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Diodato: live sotto la pioggia

Bella serata di rock-pop italiano dal sapore retrò, tra astri nascenti e conferme nostrane

E’ stato un bel live quello di Diodato a Villa Ada nonostante la pioggia torrenziale che ha cominciato a scendere copiosa su tutti dalla metà del concerto e che ha messo in fuga parecchia gente, ma che non è riuscita a rubare del tutto la scena alla band che ha continuato a suonare.

In tutta risposta, nel sottopalco si aprivano gli ombrelli mentre i meno previdenti si rifugiavano sotto gli alberi! Perché l’occasione è particolarmente speciale, evidentemente: Diodato si dichiara subito “emozionatissimo” per la tappa romana, per la quale coinvolge infatti degli ospiti “importanti” in una ensamble di archi e fiati che regala al live un tocco d’eleganza di altri tempi.

Un sapore retrò che si gusta già nell’esecuzione dei primi brani, tutti tratti dall’ultimo album, in un alternarsi di rock duro e momenti melodici, con echi della migliore canzone d’autore italiana, rivista con accenti beat, talvolta elettronici, altri più pop.

Ci fanno ballare con Mi fai morire e Ma che vuoi, dopo averci abbracciati con E non so neanche tu chi sei e Forse sono pazzo. Finché su I miei demoni entrano in scena i primi ospiti del gruppo invitato a Villa Ada: gli Gnu Quartet. E il brano che suonano insieme, il primo di un “tributo alla bellezza” di canzoni del passato recentemente riscoperte da Diodato, è premonitore: “Piove” di Domenico Modugno.

Se la pioggia viene annunciata con tanta poesia, come si può andarsene? Tanto più quando sul palco l’ensamble si completa con Roy Paci con i Velvet Brass e Rodrigo D’Erasmo, degli Afterhours.

Il momento emozionante tradisce in alcuni momenti il cantante sull’esecuzione di Arrivederci di Umberto Bindi, ma ci si riscatta subito con una coinvolgente versione de Il vino. Ancora un omaggio con Amore che vieni, amore che vai, rivisitazione da De Andrè che conquista la platea, nonostante il cielo coperto di nuvole cominci a dire la sua! La band sfida la situazione e ci si mette d’impegno per far “saltare” il pubblico che risponde agitando gli ombrelli sull’ironica ed elettronica Se solo avessi un altro.

Sotto la pioggia che cade inesorabilmente, il concerto va avanti accompagnando chi resta e lasciando chi se ne va con la piacevole sensazione di aver partecipato ad una bella serata di buona musica italiana. E quando si arriva all’auto fradici, questo fa la differenza!

Sara Cascelli | Foto: Danilo D’Auria

Autore

Sara Cascelli

Sara Cascelli

Classe 1977 è giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche. Ama la scrittura e la comunicazione. Collabora negli anni con diverse testate e magazine scrivendo prevalentemente di teatro, musica, eventi e realizzando numerose interviste. Si dedica contemporaneamente all’attività di ufficio stampa, dal teatro alla televisione e sperimenta l’esperienza radiofonica, tra web radio (3 stagioni su www.deliradio.it con Il Tè di Mezzanotte, e ora su www.mixcloud.it ), e FM (radio Manà Manà “38° Elemento”).