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I Phoenix, l’indie-rock di scena al Postepay Rock in Roma

I Phoenix tornano in concerto in Italia dopo sette anni e conquistano il pubblico del Postepay Rock in Roma

L’ultimo concerto dei Phoenix risale a tre anni fa e l’ultima performance in Italia è di ben quattro anni prima, quindi quella di stasera è una buona occasione da non farsi sfuggire, e infatti non me la perdo. Non sapendo bene cosa aspettarmi dalla band francese, arrivo all’Ippodromo spinta dalla curiosità di ascoltare questo concerto.
Il compito di aprire la serata spetta agli Yombe, duo italiano elettro-pop: il warm-up trascorre non troppo rapidamente con un set forse portato un po’ alle lunghe, che viene comunque apprezzato dai più giovani presenti fra il pubblico.

L’area concerto è gremita, ma, quando la musica che ci intrattiene si stoppa (si trattava di Battisti), le luci si spengono e tutto è pronto per partire, ognuno riesce ad avere un buono spazio di manovra per godersi in serenità lo show: le prime note suonate da Thomas Mars e soci sono quelle di Ti Amo, tratta dall’omonimo album uscito quest’anno. Il sound è inconfondibile, pulito ed elegante, come anche lo stage, che di fatto si avvale solo di un semplice gioco di luci puntate sui componenti della band. I ragazzi sul palco sono da subito pimpanti e il pubblico non è da meno, infatti, finito il brano, sommerge la band di applausi: Thomas è sorpreso e ringrazia più volte.
Lasso, Entertainment, Liszotomania non fanno star fermo il pubblico neanche per un momento, il parterre si trasforma in un festoso dancefloor; sta accadendo proprio quello che mi aspettavo, i Phoenix si rivelano dei buoni intrattenitori, oltre che dei raffinati musicisti: il chitarrista, Christian Mazzalai, si diverte a posare su bordo palco per i fan e guarda le prime file sorridendo divertito. Il tempo trascorre veloce, e la scaletta ci propone brani nuovi e meno nuovi tratti dai sei album usciti fra il 2000 e il 2017. Con SunsKrupt, i Phoenix mixano l’indie rock più puro all’elettronica, applicando a regola d’arte la lezione dei loro maestri e amici Daft Punk. Questo viene sottolineato ancor di più durante l’esecuzione di If I ever feel better, acclamata e cantata a granvoce da tutti, che viene intrecciata sul finire a Funky Squaredance in pieno stile Daft Punk, appunto.
Durante Armistice Thomas scende giù dal palco, sale su una transenna e canta fra il pubblico che si accalca tutto attorno a lui, questo non sarà l’unico momento di incontro ravvicinato col pubblico, infatti per Countdown, Thomas canta sotto il palco insieme ai fan, accompagnato da Mazzalai che resta solo sul palco, ne esce fuori un duo acustico voce e chitarra eseguito a distanza niente male.
Il cantante, marito di Sophia Coppola, risale sullo stage giusto il tempo di eseguire gli ultimi brani Rome, Fior di latte e 1901 per poi tornare sotto il palco e farsi trascinare dalle mani del pubblico fino a metà parterre, sulle note dell’ultimo pezzo di questa serata, Ti amo di più.

Fra una canzone e l’altra, stasera Thomas ha trovato il tempo di osservare di non aver mai suonato a Roma (e dopo oggi sono sicura che ritorneranno) e di notare che il pubblico sa tutte le parole delle canzoni: l’empatia era nell’aria e il merito è tutto di questa band che ci ha riportato ai vecchi fasti dell’indie-rock degli anni duemila con gusto e uno stile raffinato che li ha sempre contraddistinti.

Arianna Cacciotti | Foto: Federica Dell’Isola

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Qube Music

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