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Burt Bacharach: il paroliere e pianista che ti fa sognare sul palco …anche quando non sei in platea!

Un concerto al quale non abbiamo assistito… ma che “recensiamo” comunque…

E’ sceso il buio sulla città e la notte dell’11 luglio la Capitale sta per accogliere alcuni dei grandi interpreti della musica contemporanea, di generi disparati, invitati sui palchi di diverse manifestazioni. Anche io sarei parte di quel vasto pubblico che si sta muovendo per darsi all’ascolto dei suoi artisti prediletti. Tra questi, uno dei grandissimi, che attraversa generazioni di ascoltatori ed interpreti, paroliere per antonomasia, pianista e compositore che sembra non cedere un solo minuto al tempo che trascorre: Burt Bacharach in cartellone per Luglio suona bene, alla Cavea del Parco della Musica.

Ma talvolta, la calda estate romana ti riserva delle sorprese poco gradite: l’auto non parte più, irrimediabilmente ferma alle porte della città dove ero scappata qualche ora, insofferente all’afa straordinaria di questi giorni. Ma non è stata, alla fine, l’idea giusta…

Avrei forse dovuto resistere di più ed aspettare le 21.00 con pazienza. Invece sono bloccata lontana. Così dopo vari tentativi, falliti, di ripartire, penso a questo grande interprete e a come sarebbe andata se avessi avuto almeno come colonna sonora una delle sue hit, quelle che chi è andato a vedere il live (come avrei potuto fare io) si è gustato. Ma quello che mi è possibile fare è solo canticchiare tra me e me una delle sue canzoni, che sono nella memoria di ognuno di noi, a volte senza nemmeno sapere che portano la sua firma (e considerando la vastità del repertorio, il tempo di attesa del carro attrezzi è praticamente volato via): Raindrops Keep Fallin’ On My Head, What The World Needs Now Is Love, I Say A Little Prayer, I’ll Never Fall In Love Again, My Little Red Book. E potrei andare avanti ancora a lungo.

Settantacinque anni compiuti e Bacharach, divertito e in grande forma (così mi dicono i più fortunati che c’erano), in una formazione base con le consuete coriste, suona per il suo pubblico mentre io, classe 77, morta di caldo e afa, sono bloccata fuori città. Cosa mi direbbe l’americanissimo autore e pianista che ha esordito la sua carriera accompagnando Marlene Dietrich in tutto il mondo? Che ha scritto colonne sonore di film altrettanto indimenticabili come Casino Royale o Butch Cassidy and the Sundance Kid? L’autore i cui brani sono stati interpretati da altrettanti grandi musicisti che hanno segnato ben più d’una generazione, da Ella Fitzgerald a Elvis Costello, da Dionne Worwick a Adriano Celentano (Stai lontana da me, 1962), dai Beatles o i Carpenters al conterraneo Micheal Jackson (che firma con lui That’s friends are for)?

Forse mi avrebbe cantato uno dei suoi brani, mi avrebbe fatto ricordare che il cielo sopra di me è un velluto blu pieno di stelle, e poi allietato il rientro attraverso le campagne romane con una sua intramontabile hit, magari uno dei recenti successi, come “God give me strength” (che dal titolo mi pare azzecata), a cui penso mentre il carro attrezzi è finalmente arrivato e aggancia la mia auto per tornare verso l’orizzonte cittadino. Ormai silenzioso.

Sara Cascelli

Autore

Qube Music

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