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Bryan Adams: un trionfo a Milano

L’artista canadese ha ancora una volta dato dimostrazione di come il Rock ben fatto sia uno degli stili musicali più apprezzati Live, in grado di travolgere con un’ondata di emozioni i fans accorsi in massa

Bryan Adams e la sua band conquistano il Forum di Milano con un’esibizione di oltre due ore nella quale hanno eseguito ben 29 pezzi. L’artista canadese ha ancora una volta dato dimostrazione di come il Rock ben fatto sia uno degli stili musicali più apprezzati Live, in grado di travolgere con un’ondata di emozioni i fans accorsi in massa.

Poco importa se due dei tre maxischermi del Forum non ci sono, chissà per quale motivo. Poco importa se ormai alle sue esibizioni i ragazzi sotto i trent’anni si contano sulle dita di una mano. Poco importa se sugli spalti più che ballare si applaude educatamente al termine di ogni esibizione. Questa è musica per i giovani, come ci ricorda lo stesso Bryan nel finale con ”18 til I die”. E se anche il tentativo di fare ”muovere il culo” con ”You belong to me” non ha sortito l’effetto sperato, lo stesso non si può dire dello show in generale.

Sono passate ormai 58 primavere, ma Bryan pare sempre lo stesso rocker di ”Reckless”, sia nell’aspetto che nella voce. Lo spettacolo si apre con ”Do what ya gotta do”, brano tratto dall’ultimo album ”Get Up”, non certo una della canzoni più attese dall’audience. Adams si dimostra però capace di mixare alla perfezione i suoi più grandi successi con le ultime fatiche prodotte: il Forum si inizia a scaldare subito dopo con ”Can’t stop this thing we started”, cantata a squarciagola. Il momento più emozionante della serata si consuma di lì a breve, quando ”Heaven” viene intonata per tutta la prima strofa da un pubblico che non riesce a contenere le lacrime mentre canta ”Oh, thinkin’ about all our younger years, There was only you and me, we were young and wild and free”. ”This time” e ”It’s only love” riportano gli spettatori in clima di festa, pronti ad assaporare una ”Summer of ’69” in un clima amarcord che fa venire i brividi.

La voce di Bryan tocca l’apice nei due pezzi acustici suonati a metà concerto, ”Here I am” e ”When you’re gone”, prima di regalare nuove emozioni con ”(Everything I do) I do it for you”. Accorciando un pochino la durata originale delle canzoni – forse l’unica vera pecca dell’esibizione – Bryan riesce a portare sul palco gran parte dei brani che hanno caratterizzato una carriera da star assoluta. ”Somebody”, ”Please forgive me” e ”Cuts like a knife” sembrano chiudere lo show con 24 meravigliosi pezzi. L’artista canadese però non pare accontentarsi e ritorna sul palco chiamato a gran voce per completare l’esibizione con 5 encore, fra cui una cover di Eddie Cochran, ”Straight from the heart” e ”Remembrance day”, quest’ultima dedicata ai soldati che combattono per la nostra libertà. ”All for love” chiude definitivamente lo spettacolo, che lo stesso Bryan definisce ”il più bello mai fatto in Italia”. E anche lui sembra essersi divertito molto di più rispetto alla prima volta nel Belpaese, quando fu catapultato per uno show televisivo ”In the middle of fucking Sardinia”, come da lui stesso ricordato fra le risate generali.

Perché come già testimoniato dal Boss l’anno scorso, a vedere artisti di questo calibro, su palchi come questo, si vince sempre.

Andrea Morabito

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Qube Music

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