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Frida Kahlo “oltre il mito”…

La mostra a Milano su Frida Kahlo

Una promessa.

È di questo che vi parlano quando sponsorizzano la mostra di Frida Kahlo a Milano: la promessa di andare “oltre il mito”, di permettere a Frida di raccontarsi, per una volta, senza che nessuno lo faccia al suo posto.

Mi sono preoccupata subito di questo aspetto, cioè come si può dare un’impronta personale all’esposizione di un personaggio del genere? Come poteva Frida parlare per se stessa, non strumentalizzando la sua vita come di consueto nella cultura di massa?

La risposta, ovviamente, è che non si è riusciti nell’intento.

Per tutta l’esposizione si cerca in modo anche un po’ forzato di assumere il punto di vista dell’artista. Trovo fastidioso che ogni minimo schizzo debba essere interpretato da critici postumi, che offrono la loro prospettiva su quadri dipinti, sembra quasi, per caso. La maggior parte dei dipinti esposti si compone di ritratti e autoritratti, nemmeno tutti particolarmente incisivi. Chi frequenta la mostra sa già chi sia Frida e cosa abbia fatto: in partenza, gli spettatori sono più interessati a Frida come icona “femminista” piuttosto che come artista, paradossalmente.

La mostra inizia con un video dalle animazioni eccellenti che racconta la vita dell’artista tramite un dialogo fittizio con la personificazione della morte. Si assegna subito a Frida un ruolo da attrice tragica, che si trascinerà per tutta la mostra, fino al fatalismo massimo della citazione finale. La mostra si concentra poi su ambiti diversi della sua vita: la donna, l’amore, la politica, il dolore ecc…. Ognuno di questi è introdotto da un pannello di spiegazione sul suo rapporto con il tema e su quello che lei vuole rappresentare in tutte le opere.

In modo molto schietto, ci saranno tre o quattro quadri veramente originali, mentre il resto è tranquillamente da bypassare in fretta, se non siete amanti del genere. La pittura di Frida è colorata e vivace come le sue radici messicane, ma i soggetti sono quelli della tradizione. Le uniche parti che ho veramente apprezzato sono i video originali di Frida con Diego Rivera (suo marito, infedele per la maggior parte della vita), oltre che le fotografie di famiglia, in cui si ritrova una Frida spensierata, giovane e libera, come non la si vede mai. Interessante è anche la critica al capitalismo e la sua adorazione per Stalin, di cui teneva una foto anche sopra la vasca da bagno.

In conclusione, il mio parere sull’esposizione è contrastante: ho apprezzato il “contorno” dei quadri, ma non del tutto la vera e propria mostra e tantomeno la disposizione scelta dal museo. L’unpopular opinion che ho maturato è una sola e schietta verità: Frida è sopravvalutata. Può piacervi l’emozione dietro alcuni quadri, ma non è sicuramente l’artista eclettica che molti idealizzano.

Se conoscete già il personaggio e la vita di Frida, e non vi spaventa una possibile delusione, la mostra fa per voi. Se avete, come la sottoscritta, aspettative sul personaggio, meglio abbandonarle. Per chiunque, invece, non conosca Frida, è interessante scoprirla attraverso la mostra, ma sempre con la consapevolezza che qualcuno racconterà l’artista al posto suo, o forse addirittura al posto vostro.

Giulia Lo Surdo

Autore

Qube Music

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