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Carmen Consoli: L’abitudine di tornare

La “Cantantessa” ritorna in grande stile con L’abitudine di tornare uscito il 20 gennaio scorso, nuovo album di inediti dopo Elettra (2009) e successivo al best of Per niente stanca (2010). La Consoli non si è data una scadenza per questo nuovo album, ha atteso che arrivasse attraverso l’ispirazione, senza forzature. Si è allontanata dall’ambiente per ritrovare stimoli, ha avuto un figlio, e a tempo debito l’illuminazione è arrivata. L’album è nato in soli due mesi, quasi di getto.

Dieci tracce che profumano di Sicilia, quel dolce amaro che ogni siciliano avverte pensando alla sua terra. In Esercito Silente parla di una città baciata dal sole e dal mare che non potrà dimenticare le vittime di faide tra famiglie; “lo Stato assai spiacente che posa una ghirlanda tricolore con su scritto assente”, canta. Termina dicendo “chissà se il buon Dio perdonerà Palermo”. La Sicilia torna in La notte più lunga per la straziante tragedia delle navi clandestine, le quali non sempre arrivano a toccare la terraferma “A cosa servirà l’ennesima visita di cortesia e formale solidarietà? Su venghino signori ad ammirare il circo degli orrori”.

L’artista ha presentato l’album a Roma presso la Feltrinelli di Via Appia venerdì 23 ottobre. Ha esordito con Ottobre, delicata storia omosessuale tra due ragazze adolescenti, un amore nascosto per pudore o per paura del giudizio altrui “piuttosto che il limbo avrei scelto l’inferno, fosse stato il prezzo della libertà”.

Ha continuato con Sintonia imperfetta che parla della noia che raggiunge le coppie di lunga data, di un lui privo di attenzioni e di una lei che è intenta a trovare le parole per lasciarlo mentre lui si addormenta guardando il derby Roma-Lazio. Nel refrain lei canta nostalgica “l’amore ai tempi dei miei nonni era sognante”.

Ha poi cantato La signora del quinto piano, canzone che parla di un femminicidio: una signora che abita al quinto piano di un condominio alquanto strampalato, ha un ex marito che piantona il portone brandendo un martello, preso poco in considerazione dalle forze dell’ordine e non giudicato pericoloso. Al termine l’artista ha inserito un pezzo di parlato. Mentre ascoltavo l’album per la prima volta ho pensato “somiglia a…”, e proprio in quel momento ecco che lei ha citato Matilde che abita al quinto piano, è allergica ai gatti e li odia come odia i suoi parenti, chiaro riferimento al brano Matilde odiava i gatti presente nell’album L’eccezione del 2002. Nella presentazione ha un po’ cambiato questo pezzo inserendo, parlando di Matilde con la sua solita ironia, “una persona scorbutica che tiene le pistole a salve”, giustificando così il fatto che nella canzone attuale è ancora viva, visto che al termine della canzone del 2002 si suicidava con un colpo di pistola dopo aver ucciso i gatti. La Consoli ha presentato la canzone dicendo di aver tratto ispirazione per il brano da una filastrocca che un po’ tutti ricordiamo “Scusi signorina ha visto mio marito? Di che colore era il suo vestito?”.

La presentazione è proseguita con L’abitudine di tornare, canzone in cui lei canta vestendo i panni della decennale amante di un uomo sposato con cui ha un bambino di 3 anni. Nel video uscito con il singolo appare Concetta Sapienza, clarinettista (e non solo) delle Malmaritate, interessantissimo gruppo popolare impegnato anche nel sociale, prodotto dalla Consoli con la sua Narciso Records, casa discografica volutamente fatta nascere dall’artista a Catania. La stessa era presente anche alla Feltrinelli.

La cantante ha terminato la presentazione con un suo grande successo graditissimo dal pubblico presente: Parole di burro; quindi sì è generosamente concessa per foto e autografi, dando priorità a coppie con bambini, donne incinte e “diversamente giovani”, come lei stessa ha detto. Piccola curiosità: ho notato che un po’ a tutti ha chiesto da dove venivano mentre firmava loro l’autografo.

Ma torniamo all’album. La sesta traccia ha come titolo un ossimoro: Oceani deserti. Scritta a quattro mani con Max Gazzè, riprende il tema di Sintonia imperfetta: una coppia ormai finita che non ha più attrazione e un lui che si perde nella nostalgia del ricordo di come erano agli inizi della loro relazione.

Con E forse un giorno ti arriva un pugno dritto nello stomaco, forse perché riguarda una storia dei nostri giorni e per questo tocca un po’ tutti, quella di una famiglia alle strette per mancanza di lavoro e di conseguenti fondi per badare alle spese di casa e ai figli, la quale finisce per dormire in macchina soffocata dalle spese.

San Valentino passa senza alcuna particolarità, un po’ così… come la festa che dà il titolo al brano.

Chiude il tutto una dolce ballad dal titolo Questa piccola magia, dedicata al piccolo Carlo Giuseppe “amo l’odore dell’acqua su questa terra affamata, tu che mi afferri le mani, muovi già i primi passi. Questa piccola magia non è un sogno non è una spietata chimera. Quasi comincio a credere che la felicità abbraccerà questa vita.” Nel brano di chiusura non dimentica la sua Sicilia “amo la pioggia d’estate, questa campagnia che ascolta le voci di vecchi fantasmi la montagna e i suoi lamenti. Amo l’odore dell’acqua su questa terra bruciata tu che sorridi e non parli e con gli occhi mi abbracci”

L’abitudine di tornare è album piacevole all’ascolto, con i testi a cui ci ha abituato la Consoli, tra ironia e amare realtà. Come sempre un’attenta osservatrice dei nostri tempi. L’attesa, devo dire, è stata ampiamente ripagata. Se dovessi abbinare un profumo a questo album direi: gelsomino e agrumi, l’odore della sua terra e quella dei miei nonni.

Giusy Chiumenti | Foto: Giusy Chiumenti

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Qube Music

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