Underground Mood

I favolosi ’80

Anni caratterizzati da stabilità economica, benessere e spensieratezza. Musicalmente da nuove tendenze, sia di musica “impegnata” (erede degli anni ’70) che neo-romantica…

Da un punto di vista musicale che cosa hanno rappresentato gli anni ’80?

Gli anni ’80 furono anni caratterizzati da stabilità economica, benessere e spensieratezza. Musicalmente da nuove tendenze, sia di musica “impegnata” (erede degli anni ’70) che neo-romantica, frutto di quella “leggerezza” che soprattutto tra i giovani stava prendendo largo. I favolosi anni ’80…

Chi era ragazzo allora ricorda bene questa dicotomia, tra due stili di vita in cui la musica era un fattore determinante di appartenenza: da una parte chi ascoltava autori rock e punk, rivendicando la propria natura “intellettuale” e ribelle, dall’altra la nascita di una generazione più legata a tematiche “soft” e ai nuovi gruppi pop che da lì a poco si sarebbero imposti sulla scena: i Duran Duran di Simon Le Bon e gli Spandau Ballet di Tony Hadley.

Un panorama musicale molto vario, dunque, che spaziava dalle atmosfere rock e dark (Iggy Pop, Billy Idol, Sex Pistols, Adam and the Ants, Cure, primi U2), scaturite sul finire degli anni ’70, fino alle sfumature più colorate del pop, della musica new wave ed elettronica: Wham, Culture Club, Eurythmics, Visage, Ultravox, New Order, Talking Heads, Kraftwerk, Pet Shop Boys, Grace Jones, Bronski Beat, Jimmy Sommerville, Marc Almond, Frankie Goes to Hollywood, The Smiths, REM,  solo per citarne alcuni in un universo davvero infinito.

madonna-80

Se oggi l’ambito musicale vive una fase di remissione, probabilmente sintomatica dei tempi che viviamo (della crisi), nella quale è difficile identificare una colonna sonora portante universale e dove la sperimentazione è molto legata a sonorità più “asciutte”… a quei tempi nelle radio ed in televisione (con la nascita delle prime trasmissioni tv dedicate esclusivamente alla musica) imperversava questa colonna sonora varia ed infinita.

Un Big Bang di creatività che vide la nascita di centinaia di stelle (alcune meteore) tutte dedite a nuove ricerche musicali: new wave, punk, post-punk, dance, elettronica. Un punto che diede origine ad una moltitudine di stili…

Perché gli anni ’80, leggerezza a parte, rappresentarono un periodo di grande innovazione ed ecletticità, con una pro­li­fe­ra­zio­ne di ge­ne­ri e sottogeneri: metal, punk-core, black music, soul, disco, funk, e nella dance… techno e house che esploderanno nella seconda metà del decennio.

Anche il panorama mainstream vide in questi anni uno dei momenti di maggiore proliferazione, con lo sbocciare di artisti destinati a diventare fenomeni planetari: Madonna (con Like a Vir­gin), Michael Jackson, Elton John e David Bowie (eredi dei ’70 che esplodono a livello di vendite negli ’80) e in campo rock: i Queen, gli U2 e i Genesis.

E’ inoltre il momento dei grandi eventi che coinvolgono l’intero pianeta.

Il LIVE AID  tenutosi il 13 luglio 1985 in diverse località dei quattro Continenti (Londra, Filadelfia, Sydney e Mosca), organizzato da Bob Geldof e Midge Ure con lo scopo di ricavare fondi da devolvere ai paesi poveri dell’Africa, è considerato uno dei più grandi concerti rock della storia ed è stato il più diffuso collegamento via satellite e la più imponente trasmissione televisiva di tutti i tempi: con due miliardi e mezzo di ascoltatori di cento paesi collegati in diretta. Un evento straordinario ed irripetibile che ha senza dubbio caratterizzato gli anni ’80.

In concomitanza con il Live Aid regnano nelle radio di tutto il mondo due canzoni che segnano indelebilmente tutta quella stagione: We Are the World e Do They Know It’s Christmas?, brani musicali incisi a scopo benefico dagli USA for Africa e dalla Band Aid, gruppi di celebrità della musica pop impegnati nella raccolta fondi per i paesi più disagiati del continente africano.

L’Italia

Per l’I­ta­lia gli ’80 segnano un pe­rio­do di remissione se con­fron­ta­ti con il decennio precedente, de­cen­nio in cui po­te­va­mo van­ta­re l’apice creativo della scuo­la can­tau­to­ria­le. Una de­ca­den­za che va di pari passo con quel­la cul­tu­ra­le e po­li­ti­ca, con l’av­ven­to della tv commerciale (Mediaset in primis) e di una nuova so­cie­tà in­di­vi­dua­li­sta e qua­lun­qui­sta. E’ il periodo degli Yuppies, gli Young Urban Professional, termine inglese che indica un giovane professionista “rampante” che abbraccia la comunità economica capitalista. Nasce il mito dell’uomo d’affari giovane e dinamico che ha tempo unicamente per il suo lavoro, con l’ostentazione di uno stile di vita e di una ricchezza non sempre reali…. dove è la superficie delle cose a prevalere… l’apparire sull’essere.

Per questi motivi gli anni ’80 vennero considerati anni “frivoli” e kitsch a dispetto dei più “impegnati” ed impegnativi ’70, mentre in verità segnarono un periodo di grande COLORE, variopinto di generi attualmente rivalutato.

La crisi della mu­si­ca im­pe­gna­ta cantautorale lascia il passo in Italia da un lato alle tendenze più pop e commerciali Sa­bri­na Sa­ler­no e Sa­man­tha Fox, Spagna, Sandy Marton, e dall’altro a rock e new-wave eredi della più grande tradizione dei ’70:  Lit­fi­ba, Dia­fram­ma, CCCP, Ne­ga­zio­ne, Denovo, Moda, Neon, Gaznevda.

Artisti rock che segneranno il futuro… fino ad oggi…

Autore

Qube Music

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