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Asaf Avidan: non solo una voce

Un solista che gioca con strumenti e generi… a perfezione

Quando si parla di Asaf Avidan la prima cosa sulla quale ci si sofferma è la sua voce: femminile, acuta, dal timbro particolarissimo. Ma chi ha avuto la fortunata occasione di assistere al suo live romano all’Auditorium Parco della Musica, ha potuto scoprire che questa voce è solo uno degli strumenti che l’artista israeliano ha suonato ad arte sul palco.

Un debutto da solista che non fa rimpiangere le esibizioni con il gruppo The Mojos, dove si presenta come un polistrumentista capace di giocare con la voce come con le corde della sua chitarra, trasformare in diretta i suoni campionandoli e gestendoli come un tappeto quasi orchestrale, sfruttare le vibrazioni dello xilofono come dell’armonica o dei drums.

Tutto al servizio di una performance che propone non solo una inedita versione dell’ultimo album Different pulses, ma una rivisitazione di canzoni riprese dai diversi precedenti lavori e non solo. Il risultato è che ci si trova coinvolti in uno spazio musicale oltre il tempo, fatto di reminiscenze rock anni ’70, con “Left”, o più folk-blues con “Latest” e “Maybe”, i brani che aprono la serata e che alla fine riescono a coinvolgere il pubblico che segue e batte il tempo, fino a raggiungere echi quasi dub-rock o della psichedelia delle origini.

Avidan si concede generosamente e con simpatia si racconta, svelandoci che è ad una donna e al suo cuore infranto che dobbiamo la scelta di diventare un musicista. E siamo grati anche a lei, man mano che il live procede, tra giochi d’ugola, gorgheggi ed efficaci divertissment con lo strumentario che il cantante ha portato con sé in una piccola valigetta appoggiata accanto a lui. E il suo virtuosismo è tale che, voltandosi altrove, è impossibile distinguere se gli acuti che raggiunge sono della sua voce e della sua chitarra, appoggiata talvolta sulle gambe stile Ben Harper, o se quello che ci sembra una tromba non è altro il suo “borbottio” d’accompagnamento.

Il risultato è magico e ce n’è per tutti i gusti, quando con “I want you die” o “Gomorrah” la scaletta sembra prendere una direzione ritmica diversa, con una potente base di percussioni, campionate, che con “Your anchor” diventano financo primitive o ancestrali, con qualche eco alla Morricone dei western di Sergio Leone di cui, infatti, Avidan è conoscitore e appassionato. E così dal folk-blues iniziale, ci ritroviamo alla fine a sentire echi quasi psichedelici, in un pot-pourri musicale davvero eccezionale che non poteva non chiudersi, almeno secondo la scaletta, sulle note del successo più noto dell’artista, Reckoning Song. Se questo è stato l’esordio da solista, con tanto di bis e di ritorno sul palco dopo la seconda chiamata del pubblico, di concerti da non perdere ce ne saranno parecchi!

Sara Cascelli

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Sara Cascelli

Sara Cascelli

Classe 1977 è giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche. Ama la scrittura e la comunicazione. Collabora negli anni con diverse testate e magazine scrivendo prevalentemente di teatro, musica, eventi e realizzando numerose interviste. Si dedica contemporaneamente all’attività di ufficio stampa, dal teatro alla televisione e sperimenta l’esperienza radiofonica, tra web radio (3 stagioni su www.deliradio.it con Il Tè di Mezzanotte, e ora su www.mixcloud.it ), e FM (radio Manà Manà “38° Elemento”).