si fa più difficile, se s’affolla di fantasmi, pur bellissimi e illustri! Si rendono necessari nuovi germogli. Uno di questi è stato – merito del batterista jazz Marco Simoncini e dell’allora presidente Pro Loco Antonia Pizzi – un piccolo festival di jazz. Luogo: l’anfiteatro nella pineta del Castello Pasquini, maniero pseudo-antico ottimo per concerti, pezzi di teatro, mostre. Giunto alla sua v edizione (questa del 2016), il Summer Jazz Festival Castiglioncello cambia sottilmente nome: Castiglioncello SUMMERTIME Festival. Perché in maiuscolo il periodo in cui si svolge, forse chiederete? Perché in verità il riferimento è al grande standard di Gershwin; un brano cantato dalla Holiday ma anche da Janis Joplin, e da altri miliardi di voci. Il significato sotteso a questa scelta è quindi: la base del Festival è jazz, ma giocando con le sue parentele – il soul, il blues, determinati cantautori – si aprono le porte anche ai non puristi. E il cartellone di questo quinto anno lo dimostra.

Altra caratteristica sbocciata da due edizioni a questa parte è la vocazione a diventare luogo d’incontro per esperienze uniche, che pongano al centro la musica ma facciano circolare attorno ad essa le altre espressioni artistiche e non solo (come per tutte le vocazioni, quando il ragazzo sarà più grande, capiremo se è vero talento!). Perciò, ecco motivato uno dei protagonisti di questo festival: il live painter (d’altronde, è anche un musicista egli stesso) Andrea Spinelli. Voluto, volutissimo dalla manifestazione, ha piazzato il suo tavolino nell’anfiteatro per tutte e 5 le serate, regalando altrettanti splendidi live painting. E proprio col prezioso accompagnamento delle opere, cercherò di restituire qualche suggestione di ogni concerto; ad ognuno, assegnerò un colore, basandomi sulle corrispondenze fra il sound e i colori usati da Andrea (avverto subito gli amanti di Tozzi: non è prevista, purtroppo, una Notte rosa).

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16 luglio, notte azzurrina: la Bubbles Band, dieci elementi votati al soul e al funk. missione: obbligare le persone a muoversi! La cantante Maria Cristina Pantaleone, è specializzata, in questo. L’omaggio è agli Earth, Wind & Fire; come sappiamo, Maurice White, mente pensante della storica band, è una delle vittime di quest’anno così tanto accanitosi coi musicisti. Il quadro abbozzato sullo sfondo da Andrea è l’opera che il pittore Biagio Chiesi ha realizzato nel pomeriggio, ispirandosi al soundcheck, mentre i fiati provavano Fantasy o Semptember, i superclassici. PS Per onorare il gusto kitsch che ha generato l’idea dell’inaugurazione, quest’ultima va almeno accennata: accanto al presentatore, un giovane ragazzo, fermo, in costume da bagno e con una mazza da gong in mano. Si aprano le danze!, dice l’entertainer-per-un-minuto, e il ragazzo – Gregorio – quasi sfonda il gong che era stato posto alla base del palco. Tre minuti di oscillazione! E il Festival è partito.

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23 luglio, notte blu-fucsia. Un quartetto con il grande Mauro Grossi al piano e Alan Farrington al canto, per far capire a tutti come si sta sul palco, istrionicamente ma autoironicamente, creando un’atmosfera di vera allegria. Non a caso, appare quasi come un Deus ex-machina, nell’opera di Andrea: scelta freudiana! Non si ferma di fronte all’improvvisa pioggia e si mette a cantare senza microfono mentre la situazione climatica si risolve, o degusta il vino offerto durante la serata. Il concetto che la racchiudeva era infatti quello del crooner: il tipo di cantante che sa intrattenere, rapportarsi col pubblico, confidenziale, sorprendente, capace d’improvvisare; un po’ di vino era d’obbligo, per una situazione simile! I musicisti si sono conosciuti il pomeriggio e hanno offerto una delle migliori serate del festival da quando il festival c’è: li ho visti che decidevano i pezzi nel pomeriggio, e la sera erano lì – base ritmica di Simoncini e Nino “swing” Pellegrini – come se avessero suonato insieme da sempre.

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30 luglio, notte verde acidulo. Che coloraccio, forse penserete! No, si tratta solo di dare senso a quanto, rispetto agli anni passati, siano stati una novità The Cyborgs per questo Festival. Una novità meravigliosa, in cui il duo di blues e boogie elettrico – scelto nel 2013 personalmente da Springsteen come supporter per il suo concerto in Italia – ha sfoggiato tutte le sue armi: essere in due ma valere come un esercito del suono; rispettare il proprio credo estetico fatto di movenze precise, mistero sull’identità con i volti coperti dal casco; suonare l’amore per Muddy Waters e una capacità non da poco, per una manifestazione nata come di settore: essere in grado di portare tanti giovani! L’opera li descrive perfettamente, così serafici, pur nella mole sonora che riuscivano a provocare. Un prodotto senza sbavature, un pezzo di teatro e musica futuristico da non lasciarsi scappare. Per completare il taglio youngfriendly della serata, l’esposizione del bellissimo progetto This Is Not A Love Song, che pone in dialogo le vecchie musicassette e i migliori fumettisti italiani: vi dico solo di andarvi a cercare di cosa si tratta.

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3 agosto, notte arancione: Nico Gori, spesso in tour con Bollani, è da tempo uno dei migliori fiati italiani. Qui porta uno dei suoi progetti, con il Pisa Swing 10tet, per far rivivere i grandi anni del swing, ovvero i Trenta e Quaranta del secolo scorso. Per l’occasione, quindi, è stato preparato un allestimento scenico grazie a Porto il vecchio, attività che si occupa di oggetti d’epoca: se ci fate caso, nell’opera di Andrea, accanto al mini-palco approntato per Ernesto Tacco, ballerino di tip tap irresistibile e dal nome d’arte leggermente allusivo (!), c’è una valigia con dentro un piccolo lume. Si tratta di uno dei pezzi d’antiquariato sparsi nell’anfiteatro. In tre a cantare – Mattia Donati (anche alla chitarra), Iacopo Crudeli (anche presentatore) e Michela Lombardi (anche rossa di capelli!). La ballerina e performer Martina De Domenico, lì per il concerto, di fatto è stata parte integrante della riuscita della serata, non smettendo mai di fare quel che sa fare, per tutto il tempo: ballare e metter voglia di ballare.

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6 agosto, notte violetta. Il gran finale è con Danilo Rea, ufficialmente a Castiglioncello per portare il proprio progetto su Beatles e Rolling Stones. Di fatto, socchiudendo gli occhi, quasi come in un flusso di coscienza, li ha fusi ad arie pucciniane, Layla dei Derek & the Dominos, De André, Battisti e chissà quanti altri che non ho riconosciuto. A introdurre la serata, uno dei maggiori registi teatrali d’oggi in Italia, Massimiliano Civica: leggero nella forma e pesante nella sostanza; sostanzioso, appunto; succoso (a Castiglioncello da vent’anni esiste Inequilibrio, un Festival di teatro d’avanguardia creato dalla lungimiranza di Massimo Paganelli – con l’associazione Armunia – che ha cullato e fatto crescere alcune delle migliori esperienze di questo mondo prezioso e delicato). Come dovrebbe esser sempre l’arte, soprattutto quando è di nicchia e di non facile presa. Anche il mondo del jazz dovrebbe saperne qualcosa! Vedete, anche dall’opera di Andrea Spinelli, com’è concentrato, Rea, nel suo gioco d’amorosi sensi col piano? Mi butto nel Mar della Retorica senza vergogna, a questo punto, affermando che è stata una serata magica. Una di quelle che fa pensare: l’anno prossimo, lo vorrei ancora più bello e luminoso, questo Festival! Io, ci spero. Quindi? Quindi, un grazie ad Andrea per questi live painting, che donano senso alle parole scritte. E rappresentano al meglio il tentativo del SUMMERTIME: essere una bomboniera di esperienze uniche, in cui il termine arte non sia ancora logoro, e la musica si muova nel fresco della pineta senza far concentrare su un genere musicale o a un altro, ma solo sul piacere della condivisione. Al prossimo anno, piccolo anfiteatro!

Report: Luca Bellofiore | Live Painting: Andrea Spinelli

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Qube Music

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