Interviste

Holograph: musica elettronica, scienza e Arduino

Dario Marturano, in arte Holograph, ci racconta la sua esperienza all’Home Festival 2016 di Treviso e della stretta connessione tra scienza e musica elettronica grazie anche ad Arduino

Holograph nasce dall’esigenza di coniugare in unico progetto due passioni: la musica, dall’elettronica alle sonorità più acustiche e la tecnologia legata al mondo dei maker, una storta di artigiani 2.0. L’EP omonimo è il frutto del lavoro degli ultimi due anni, nonostante alcune tracce risalgono a molto prima, in cui ogni brano racconta con la musica ogni singolo periodo degli ultimi due anni di Dario Marturano in arte Holograph. I brani sono stati interamente suonati e registrati da Holograph, compresi i vari loop e sample: tutti originali, realizzati suonando chitarre o bassi senza dover ricorrere al campionamento di qualche canzone già esistente. Sono di Holograph anche alcuni chop vocali, altri invece di artisti registrati durante gli anni. Noi di Qube Music lo abbiamo intervistato per voi.

– Iniziamo con la tua partecipazione all’Home Festival 2016 a Treviso, com’è stato eseguire Emptiness davanti ad un pubblico così grande?

Beh sicuramente emozionante, era una data che non vedevo l’ora di fare. Mi ero già esibito a ben tre anteprime dell’Home Festival, una a Milano durante la Design Week, una a Jesolo e una in centro a Treviso. Diciamo che è stato un po’ il coronamento del lavoro svolto negli ultimi anni.

– A quale Festival Internazionale, anche viaggiando con la fantasia, ti piacerebbe partecipare?

Beh viaggiando tanto con la fantasia potrei dirti il Coachella, il Melt o il Sonar. Ma anche il Club To Club a Torino non mi dispiacerebbe. Ma in realtà, il mio piccolo sogno nel cassetto, non sono i grandi festival ma sarebbe suonare ad una Boiler Room.

– Arduino è il sistema che controlla gli otto cubi luminosi che ti accompagnano nei video e anche nei live. Spiegaci come funziona.

Oltre agli 8 cubi luminosi controlla anche 3 neon blu che utilizzo per i momenti più d’atmosfera durante i live. Sostanzialmente ho creato un gioco di luci perfettamente sincronizzato agli strumenti del brano, talvolta seguono la batterie, altre volte i synth, altre volte le voci, dipende un po’ da quale parte voglio dare risalto. Sostanzialmente ho programmato Arduino, correlato da alcuni circuiti che ho costruito, in modo che ricevendo una nota in input eroghi corrente al cubo o neon corrispondente.

– Perché questa connessione tra scienza e musica?

Soprattutto nella musica elettronica, la scienza è una componete molto importante, in fondo si parla di forme d’onda, oscillatori, filtri, modulazioni. Poi anche la musica in se ha tutta una teoria sulle frequenze, le armoniche, ecc… quasi matematica. Il compito dell’artista è quello di utilizzare questi strumenti apparentemente sterili e creare qualcosa di gradevole al pubblico. Io, oltre che con la musica, l’ho fatto con l’elettronica e l’informatica, creando uno spettacolo luminoso differente da quello che si può normalmente vedere in un concerto.

– Nelle tue sonorità e nel video di Emptiness vedo molto dei Royksopp, è una cosa che c’è solo nella mia immaginazione? O hai veramente qualcosa in comune con loro?

I Royksopp mi piacciono e apprezzo molto che tu mi abbia affiancato a loro anche se in realtà non sono tra le mie fonti d’ispirazione durante la stesura dei brani. Generalmente mi rifaccio ad artisti emersi negli ultimi 3-4 anni o a quelli del periodo electro.

– Quali artisti sono sicuramente parte del bagaglio emotivo che sfrutti quando componi?

Ricollegandomi alla domanda precedente ti faccio qualche nome, riguardo ad artisti più recenti posso sicuramente citarti Flume, Porter Robinson, Odesza, Goldpanda mentre del periodo electro Bloody Beetroots, Justice, Crystal Castles, Digitalism ecc..

– Piccola domanda personale: ho visto nel video di Pyrite che hai tatuato un albero sull’avambraccio sinistro. L’albero è un tema ricorrente, come mai? Quale simbolismo ha?

Quello che ho tatuato è un albero spoglio con uno stormo di uccelli che spiccano il volo, non ha un significato particolare, semplicemente la sensazione che mi evocava quell’immagine rappresentava un po’ lo stato d’animo del periodo in cui l’ho fatto. Forse ora il tema più ricorrente è quello della luce, rappresentato dalla lampadina, ma non so se me la tatuerò stavolta 🙂

Francesca Romana Piccioni

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Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.