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Con Eugenio Bennato un tuffo nel Mediterraneo nel cuore dell’inverno

Il concerto di Eugenio Bennato a Parco della Musica ha riscaldato la giornata di festa con i suoni e l’energia della sua musica

Il concerto di Eugenio Bennato a Parco della Musica ha riscaldato la giornata di festa con i suoni e l’energia della sua musica, un viaggio in 45 anni di carriera che coinvolge la platea ad ogni sua battuta. Non un concerto per soli appassionati di Tarantella e pizzica, ma un live fatto di contaminazioni, suggestioni musicali e strumentali, di ricerca storica e d’attualità, che parte dal Sud Italia e tocca le coste della Spagna, dell’Africa del Nord, della Grecia. Una fusione magistrale di echi diversi, che ha appassionato un pubblico eterogeneo conquistato dai testi dei brani firmati dal cantautore napoletano e dalla musica eseguita e interpretata dall’ottima formazione in scena all’Auditorium di Roma: Eugenio Bennato voce e chitarra battente, Stefano “Mujura” Simonetta, basso; Ezio Lambiase, chitarre; Chiara Carnevale, percussioni; cori Sonia Totaro voce, cori, danze; Lavinia Marcuzzi violino, Marwan M’Art, voce.

Due ore e oltre di musica che si apre sulle note del Mondo corre, brano del 2011 dall’album “Questione meridionale”, che ben introduce un concetto che Bennato ha molto a cuore: ritrovare la lentezza per capire e gustare quel che accade intorno, in controtendenza rispetto alla velocità con cui la contemporaneità e la globalizzazione divorano ogni cosa. Il mondo corre come il vento… la lentezza canta canzoni che nessuno sa… Io resto sempre indietro… a sentire le canzoni… di tutti quelli che stanno fuori. Fatta dunque la dovuta premessa e presentazione, Bennato entra nel cuore della sua ricerca storica e musicale proponendo due capisaldi quali Lucia e la Luna e Ninco Nanco, rispettivamente due figure del brigantaggio meridionale, due ritratti tratteggiati a partire da alcune fotografie d’epoca che sono state all’autore e filologo, di ispirazione, per restituirci le figure rivoluzionarie di Michelina De Cesare, brigantessa fiera e combattente, e di Nicola Somma, numero uno della lista nera del brigantaggio meridionale detto Ninco Nanco. Non due banditi, ma due briganti, parte di quel fenomeno insurrezionalista dalle tinte politiche e sociali che coinvolse il Meridione sul finire del Settecento e gli inizi dell’Ottocento.

Il ritmo del concerto sale fino all’esplosione dei tamburi e dei tamburelli per il salto nel cuore del Sud, con un’altra storia tratta dalle vicende del meridione, dalle tinte fosche: quella di Angelina la bambina caduta sotto i colpi delle fucilazioni borboniche. La condanna di un atto stupido e meschino, che è condanna della guerra, di ogni guerra, scandita dal ritmo della chitarra battente – scoperta giovanile di Bennato sempre presente nelle sue composizioni – da un basso potente e da una chitarra elettrica che non fanno perdere mai al pubblico il sentiero di questo live che è come un viaggio nel Mare Nostrum. Lo stesso che oggi è al centro della cronaca e di drammatiche storie di vita come quella che ha ispirato l’unico brano inedito del live: Mon père et ma mère, la testimonianza di un ragazzo del Camerun, conosciuto a Tangeri, che aveva attraversato il deserto per arrivare al Mare e ha suggerito all’autore un verso, che nella sua semplicità gli dato l’input per una canzone ed una immagine, quella di chi, nel sud del mondo, vive una vita travagliata. Delizioso per il brano l’intervento della piccola Eugenia sul palco, per un convincente rap in lingua francese.

La scaletta è scelta ad arte come l’antologia proposta che dà vita al progetto discografico, dal 29 dicembre disponibile nei negozi: Canzoni di contrabbando, presentato a Roma e che ha come suo centro il cuore pulsante del Sud e del Meridione di cui il live restituisce l’energia dirompente. Accattivanti le voci femminili e maschili, nonché la preparazione artistica di questi giovani artisti di cui Bennato si è circondato e ai quali lascia ampio spazio per gli assoli conclusivi, che conclusivi non sono… Infatti il finale della serata è tutto un omaggio, caloroso e partecipato: prima alla Napoli che gli ha dato i natali, intonando il brano di un grande conterraneo recentemente scomparso cui si fa doveroso e affettuoso omaggio, Pino Daniele e la sua Napule mille colori; e poi la celeberrima Tammurriata nera, il brano di De Simone che dagli anni Quaranta è divenuta bandiera e cuore di un Meridione che combatte la sua battaglia. Oggi più che mai.

Sara Cascelli | Foto: Giusy Chiumenti

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Sara Cascelli

Sara Cascelli

Classe 1977 è giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche. Ama la scrittura e la comunicazione. Collabora negli anni con diverse testate e magazine scrivendo prevalentemente di teatro, musica, eventi e realizzando numerose interviste. Si dedica contemporaneamente all’attività di ufficio stampa, dal teatro alla televisione e sperimenta l’esperienza radiofonica, tra web radio (3 stagioni su www.deliradio.it con Il Tè di Mezzanotte, e ora su www.mixcloud.it ), e FM (radio Manà Manà “38° Elemento”).