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D’Angelo and The Vanguard conquistano la Cavea

Il re del Soul di nuova generazione sul palco della Cavea a Roma per un concerto unico e irripetibile

La Cavea dell’Auditorium Parco della Musica ha regalato al pubblico uno spettacolo di quelli a cui Roma non è davvero abituata.

Le regole dell’Auditorium sono chiare i cellulari vanno spenti, non si scattano foto né video, e si sta tutti seduti sulla poltroncina con aria distinta. Certo.

Gli organizzatori devono davvero essersi messi le mani nei capelli quando D’Angelo dopo appena 4 minuti dall’inizio del concerto ha fatto quel cenno che in genere il pubblico aspetta con ansia per tutto il concerto, quel richiamo del “tutti sotto il palco!”… ecco dopo appena 4 minuti poltronissime centrali e settori laterali si sono trasformati in un posto unico. Il posto unico era sotto il microfono di D’Angelo a toccarlo e a fotografarlo con i cellulari a un millimetro dal naso.

D’Angelo è suo malgrado un sex symbol, per questo te lo immagineresti snob, superbo e con guardie del corpo in ogni lato del palco ad impedire che nessuna fan esaltata esageri, invece no. Non ha rifiutato nessuna mano tesa verso di lui, nessun batti pugno, nessuna foto, nessun video, nessun sorriso, si è lasciato toccare da chiunque ne manifestasse l’intenzione e si è proteso lui stesso per raggiungere anche le mani delle seconde file. Avesse potuto sarebbe sceso dal palco e avrebbe abbracciato una per una quelle persone. La dimostrazione di estrema umiltà nei confronti dei suoi sostenitori è qualcosa che ha scaldato il cuore del pubblico da subito.

Ad accompagnarlo sul palco per fare il resto della magia i The Vanguard, un’orchestra dall’anima black che trasuda Soul da tutti i pori, per una sera il piglio afro si è impossessato della Cavea.

Quello a cui abbiamo assistito è stato uno show di livelli altissimi, D’Angelo non si è risparmiato alternandosi tra la sua stupenda chitarra elettrica ed il piano, senza tralasciare intermezzi all’insegna di movenze seducenti e ammiccamenti, che hanno alzato di molto la temperatura nelle prime file.

Black Messiah” è la sua rinascita. Dopo quindici anni in cui la stampa lo aveva ormai messo nel cassetto dei talenti sprecati, è tornato a prendersi i suoi meriti. D’Angelo è il Re del Soul di nuova generazione.

E questa volta non si tratta solo di tormenti e struggimenti, quest’album dà voce anche ad altri tipi di malcontenti, e qui il nome scelto facilmente fraintendibile ha la sua spiegazione. Di certo non ha niente a che vedere con la religione o con l’autorefenzialismo. Ma dopo i fatti di Ferguson, l’invito è che siano tutti dei “predicatori” senza paure. Forse le masse sono più propense a sentirsi rappresentati da un rapper in rivolta, molto meno da chi tocca certe corde con cotanto stile, ma D’Angelo punta in alto e non tutti possono salire fin lì.

La scaletta è stata breve ma intensa, nessuna pausa tra una canzone e l’altra, una traccia unica, uno spettacolo tutto d’un fiato in cui era impossibile non ballare e cantare.

Il momento dei saluti è arrivato per il pubblico troppo presto. Per fortuna era una tattica studiata ad hoc per rientrare in grande stile e farci estasiare da un magnifico assolo del batterista Chris “Daddy” Dave e la sua canzone più famosa “Untitled” , e sul ritornello “How Does it Feel” durato circa 15 minuti abbiamo salutato via via tutti i componenti del coro e della band che hanno ricevuto lunghi applausi. (oltre al battersita sopra citato, i chitarristi Jesse Johnson e Isaiah Sharkey, la vocalist Kendra Foster, Cleo “Pookie” Sample alla keyboard e il mitico Pino Palladino al basso.)

D’Angelo ha davvero saputo portare a Roma un’atmosfera unica che speriamo non debba ripetersi tra altri 15 anni.

Set list
• Ain’t that easy
• Vanguard Theme
• Betray My heart
• Spanish Joint
• Claire Fisher – Intermezzo
• Really Love
• The Charade
• Brown Sugar
• Sugah daddy
• Assolo batteria di Chris Dave
• Untitled (How Does it Feel)

Marta Croce | Foto: Susanna D’Alessandro (per gentile concessione di NightGuide.it)

Autore

Qube Music

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