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Counting Crows. Il “Somewhere Under Wonderland World Tour” fa tappa all’Auditorium Parco della Musica di Roma

Il gruppo sta attualmente vivendo un periodo molto positivo grazie alla pubblicazione del settimo lavoro di studio

I Counting Crows di Adam Duritz – formasiti a San Francisco nel 1991 – sono tornati ad esibirsi nel nostro Paese dopo qualche mese di assenza. Dopo Gardone Riviera e Pistoia, è stata Roma ad ospitare la band statunitense per l’ultima data italiana del tour.

Il gruppo sta attualmente vivendo un periodo molto positivo grazie alla pubblicazione, avvenuta nel 2014, di “Somewhere Under Wonderland”, il loro settimo lavoro di studio. Il disco sta infatti riscuotendo un buon successo di critica e di pubblico. A testimoniarlo vi è anche l’ampia partecipazione di spettatori ai loro show. Ed effettivamente questa sera, in Auditorium, ci sono parecchie persone. Probabilmente buona parte di loro li segue fin dal 1993 – anno in cui fu pubblicato il debut album “August And Everything After” – ma, sono presenti anche giovani appassionati di classic e roots rock di cui i Crows sono esponenti di spicco.

Alle 21.30 fa capolino sul palcoscenico l’inconfondibile testa leonina di Duritz, seguito dai suoi compagni. Il primo accordo della chitarra di David Bryson – che fu, per la cronaca, studente di Joe Satriani – segnala l’inizio del concerto, scatenando uno spontaneo scroscio di applausi. La prima canzone è la bellissima “Sullivan Street”, che però non permette di entrare immediatamente nel vivo. Ma, in realtà, l’esibizione si rivelerà un vero e proprio crescendo sia a livello ritmico che di coinvolgimento emotivo. Con il terzo pezzo – “Mr. Jones” – è fatta: tutti gli uditori sono conquistati e si riversano ai piedi del palco. Segue la struggente “Colorblind” – piano e voce – che molti ricorderanno anche per essere stata inserita nella colonna sonora del film “Cruel Intentions”, adattamento in chiave contemporanea de “Les Liaisons Dangereuses” di Pierre Choderlos de Laclos.

Nei due brani successivi fanno la loro comparsa anche strumenti anticonvenzionali nel rock, come la fisarmonica diatonica ed il mandolino, che tuttavia nelle mani sapienti dei membri del gruppo californiano risultano perfettamente armonici con il resto della strumentazione, soprattutto con le chitarre – elettriche e non – che costituiscono l’elemento fondamentale della loro musica (basti pensare che i chitarristi sono tre). I Counting Crows sono davvero bravi ed affiatati come solo chi suona assieme, con passione, da più di vent’anni può fare. Riescono con una semplicità che ha dell’incredibile a coinvolgere un pubblico che canta con vero trasporto. Il loro frontmanAdam Duritz – è un chiacchierone, naturalmente spiritoso ogni qual vota che interagisce con noi. Ed in più è anche un interprete eccezionale!

La setlist di questa sera vede una massiccia presenza di canzoni romantiche – di quelli che suggeriscono alla mente immagini tipiche delle commedie adolescenziali americane – a cui s’interpongono, qui e lì, pezzi di ascendenza country o, genuinamente rock in cui abbondano lunghi assoli di chitarra. Splendida e commovente l’esecuzione di “A Long December” mentre, poco prima, mi aveva lasciato disorientata e leggermente delusa quella di “Big Yellow Taxi”, resa più lenta del dovuto.

Dopo una breve pausa, i Crows rientrano in scena per gli ultimi tre pezzi del live: “Palisades Park” che apre l’ultimo disco, “Hanginaround” nel cui finale il batterista – Jim Bogios – ci regala un prolungato virtuosismo con tanto di lancio (e ripresa) di bacchetta in aria e, per terminare in grande stile, una delle loro più hit più famose ed apprezzate “Holiday In Spain”. La band ci ringrazia ed esce, rimane solo Adam ad ascoltare assieme a noi “California Dreamin’” dei Mamas & Papas che si diffonde – attraverso l’impianto di diffusione sonora – in un Auditorium ormai altrimenti silenzioso.

Setlist

  • Sullivan Street
  • Mrs. Potter’s Lullaby
  • Mr. Jones
  • John Appleseed’s Lament
  • Colorblind
  • Mercy
  • Omaha
  • Cover Up The Sun
  • Hard Candy
  • Like Teenage Gravity (Kasey Anderson cover)
  • When I Dream Of Michelangelo
  • Friend Of The Devil (Grateful Dead cover)
  • Big Yellow Taxi (Joni Mitchell cover)
  • Earthquake Driver
  • A Long December
  • Rain King

Encore

  • Palisades Park
  • Hanginaround
  • Holiday In Spain

Laura Di Francesco

Autore

Laura Di Francesco

Laura Di Francesco

Classe 1984. Manifesta precocemente la passione per ogni tipo di manifestazione artistica, prima tra tutte, la musica. Nel 2003 consegue il diploma di scuola media superiore in grafica pubblicitaria. Successivamente si iscrive alla Facoltà di Lettere all’Università degli Studi Roma Tre, laureandosi con il massimo dei voti. Attualmente lavora presso uno studio amministrativo e frequenta il corso di laurea magistrale in Italianistica. Unendo l’amore per il Rock e quello per la scrittura apre un blog «La filologa del Rock ‘n’ Roll» ed inizia a collaborare con la webzine «Nerds Attack!». Donna dinamica e dotata di un’inesauribile curiosità, viaggia spesso per assistere a concerti e festival. Il suo più grande sogno ed obiettivo è quello di fare della critica musicale il lavoro della sua vita.