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Fabrizio Moro “batte la Lodigiani dieci a zero in casa”

Il Talento di Fabrizio Moro è puro ed indiscutibile. Nella sua magnifica semplicità rappresenta tutto ciò di cui abbiamo bisogno oggi, una voce vera e “partigiana” per dire: “Basta, è ora di cambiare!”.

A grande richiesta dei propri fan, dopo i due sold-out registrati ad Aprile 2015, ieri sera Fabrizio Moro è salito nuovamente su un palco importante della Capitale – la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica – per stringere a sé il caloroso pubblico della propria città.

Un concerto caratterizzato dal rapporto diretto – atavico – che l’artista di San Basilio ha saputo instaurare con i propri concittadini che già lo hanno eletto a loro portavoce ed idolo.

Alle 21.00 la sala è gremita e tutti indossano rigorosamente la t-shirt della Fattoria del Moro: ragazzi, ma anche intere famiglie: nonni, padri e figli accorsi insieme per assistere allo show che da lì a poco infiammerà la platea.

Volendo azzardare un paragone sportivo, dato che Fabrizio Moro è anche un fine appassionato di calcio, il cantautore riesce a suscitare nel pubblico romano quella stessa passione che in ambito calcistico la città ha saputo riservare a determinati campioni. Ed infatti la Cavea già prima del concerto echeggia di cori e ovazioni da stadio, con i fan in piedi che reclamano a gran voce l’uscita sul palco dell’artista.

Alle 21.30 in punto si accendono i riflettori e i musicisti salgono in scena accolti da un boato che fa tremare l’intero Auditorium. Il live inizia e il Moro regala sin da subito al pubblico una massiccia dose di brividi tale da permettergli di entrare nel vivo della serata e di intonare tutti in un’unica grande emozione che scorrerà con la medesima intensità fino alla fine del concerto.

Sugli spalti si salta e si balla, mani al cielo ogni canzone viene recitata a memoria da tutti i presenti siano essi ragazzi o adulti brizzolati. E’ il momento di “ALESSANDRA”, il parterre si incendia definitivamente e i più giovani si riversano dalle poltrone direttamente sottopalco per sfiorare con mano il proprio beniamino. Una festa incontenibile!  Quindi è il momento di una breve pausa. Fabrizio Moro imbraccia la chitarra ed inizia a dialogare con i fan.

“Improvvisiamo!”, dice… incurante di ogni “protocollo” e di ogni set list. Teso sempre ed unicamente verso il proprio pubblico.

Una considerazione che viene spontanea, dopo aver ascoltato i primi brani del concerto, è che il cantante sa dare vita ad uno show intenso a tal punto che lo possiamo considerare l’erede più promettente della più importante tradizione cantautorale italiana, quella dei Dalla e dei De Gregori, dei Rino Gaetano e dei Vasco Rossi per intenderci. Segno che la musica d’autore ha ancora margini di espressione, e che quella tradizione non si estinguerà con i grandi nomi, perché altri grandi autori si stanno affacciando sulla scena per raccontare la propria storia e scalare nuove vette.

Fabrizio sta certamente percorrendo la strada che porta successo con passo spedito ed è al contempo un’artista impegnato tanto che la scaletta di ogni suo concerto non può prescindere da brani legati a tematiche storico-sociali importanti. Vengono eseguite: “IO SO TUTTO”, canzone tratta dall’album “L’Inizio” ed ispirata alla figura dell’Onorevole Giulio Andreotti, “L’ITALIA E’ DI TUTTI” sulle stragi di Stato, e “PENSA” dedicata alle vittime di mafia che il cantautore cita prima di intonare il pezzo: da Ninni Cassarà a Carlo Alberto Dalla Chiesa, fino a Francesca Morvillo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E’ il frangente “politico” in cui Moro riesce a toccare le corde giuste per denunciare l’ipocrisia dell’Italia più marcia e corrotta… perché questo straordinario artista non ha peli sulla lingua quando si tratta di mandarla a dire.

Il concerto prosegue quindi in un continuo crescendo dove la voce del cantautore, infaticabile, diviene protagonista e martella ruvida e potente mandando in visibilio i fan.

Volendo nuovamente sintetizzare le impressioni di questo concerto con un linguaggio utilizzato in ambito prettamente calcistico si potrebbe dire: “Fabrizio Moro ieri sera è sceso “in campo”, sul palco limitrofo allo Stadio Olimpico, rifilando alla Lodigiani un secco 10 a zero in casa, e dando grande prova di sé. Partita facile dinnanzi al proprio pubblico in totale delirio. Un trionfo!”.

Unico appunto. L’intera performance scorre su un solo binario prestabilito: lo strettissimo rapporto Moro-fan, che secondo il parere di chi scrive limita un po’ le reali potenzialità del cantautore. Dotato di un ampio repertorio di canzoni bellissime, Fabrizio avrebbe margine per creare uno spettacolo più strutturato in grado di coinvolgere altre fasce di pubblico. Spettacolo che potrebbe essere arricchito con luci e scenografie più curate e musicalmente con arrangiamenti in grado di esaltare maggiormente alcuni pezzi, per avere all’interno dello show momenti emotivi diversi con un risultato più corposo e vario. Ma al di là di questa considerazione tecnica il talento di Fabrizio Mobrici è puro ed indiscutibile. Nella sua magnifica semplicità rappresenta tutto ciò di cui abbiamo bisogno oggi, una voce vera e “partigiana” per dire: “Basta, è ora di cambiare!”.

Stefano Campa | Foto: Danilo D’Auria

Autore

Stefano Campa

Stefano Campa

Grafico, esperto di comunicazione e scrittore. Negli anni ’90 ha alternato la passione per l’arte e la letteratura prendendo parte a numerose attività culturali. Nel 1991 ha pubblicato il suo primo libro di poesie in collaborazione con altri scrittori e nel 1994 è stato inserito nell’Italian Modern Art Yearbook. Tra il 1995 ed il 2000 ha impartito lezioni di disegno e teoria della comunicazione in un liceo della Capitale e ha lavorato presso diversi studi di arte contemporanea, graphic design e pubblicità. Nel 2001 ha creato la propria agenzia di Comunicazione e Web e dal 2002 al 2010 è stato impiegato come Web Manager & Communication Officer presso un’Organizzazione Umanitaria Internazionale, con sede in Svizzera. Attualmente è editore di alcune realtà online.