Live Report News Villa Ada

Dall’Illinois a Roma, I Tortoise in concerto a Villa Ada

In Italia per presentare il nuovo album I Tortoise, da Chicago sbarcano a Villa Ada nell’ambito di Roma incontra il mondo. E sulle sponde del lago, in mezzo la bosco – scenografia che è proprio uno dei membri del gruppo a descrivere e apprezzare quando si rivolge al pubblico per i saluti – propongono una carrellata di brani dove a farla da padrone è appunto il loro The Catastrophist, album uscito a gennaio di quest’anno.

Davanti ad una platea numerosa, nonostante dall’altra parte della città i riflettori siano puntati su The Boss – Bruce Springsteen a Circo Massimo –  i cinque polistrumentisti americani che aprono con il “notturno” Shake Hands with Danger, giocano egregiamente con ritmi e suggestioni, che traggono ispirazione da generi disparati, a partire da una solida impronta il jazz – l’ultimo album trae spunto proprio da una commissione ricevuta dalla città di Chicago, per realizzare dei brani in collaborazione con le realtà jazzistiche locali, poi  riarrangiata e rivista anche in occasione  di questo tour mondiale.

Come sempre il gruppo sfugge ancora una volta ad ogni definizione precisa, in un amalgama di contaminazione e sperimentazione, che con i suoi 25 anni di attività ne ha fatto una delle più rilevanti realtà musicali post-rock; ne sono riprova Gigantes e High Class Slim Came Floatin’ In, tratti da Beacons of Ancestorship del 2009, che aprono il live. Ma se talvolta i precedenti lavori obbligavano ad un ascolto più attento, qui la forma di canzone è più netta e l’ascolto è morbido, un viaggio tra armonie e improvvisazioni, tra esecuzione strumentale ed interventi elettronici. E poi c’è soprattutto l’eccellenza dei musicisti: Dan Bitney, John Herndon, Doug McCombs, John McEntire and Jeff Parker, che si scambiano il posto e gli strumenti, facendo dialogare batterie e xilofoni (Eros), chitarra elettrica e acustica, percussioni e synth.

Yonder Blue, The Clearing Fills, Gesceap: lunghi brani, come “da copione” per il gruppo di Chicago, che ammaliano il pubblico. C’è jazz, post rock,  drum ‘n bass, elettronica e spesso un’atmosfera da colonna sonora ( non per niente nel 2012 il gruppo viene chiamato dal regista Eduardo Sanchez per firmare la colonna sonora dell’horror Lovely molly) come il brano dal sapore western condito di vibrafoni, che chiude il live, I set my face to the hillside.  Non mancano ovviamente i bis, anzi due uscite sul palco a grande richiesta di pubblico, a suon di Catastrophist e Seneca, da Standars del 2001. E siamo contenti che a Roma risuonino, da più parti, le eccellenze statunitensi e sbarchi il meglio che la scena internazionale propone.

Sara Cascelli

Autore

Sara Cascelli

Sara Cascelli

Classe 1977 è giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche. Ama la scrittura e la comunicazione. Collabora negli anni con diverse testate e magazine scrivendo prevalentemente di teatro, musica, eventi e realizzando numerose interviste. Si dedica contemporaneamente all’attività di ufficio stampa, dal teatro alla televisione e sperimenta l’esperienza radiofonica, tra web radio (3 stagioni su www.deliradio.it con Il Tè di Mezzanotte, e ora su www.mixcloud.it ), e FM (radio Manà Manà “38° Elemento”).