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Brunori: la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica segna il tutto esaurito

Se ci fosse stato un “radicalchiccometro” in sala, probabilmente sarebbe esploso il mercurio…

La Roma radical chic del Pigneto e di San Lorenzo (i due quartieri romani noti per avere più barbe e risvoltini, che anima ndr) ha risposto di massa alla chiamata di Dario Brunori in arte “Brunori SAS” classe 1977 e originario di Guardia Piemontese (Cosenza).

No, non è solo un voler sottolineare che se ci fosse stato un “radicalchiccometro” in sala, probabilmente sarebbe esploso il mercurio… è Brunori stesso a darci la sua visione personale dei propri fans.

Li distingue in due categorie: i primi li definisce “i sandalati fiaschettari” in genere maschi, giovani, universitari fancazzisti, filosofi del nulla sempre pronti a blaterare qualcosa, in ogni caso resa incomprensibile dai fumi dell’alcool… e le seconde battezzate come “le figlie illegittime di Amélie e del suo fantastico mondo” quelle che ogni tanto Brunori ammette di provare a sbirciare sui social network, per capire i mittenti di quei papiri in posta privata pregni di lusinghe a suo dire immeritate, per poi ritrovarsi davanti profili con “8mila foto con 5 filtri ciascuna che inquadrano un occhio, un polso, una caviglia, un caffè con un immancabile libro di Virginia Woolf accanto”.

Insomma Brunori si diverte molto a prendersi gioco del suo pubblico, ma sa bene che sfruttare i luoghi comuni è la sua fortuna, tanto che la parte dei monologhi dedicata alla serata, equivale se non supera quella delle sue canzoni.

Lo scopo, infatti, non sembra davvero quello di far concentrare il pubblico sul palco, un po’ spoglio di luci e di scenografia. L’intento sembra quello di farci ripercorrere in un viaggio temporale, le tappe fondamentali che hanno reso Dario Brunori, il barbuto e il volutamente antipatico di oggi.

Ci racconta di quando a sei anni è stato portato dalla famiglia a vedere sgozzare un maiale e poi ricevere raccomandazioni sui cartoni giapponesi, perché troppo violenti… del rapporto con il papà che non c’è più e di quella adolescenza da “looser” chitarrista metal ma in tenuta da ragioniere.

Gli aneddoti non sono mancati e l’artista ha sicuramente dato prova della sua poliedricità, parlando anche degli argomenti sentimentalmente più intimi, proteggendosi con una cinica ironia.

Il concerto finisce con molti applausi ma con un desiderio impellente di musica, così nel bis le persone riescono finalmente a scatenarsi sulle note del suo “Mambo Reazionario”.

Forse il pubblico avrebbe voluto qualche canzone di più e qualche luogo comune di meno, ma l’entusiasmo non è mancato perché Brunori, lo abbiamo capito, piace anche per questo.

Marta Croce | Foto Copertina: Giusy Chiumenti

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Qube Music

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