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Branduardi, all’Auditorium Santa Cecilia

Con Angelo Branduardi è la musica a far spettacolo, specialmente quando è accompagnato da musicisti come Michele Ascolese, Leonardo Pieri, Davide Ragazzoni e Stefano Olivato…

Un palco con una scenografia minimal per il live di Angelo Branduardi ieri sera in scena presso la meravigliosa sala S. Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica. In fondo non c’è bisogno di molto perché con lui è la musica a far spettacolo, specialmente quando è accompagnato da musicisti come Michele Ascolese, Leonardo Pieri, Davide Ragazzoni e Stefano Olivato.

Il live, diviso in due dimensioni “apparentemente antitetiche, ma entrambe ottendono allo stesso fine” come espone l’artista, inizia con Si può fare. La prima parte riguarda lo spirito e coinvolge il corpo… anticipa Branduardi, specificando che “la musica è la forma più astratta di arte, quindi la più vicino a Dio, quella che unisce il diavolo e l’acqua santa”.

Dopo aver cantato Gulliver, Domenica e lunedì, La serie dei numeri e La ragazza e l’eremita, l’artista si esibisce in tre brani (Cantico delle Creature, Il sultano e la prostituta e La predica della Perfetta Letizia) tratti da L’infinitamente piccolo, album che il cantautore ha pubblicato nel 2000 riproducendo fedelmente alcuni brani tratti dalle Fonti Francescane.

Questa prima fase, dove ha sempre suonato il violino, si conclude con due canzoni tra le più famose della sua lunga carriera, ovvero Ballo in fa diesis minore e La pulce d’acqua.

Nella seconda parte Branduardi si dedica alla chitarra e annuncia che, per creare negli spettatori un senso di mancanza di punti di riferimento, toglierà il battere e le note sensibili in quasi tutte le canzoni. “Lo spaesamento – dice – è il primo passo verso l’estasi”. Ho notato che, in questa seconda fase, ha inserito sue canzoni tratte da poesie e, non a caso, cita il Romanticismo. La prima canzone è Confessioni di un malandrino, tratta da una poesia di Sergej Esenin: confessioni di un teppista.

Dopo aver cantato La luna, Sotto il tiglio, Il dono del cervo, La favola degli aironi il concerto prosegue con La canzone di Aengus il vagabondo (tratta dalla poesia di William Butler Yeats), con Barbrie Allen (traduzione della ballata popolare inglese) e con Il ciliegio tratta da un vangelo apocrifo. Conclude con una cadenza al violino e con Lord Franklin.

A concerto terminato, senza farsi troppo desiderare in realtà, rientra e si concede con la propria band in una bellissima Cogli la prima mela dove uno strepitoso Ascolese da il meglio di sé. Saluta il pubblico con Cercando l’oro.

Come sempre un ottimo concerto, sia dal punto di vista musicale che culturale, anche se ho notato che Branduardi negli ultimi anni si dilunga tanto in spiegazioni e narrazioni, togliendo forse troppo spazio alla musica che in un concerto, a mio avviso, dovrebbe sempre avere il ruolo dominante.

Giusy Chiumenti

Autore

Qube Music

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