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Caparezza, Museica Tour al Palalottomatica

La testa riccia di Molfetta non si risparmia mai e dà il 200% di sé sul palco. Rockstar, rapper, idolo pop, artista alternativo…

Caparezza non si ferma mai. Il rapper (definizione riduttiva) di Molfetta sbarca a Roma con il “Museica Tour II – The Exhibition”. Il Palalottomatica si riempie quasi completamente per il tributo ad un artista ormai maturo non solo anagraficamente (i suoi 42 anni sono evidenti solo sulla carta di identità) che nell’ultimo lavoro ha dimostrato una completezza anche superiore ai suoi precedenti album che già potevano risultare impegnativi ad un ascolto attento.

La scenografia si presenta subito molto teatrale con due grandi porte a fondo palco ammantate di drappi rossi da cui poi entreranno e usciranno i vari oggetti di scena e le “guest star” del live. L’aspetto scenografico rende anche le scelte di scaletta piuttosto obbligate (tranne qualche variazione nell’ordine dei brani) all’interno di tutto il tour a causa dell’impiego di piattaforme, maschere e costumi specifici per ogni brano, ma appena Caparezza fa il suo ingresso sul palco ogni calcolo e analisi salta e con essi tutto il pubblico del Palalottomatica.

L’inizio è a dir poco mozzafiato con 3 canzoni tra le più cariche: Mica Van Gogh, Abiura di Me (insolitamente a inizio set) e Sono il Tuo Sogno Eretico. I brani vengono spesso introdotti da gag tra il serio e il faceto, proiezioni sul megawall o “carnevalate” di altro tipo, ma Caparezza ha il pregio di non prendersi mai troppo sul serio dando l’impressione, nonostante la sensatezza dei suoi testi e discorsi, di non voler insegnare nulla a nessuno.

Non spiega la verità, solletica la curiosità toccando le giuste corde. Parla alle teste, ma con la giusta leggerezza che serve per non risultare mai saccente.

Si prosegue con un ottimo bilanciamento tra brani del nuovo disco (Comunque Dada, Teste Di Modì) e vecchi classici (i fan della prima ora del rapper pugliese non possono non riservare un’ovazione alla bellissima Nessuna Razza) e il live scivola piacevolmente verso una parte centrale più soft dove viene data una meritata pausa dal pogo selvaggio con Cover, Chinatown e Eroe.

È solo un illusione perché subito dopo Capa si lancia nel pezzo più aggressivo del suo ultimo album, Argenti Vive, brano semi metal in cui si ripercorrono le gesta di Filippo Argenti, personaggio dell’Inferno dantesco.

La testa riccia di Molfetta non si risparmia mai e dà il 200% di sé sul palco accompagnato da una band decisamente all’altezza della situazione dove spicca Diego Perrone, vocalist che funge anche da spalla comica. Il sound a volte risulta leggermente confuso, ma è un problema da imputare probabilmente più alla location per chi ha presente l’acustica del Palalottomatica, che alla cura del suono della band.

Il resto dello show, vista la ormai estremamente vasta produzione discografica di Caparezza (Museica è il suo sesto album in studio) è quasi accademia con i suoi successi più gettonati: Fuori Dal Tunnel, mai banale nonostante l’uso-abuso che ne fu fatto al tempo, Vieni a Ballare In Puglia e Non Me Lo Posso Permettere, probabilmente il singolo più riuscito di Museica.

Dopo i ringraziamenti a tutta la sua crew, dai musicisti ai ragazzi che si occupano del merchandising è il momento dei bis e Caparezza, ancora pieno di energia, regala al pubblico di Roma tre hit tratte da “Il Tuo Sogno Eretico” come La Fine Di Gaia, Legalize The Premier e Goodbye Malinconia.

In definitiva a distanza di 15 anni dal suo esordio con il nome Caparezza (preceduto da una dimenticabile apparizione a Sanremo 97′ con lo pseudonimo Mikimix in cui si esibì tra le nuove proposte con il brano “E la notte se ne va”, capelli rasati e senza barba) il panorama musicale si trova a fare i conti con un folletto di 2 metri di altezza che non ha ancora deciso cosa fare da grande, ma che lo fa comunque benissimo.

Rockstar, rapper, idolo pop, artista alternativo. Tutte queste definizioni si possono affibbiare a Caparezza e ognuna per certi versi gli calza, ma nessuna lo definisce appieno perché la carriera del riccio di Molfetta si snoda liberamente tra vari generi e culture, mantenendo però la matrice sempre invariata. Aspettiamo con ansia di vedere come supererà ancora una volta i propri limiti, ammesso che ne abbia.

Setlist:

  1. Mica Van Gogh
  2. Abiura di me
  3. Sono il tuo sogno eretico
  4. Teste di Modì
  5. Nessuna razza
  6. Comunque Dada
  7. Il dito medio di Galileo
  8. Follie preferenziali
  9. Cover
  10. China Town
  11. Eroe
  12. Argenti vive
  13. Ilaria condizionata
  14. Figli d’arte
  15. Non me lo posso permettere
  16. Vieni a ballare in Puglia
  17. Fuori dal tunnel
  18. Avrai ragione tu (Ritratto)

Bis:

La fine di Gaia
Legalize the Premier
Goodbye Malinconia / Outro

Armando Munendo Valletta | Foto Copertina: Danilo D’Auria

Autore

Qube Music

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