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I Chemical Brothers al Rock in Roma

La vita ci mette sempre davanti delle scelte e oggi, nonostante ci fosse anche Myles Kennedy al teatro di Ostia Antica (evento sempre all’interno del Rock in Roma), io ho scelto di presenziare il live set dei Chemical Brothers all’Ippodromo delle Capannelle: non potevo proprio esimermi dall’andare ad ascoltare quelle due vecchie volpi, coloro fra i quali ci hanno donato il Big Beat!

In assetto da guerra mi muovo verso l’Ippodromo quando il sole sta cedendo il cielo alla luna.

L’inizio del set dei “fratelli chimici” è privisto per le 22:15. Quando arrivo nel parterre si prospetta davanti a me una situazione fantastica, c’è di tutto: dal ragazzo di 18 anni, al trentenne, passando per i quarantenni e oltre. Tutti gli amanti del genere, e tutti quelli che hanno ballato sulle note del duo inglese negli anni novanta, sono accorsi a Capannelle stasera. L’occasione è di quelle imperdibili.

Birra a fiumi, euforia alle stelle, il pubblico viene riscaldanto ben benino con un djset elettronico ad hoc per la serata. Durante l’attesa mi gusto parecchie scene divertenti con gente che si dimena e altra che balla in modi bizzarri. Valeva essere presenti già solo per guardare le persone che ti camminano attorno. A parte qualche siparietto, vedo che fra le prime file c’è poca gente allora decido di muovermi e piazzarmi proprio in transenna alla destra delle console.

Tom Rowlands e Ed Simons non si fanno attendere molto, intorno le 22:30 sulle note di Tomorrow never knows (nella versione originale di Junior Parker) iniziano il loro live set.

Da qui in poi assistiamo ad un grande spettacolo multimediale e sensoriale che coinvolge udito e vista: sul ledwall alle spalle dei djs compaiono animazioni diverse per ogni pezzo, le luci stroboscopiche sparate ad intermittenza, di quelle non adatte ad un epilettico, vanno a ritmo di musica. Tutto è studiato alla perfezione. Oltre a ballare come dei forsennati, i presenti sono rapiti anche dalle proiezioni che si susseguono. Un gran bel lavoro di grafica.

Il set prosegue con Go, Do it again, Free yourself, EBW 12, Believe, non c’è un pezzo dove qualcuno stia fermo, a parte un tipo sulla cinquantina con zaino al seguito che rimane immobile per quasi tutto lo show! Fra gente che va, gente che passa, gente che prova a mettersi davanti a me e che caccio via con la consueta gentilezza che uso in questi casi, si arriva al pezzo che tutti, ma proprio tutti (pure quello con lo zainetto dietro a me) aspettavano: Hey boy hey girls. Ma come posso descrivere a parole un momento come quello, dove tutto ti scorre addosso senza neanche accorgertene? Un pezzo che abbiamo ballato e riballato in mille serate dal 1999 ad oggi! Nonostante avrei preferito una versione più lunga, questo momento rimarrà indelebile nella memoria di tutti i presenti, sarà un fatto da raccontare ai pronipoti “Bella ti piace questa canzone? Io la ballai di fronte quei due bravi ragazzi anglosassoni nel lontano 2018!”.

Tornando al presente, si prosegue con Saturate e vengono fatti volare fra la folla giganti palloni di gomma e subito il pubblico si precipita a farli volare in aria. Sulla combo Elektrobank /Piku playground compaiono sul palco due giganti robot che ballano e “sparaflashiano” il parterre.

Escape Velocity/The Golden Path, Acid Children/Under the Influence, Snow/Surface to Air i brani sono tutti accompagnati da giochi di laser. Ogni tanto Tom ed Ed scendono dalla loro postazione per fomentare ancor di più i fan, come se ce ne fosse bisogno!

Con Galvanize partono i cori dei presenti, tutti cantano all’unisono “World… my finger is on the button, push the button”. Prendo il cellulare per fare un paio di foto e vedo che sono le 23:50, realizzo che a breve finirà lo show e allora, con le ultime forze che mi restano, mi lascio definitivamente trascinare dei pezzi finali Song to the siren, Chemical, Leave home e Block rockin’ beats.

Quando la musica si stoppa definitivamente, nel ledwall appare la scritta “Love is all”, i due scendono dalle proprie postazioni e arrivano a bordo palco a salutare i fan, concludendo il tutto abbracciandosi l’un l’altro.

Davanti a artisti di questo calibro non ci sono parole o commenti che tengano. Ringrazio solo di aver avuto l’opportunità di sentirli dal vivo. Sarà che non avevo mai preso parte ad un set del genere, sarà che i due sono dei mostri sacri e con fare quasi artigianale mixano rock, techno e psychedelic facendo ballare anche le pietre, ma veramente non resta che rendersi conto di aver assistito ad uno show che con molta probabilità non si rivedrà facilmente nei prossimissimi anni.

Me ne vado a dormire con questa consapevolezza e quasi due ore di live nelle orecchie, sapendo che mi fischieranno per le prossime settimane.

 Arianna Cacciotti

Autore

Qube Music

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