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Giulia Villari: voce, chitarra e grande schermo

Giulia Villari, viso d’angelo e voce soave, a quattro anni dall’uscita di River, si racconta in questa intervista, densa di novità

Giulia Villari, viso d’angelo e voce soave, a quattro anni dall’uscita di River, si racconta in questa intervista, densa di novità.                                              

– Giulia, raccontaci come è nata Coral Red e come è stata scelta per il film “io e lei”. Che effetto ti ha fatto sentire una tua canzone in un film? 

“Coral red” l’ho scritta qualche tempo fa, ricordo esattamente il momento: volevo parlare della fine di un rapporto, di un rapporto bello che però si era esaurito. Ero nella casa dove ho abitato prima di venire a stare dove sto ora, in una stanza in affitto al terzo piano di una bella palazzina, ed era primavera. Credo che nella loro semplicità, le parole e la musica siano riuscite ad esprimere quel sentimento.

Sante, il mio produttore e chitarrista, e gli altri musicisti che hanno lavorato insieme a me, Simone e Alessandro, hanno saputo cogliere questo messaggio e io penso, di dargli un valore in più.

Nella scorsa primavera sono stata poi contattata dal montatore del film “Io e lei” di Maria Sole Tognazzi, che cercava per la colonna sonora una voce femminile. Gli mandai tutto quello che avevo e a cui stavo lavorando e loro scelsero proprio “Coral red”. Solo ad agosto però mi dissero che avevano chiuso il film e che la mia canzone era dentro. È stato molto emozionante sentire la mia canzone dalle grandi casse della sala cinematografica (non mi era mai successo prima!) e vedere come avevano combinato la mia musica alle immagini e al racconto del film!

– Stai lavorando a nuove canzoni… Dacci qualche indiscrezione!

Siamo un bel pezzo avanti per fortuna e non vedo l’ora di farvi sentire tutto! Il suono del nuovo disco credo sarà più elaborato di quello di “River”, che è stato il mio debutto: ci saranno diversi synth, chitarre molto particolari e ritmiche ben studiate. Anche la mia voce è molto cambiata in questo tempo!

Studiato, elaborato, spero originale, ma sempre sincero e sanguigno, cioè al modo in cui sono io…

– Ascoltandoti, ci si ritrova in un’atmosfera sognante e intima, e la prima impressione che si ha di te è che tu sei estremamente timida e riservata, eppure hai un meraviglioso rapporto con il pubblico, come lo spieghi? 

Credo perché è proprio questa canzone che è un racconto dei miei sentimenti più intimi, e l’arrangiamento coglie, rispecchia e valorizza questo aspetto. Questo non vuol dire che io sia timida, tutt’altro: non ho paura e anzi trovo sia un privilegio avere l’occasione di aprirmi ad un pubblico ed esprimere delle emozioni per emozionare. È quello che vorrei riuscire a fare.

– Nel tuo background musicale si trovano molti accenni a Joni Mitchell, Bob Dylan e PJ Harvey: sono questi i modelli a cui ti ispiri? 

Beh, hai citato alcuni dei nomi più importanti e forse un po’ tutti ci ispiriamo a quelli! Joni Mitchell la amo da sempre, soprattutto per le sue incursioni nel jazz, che è la musica che forse ascolto di più e che ho studiato per tanti anni a scuola.

Dylan è il più grande cantautore di tutti i tempi, rivoluzionario, geniale, un personaggio affascinante per il suo carattere mutevole, irriverente e imprevedibile. PJ Harvey ha poi cambiato negli anni ’90, cioè gli anni della mia adolescenza, l’immagine della cantautrice donna, e tutte inevitabilmente ci ispiriamo un poco a lei. Ma ci sono anche nomi più recenti, St. Vincent ad esempio, oppure più assurdi, come il cantautore brasiliano Antonio Carlos Jobim, che ti potrei citare tra i miei ascolti quotidiani.

– Se potessi scegliere una collaborazione con un “mostro sacro” della musica, a chi andrebbe il tuo pensiero?

Non ti nego di averlo provato anche a contattare per fargli ascoltare le mie cose nuove… Dopo aver raggiunto Rob Ellis per il mio scorso disco che era il produttore dei miei sogni, ho quasi sperato che la fortuna potesse girare a mio favore anche stavolta! Parlo di Nels Cline, chitarrista genio dei Wilco, che sono una delle mie band preferite in assoluto, una di quelle band magicamente assortite, nelle quali se mancasse un solo componente quella perfezione assoluta verrebbe meno. Cline riesce ad ipnotizzarmi con le melodie e il suono della sua chitarra! 

– Sei una cantautrice affermata e una “dottoranda” universitaria: cosa vuole fare Giulia da grande?

Si è vero, tra non molto sarò dottore di ricerca in Filologia Romanza! È per questo che il lavoro per questo disco ha dei tempi dilatati, perché devo conciliare la mia musica con la mia ricerca all’Università. Le due cose in fondo non sono però molto distanti perché io mi occupo di poesia e in particolare la poesia che studio, quella dell’epoca della nascita delle lingue volgari provenienti dal latino in Europa, originariamente era cantata. Non è un caso che nel mio dipartimento siano passati e passino diversi musicisti: Niccolò Fabi ad esempio si è laureto con il mio stesso professore. Un ambito arricchisce l’altro e porto avanti entrambi i fronti con uguale impegno e passione.

– Quali sono gli imminenti live in cui potremo ammirarti?

Giovedì prossimo, 22 ottobre sono dal vivo in un locale che mi piace molto a Roma, al Black Market di Monti. È la prima volta che ci suono e non vedo l’ora! Domenica 25 invece sarò ospite di Valerio Mirabella per qualche canzone e un’interista dal vivo al Monk Club sempre di Roma per la sua trasmissione “That’s all folks!”. Probabilmente riusciremo a proiettare in questa occasione in anteprima il video di “Coral red”, per cui non mancate! Neanche tu Flavia!

Flavia Elisabetta Munafò 

Autore

Qube Music

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