Interviste

Due chiacchiere con Il Branco e l’esclusiva sul nuovo disco

Il Branco nasce cinque anni fa, ma Nicola Pressi e Francesco Gambini se ne accorgono solo nel Febbraio 2015. I due, dopo aver condiviso anni universitari e alcune esperienze musicali, spinti dall’urgenza condivisa di esprimersi e seguendo una nuova alchimia scoperta e non cercata, iniziano a scrivere dei nuovi pezzi a quattro mani (Francesco ai testi, Nicola alle musiche). I testi hanno atmosfere metropolitane e post apocalittiche, incrociandosi spesso a visioni d’amore dantesco e irrisolto. Le melodie, tipicamente d’oltremanica, si appoggiano ad un mood cantautorale con forti vene punk. Nel Giugno 2015, con l’inizio dell’attività live, al gruppo si unisce Leonardo Pressi, corista e polistrumentista cui vengono affidate percussioni e drum pad.Da Settembre 2015 Il Branco accoglie Leonardo Luciani, che ha mixato e masterizzato l’intero EP e arruolato in seguito come fonico.

Ho avuto la fortuna e il piacere di incontrare questo eccezionale e promettente gruppo al Muso Festival di Oriolo Romano (VT). Testi e musiche mi hanno lasciata letteralmente incantata, in particolare il pezzo “Il teorema di Neanderthal” . Non a caso le influenze musicali e letterarie di questi ragazzi non mentono, non poteva che venirne fuori un progetto sincero e profondo. Forse sarò di parte per alcune delle risposte che mi hanno dato, che rispecchiano anche i mie gusti da molti punti di vista, ma che vi devo dire? I brividi non si possono spiegare, come per  l’amore e il dolore non bastano le parole, ci vuole anche la musica, ascoltare per credere…  e nel mentre leggetevi anche questa bella intervista.

– Le vostre canzoni trattano di “amore dantesco e irrisolto”, la musica può essere intesa come cura o meglio come una terapia?

Nicola: Io posso dire solo di no. La musica non è una terapia, il resto te lo dice Francesco.

Francesco: La definizione di “amore dantesco e irrisolto” sono parole sue in verità… Che però interpretano alla perfezione quello che è il mio modo di scrivere. Tutti i testi ed il loro filo conduttore sono su un amore dantesco e quindi irrisolto, ma la musica non è una cura. La musica è la patologia che ti spinge a trovare una cura e quindi quello che facciamo, dal mio punto di vista, è la rincorsa alla guarigione che però so che non raggiungeremo mai.

– Perché proprio “Il Branco”?

Nicola: Perché no? Credo che il nome del gruppo sia la cosa più bella che abbia fatto io negli ultimi due anni. E’ un nome singolare, maschile e collettivo. Rappresenta con un solo sostantivo un gruppo, in questo caso di persone, indefinito. Ci permette di manifestare il senso di appartenenza a qualcosa che è più grande di noi, ma di cui tu fai parte e nel quale cresci giorno per giorno. Dal mio punto di vista è la cosa più bella che possa esistere. Non ho mai parlato prima di questo particolare, ma quando penso a Il Branco, mi viene in mente anche lo spogliatoio negli sport di squadra e nel calcio in particolare. Tutti e tre abbiamo giocato a calcio per tanto tempo e fare parte di uno spogliatoio è fare parte di qualcosa che è più grande di te, ma che allo stesso tempo sei te. E’ una delle emozioni più belle da poter condividere con altre persone.

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– Dunque una sorta di famiglia?

Nicola: Il Branco è una famiglia!

Francesco: Sicuramente prevale Il Branco su di noi come singoli.

– Il vostro sound ha subito delle influenze? Quali artisti hanno fatto da ispirazione al vostro progetto?

Francesco: Ognuno di noi ti dovrebbe dire la sua su questo argomento. Dai Leo! Inizia te!

Leonardo: In realtà io ne avrei tantissimi, ma maggiormente mi ispiro alla musica anglosassone e poco alla musica italiana. I generi che prediligo sono il Brit e il Brit-Rock.

Francesco: Io tutto ciò che c’è di italiano l’ho sentito e l’ho sposato anche se magari li conoscevo solo io, ma li consideravo i più forti del mondo. Ho delle influenze un po’ particolari: post hardcore, punk, roba bruttissima e cattivissima. Ciò che mi appartiene o che vorrei che mi appartenesse,  è quello che fa parte dell’Indie italiano come i Verdena, Management del Dolore Post-Operatorio, Afterhours. Anche se possono sembrare banali per me sono stati l’influenza più forte. Poi ti potrei anche dire altri milioni di gruppi italiani che però forse conosco solo io: Chambers, Fine Before You Came, Mistonocivo, Sick Tamburo, Gazebo Penguins. E mi sono tenuto su quelli ancora dignitosamente conosciuti! (ride)

Nicola: Io in realtà vengo come Leonardo dal Brit-Rock, ma negli ultimi anni ho ascoltato molta musica italiana. La cosa che mi ha stupito di più in assoluto di noi è che abbiamo creato qualcosa che è stato chiamo dai più cantautorato-punk, genere che all’inizio non pensavamo minimamente si potesse fare. Tanti ci avvicinano a Rino Gaetano  per la voce, a I Ministri e a Vasco Brondi per i testi, anche se non sono gruppi che ho ascoltato come fonte di ispirazione primaria, però ben vengano questi accostamenti. Ti do un’esclusiva, per l’album che stiamo preparando ora, sto ascoltando contemporaneamente il terzultimo album dei RadioHead e i Rage Against The Machine.

– Ottimo! Inaspettatamente ho un’esclusiva sul prossimo disco! Ora che avete tirato fuori l’argomento ce ne parlate.

Francesco: Dai un piccolo spoiler si può fare…  Ti riveliamo il titolo del disco, sicura che lo vuoi sapere?

– Che domande! Ovvio che lo voglio sapere!

Francesco: Si chiamerà “Non fate caso al sorriso” e ci piace un sacco questo titolo!

Nicola: Perché è giusto contestualizzare con la copertina del disco, senza fare troppi spoiler, perché le due cose sono ciclicamente legate al fatto che abbiamo fatto l’università insieme, ma che ci siamo accorti solo dopo che avremmo potuto creare insieme un bel progetto.

Francesco: E’ legato alla nostra biografia, al fatto che cinque anni fa abbiamo fatto l’università insieme, e che poi è  scattata la scintilla, ci siamo capiti, siamo cresciuti e alla fine abbiamo deciso di fare le persone serie.

– Vi siete conosciuti all’università, avete frequentato insieme e solo dopo avete formato la band…

Nicola: Ci tengo a sottolineare una cosa, non è vero.

Francesco: Ma come? L’hai scritta tu la biografia!

Nicola: Io e Francesco abbiamo fondato questa band dopo l’università, ma in realtà ci conoscevamo già dal liceo scientifico, frequentavamo tutti e tre lo stesso istituto. Inoltre io e Leonardo abbiamo lo stesso cognome perché siamo cugini, cosa che però abbiamo scoperto dopo! Ci siamo ritrovati parenti tramite la musica! Io sapevo di avere questo cugino, ma non sapevo fosse lui. Tra me e Francesco al liceo non c’è stata mai una simpatia, ma neanche un’antipatia. Poi abbiamo fatto la stessa università nella nostra città, io continuavo a sapere chi era lui e viceversa, senza però avere particolari contatti. In seguito io sono andato a studiare a Siena e durante il mio secondo anno di corso, che per lui era il primo, cercavo disperatamente coinquilini. Sapendo che lui sarebbe dovuto venire a Siena l’ho contattato e così dal caso è venuta fuori questa cosa. Collaborazione che non ha riguardato lo studio.

Francesco: In un anno abbiamo studiato si e no un pomeriggio insieme e ci hanno steccato a tutti e due! (ridono) Con annessa figuraccia all’esame!

– Con chi non vi dispiacerebbe poter comporre qualcosa e avere una collaborazione?

Nicola: Con i Daft Punk!

Francesco: Dai di reale mi piacerebbe troppo con i Fine Before You Came, troppo!

Nicola: Io con i Management del Dolore Post-Operatorio. Io li apprezzo molto dal vivo, perché sono dei figli di beep ma sempre genuini, sono romagnoli e sono ingenuamente avanti a tutti.

– Secondo voi in una casa “rispettabile” quale disco non può e non deve assolutamente mancare?

Nicola: Ce l’ho! Grace di Jeff Buckley.

Francesco: Non al denaro non allamore né al cielo di Fabrizio De André.

Leonardo: Io ti mando un messaggio domani. Non so mai rispondere a questo tipo di domanda, mi dico sempre che devo prepararmi una risposta e poi mi dimentico. Ah no! Aspetta! Lazaretto di Jack White.ilbranco-inside-2– Per concludere al meglio questa intervista e per conoscervi ancora più profondamente vi chiedo di prescrivete un libro ai lettori della mia rubrica “Literary Prescriprions”.

Nicola: Bella domanda, non ce l’hanno mai fatta.

Francesco: Io ce l’ho! Norwegian Wood di Murakami. Troppo bello, muoiono tutti!

Leonardo: Anche io stavo per dire quello! Allora ti dico Palomar di Italo Calvino.

Nicola: E’ terribile questa domanda! Il circolo Pickwick di Dickens.

Ammetto che averli ascoltati suonare solo quattro canzoni non ha soddisfatto la mia voglia di conoscere meglio questa band, ma confido nel nuovo album, confido nelle parole di Francesco e nelle musiche di Nicola, sono convinta che continueranno a stupirci per molto molto tempo.

Ringrazio Il Branco per la disponibilità e per avermi regalato inaspettatamente la prima esclusiva della mia vita. Siete grandi!

Francesca Romana Piccioni

Autore

Francesca Romana Piccioni

Francesca Romana Piccioni

Classe 1985, nonostante una lieve forma di dislessia, ma grazie ad una volontà di ferro, impara a leggere precocemente. E’ ancora alle elementari quando una sua zia, al tempo Prof. di italiano, con il libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury prima, e con la trasposizione cinematografica di Truffaut poi, fa di lei una fissata del genere Sci-Fi e una nerd prima che l’esserlo diventasse di moda. Frequenta il Liceo Scientifico e la Facoltà di Medicina e Chirurgia, continuando a coltivare con tenacia la sua passione per la letteratura. Oltre ad aggiornare costantemente la sua già ricca collezione di libri, cinema, serie TV e scienza sono il suo pane quotidiano. Quando esce di casa, lo fa sempre con un libro in mano. Non si può mai sapere. Il tempo e il modo per leggere si trovano sempre.