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Appino, Grande Raccordo Animale

E’ uscito in questi giorni Grande raccordo animale” (Picicca Dischi / La Tempesta / Sony Music), il nuovo disco solista di APPINO, che arriva a due anni di distanza dal precedente “Il Testamento”, che gli è valso una Targa Tenco come miglior opera prima.

“Grande raccordo animale”, prodotto da Paolo Baldini, uno dei produttori reggae più importanti d’Europa, spiazza gli ascoltatori, presentando un Appino completamente diverso dal precedente: un cantautore senza paure, con uno sguardo sempre lucido sul presente, in grado di scrivere una canzone smaccatamente pop e un’altra in levare, tra testi intimi e solari, ballate risolute e beat taglienti. Il grande raccordo animale descritto da Appino è un carnevale di emozioni e persone, un’umanità sempre in movimento, sapori mediterranei riportati nel regno del nostro caos italico. Negli scorsi giorni, sui social dell’artista sono state pubblicati due brani che anticipano il disco: “Rockstar”.

Questo il racconto delle tracce:

ULISSE

Un disco che parla del viaggio non poteva che cominciare con questa canzone, dedicata ad uno dei viaggiatori più conosciuti al mondo. Ulisse voleva disperatamente tornare ad Itaca e nel farlo si è imbattuto in ogni sorta di avventura ma tenace è riuscito nel suo scopo, ricongiungendosi alla sua amata Penelope, nonostante l’amore della bellissima Calipso e le mille avversità. Qui invece si viaggia per perdersi nel mondo, per lasciare Itaca e vagare, abbandonando sia Penelope che Calipso. Lo spirito di sacrificio dell’eroe di Omero viene meno in favore di un edonismo tutto moderno, perché oggi molti di noi a casa non ci vogliono tornare, rimanendo a cercare un’odissea che certo riempie gli occhi ma spesso lascia il vuoto intorno.

ROCKSTAR

Una classica ballata “all’italiana” che vuole essere la piccola fotografia di un sabato sera nella provincia marchigiana, senza troppe critiche o morali, senza rimpianti o ripensamenti, perché non tutti vogliono essere rockstar o professori: alcuni si trovano benissimo a lavorare e poi passare il sabato al bar e così sia. Tanto “il successo” nella vita è esattamente come la gioventù: se ne va prima o poi e lascia un mare di ricordi annebbiati, belli e brutti che siano. Quindi in fondo tutti noi diventeremo vecchie rockstar decadute che raccontano le proprie avventure incredibili agli astanti di un “Roxy Bar” immaginario.

GRANDE RACCORDO ANIMALE

Ero sul grande raccordo a Roma e pioveva forte nonostante ci fosse il sole, il traffico implacabile come e più del solito. Le macchine passavano a destra e a sinistra ed io, forse annoiato, mi immaginavo le vite di chi occupava i veicoli. Il grande raccordo animale mi è balzato agli occhi in quel momento. Non si tratta altro che dell’infrastruttura stessa che permette la nostra esistenza, ovvero la terra, il cielo, il mare, l’aria e tutti gli elementi che ne interagiscono: questi si stagliano di fronte a noi come una lunghissima strada, ad ognuno la sua, ma è una strada che gira su se stessa, proprio come il Grande Raccordo Anulare di Roma. E alla fine si torna al punto di partenza, proprio come l’universo tende all’entropia. Universo che è -a parere mio- l’unico ascoltatore delle nostre preghiere. Odio parlare della verità, non l’ho mai avuta in tasca e mai ce l’avrò, ma in quella giornata indecisa di pioggia e sole, il rumore del traffico e delle voci arrivava alle mie orecchie come fosse una composizione di Erik Satie e per qualche breve istante, senza poterla quantificare nè descrivere, ho visto una scheggia di verità.

NEW YORK

Una relazione importante finita male, la cessazione delle ostilità fra due personalità incompatibili che si sono fatte del male a vicenda. Rendersi finalmente conto di essere stati i carnefici e non certo solo le vittime, tirarsi su le maniche ed essere pronti a ricominciare, sempre.

LA VOLPE E L’ELEFANTE

Questa è musicalmente la mia traccia preferita dell’album: nel farla ho pensato contemporaneamente ai Talking Heads, a Napoli ed al Senegal. Ed è esattamente quello che volevo fare con questo disco, liberandomi totalmente della paura di sperimentare con suoni, strumenti e melodie che possono anche far storcere il naso ai celoduristi della musica cosiddetta “indipendente” italiana. Nel testo, praticamente una filastrocca popolare, l’eterna lotta fra la furbizia e la saggezza. Una lotta inutile perché da separate servono a ben poco: infatti la volpe verrà cacciata e l’elefante domato. Insomma, meglio essere sia furbi che saggi.

LINEA GUIDA GENERALE

Perché nessuno vuole essere giudicato e poi tutti vogliono andare a farsi giudicare in tv? L’indipendenza come scelta politica, che sia sessuale o artistica la regola è una sola: emozionati, sbaglia, rinnova, sbaglia ancora e lascia che gli altri facciano lo stesso senza giudicare mai. Non sopporto quando sento dire da qualcuno “io ci provo” perché denota l’essere succubi di qualcosa o qualcuno, di qualche giudizio esterno o pregiudizio interno: non provarci, fallo. E se non funziona, fallo ancora. La gioia per me non sta nel provare a fare qualcosa o nel fatto che questo qualcosa funzioni o meno: la vera gioia sta proprio nel farlo.

L’ISOLA DI UTOPIA

Thomas More nel 1516 teorizzò questa isola come l’isola della felicità in terra, un non luogo dove il fine principale era il benessere comune. More era molto amico di Erasmo da Rotterdam, tanto che quest’ultimo gli dedicò “L’elogio alla follia“. Ma era anche, al contrario di Erasmo, un sostenitore dell’ortodossia cattolica e così il loro rapporto si sgretolò. Detto questo, io sono sempre stato affascinato dal concetto di “Utopia”, perché credo che immaginandola e ricercandone piccoli pezzi nella propria vita si cominci a crearla nella realtà. Jung diceva riguardo all’esistenza di dio: “io non credo, io so”. Ed è una frase ambigua visto che può sembrare in qualche modo “antireligiosa” ma la frase intera era “Io non credo in dio, io so che dio esiste”. Nella canzone io ricordo semplicemente di sapere cosa è reale per me, in un flusso di egoismo cosciente: io so che esiste il mondo che mi circonda…le persone, l’acqua, l’aria, il caffè, il mare, il porto, l’erba ed il libero arbitrio. Tutto quello che è “speculazione” non mi interessa, che sia la predestinazione, il fato o gli eroi e martiri di cui dovrei portare la croce.

GALASSIA

Un brano per ricordarsi della dualità dell’essere umano: disprezzare o schernire qualcuno per poi scoprire che quel qualcuno in fondo sei proprio tu. Che sia la provenienza sociale, la fisicità, il carattere o il successo, siamo tutti contemporaneamente i vincenti e i perdenti.

BUON ANNO (IL GUASTAFESTE)

Mal tollero i primi giorni dell’anno, mal tollero il capodanno stesso e tutti gli auguri di uno splendido anno nuovo che ne conseguono. Così ecco una canzone dedicata all’anno passato, cantata da un guastafeste che probabilmente deve aver perso qualcosa di molto importante e che non vuole ancora guardare al futuro come tutti intorno gli consigliano e gli augurano.

NABUCO DONOSOR

Una canzone d’amore dedicata ad una nave immaginaria che è sinonimo di libertà, ma anche di solitudine. Perché viaggiare sulla Nabuco Donosor prevede di lasciare qualcuno di speciale che ancora non ha un nome.

TROPICO DEL CANCRO

Non credo che un musicista debba sempre accontentare il pubblico, che continuo comunque a considerare forse anche più importante di me stesso. Ma trovo sia importante crescere insieme e guardarsi negli occhi con sincerità, ecco perché canto che non voglio farmi trovare dove tutti mi vogliono aspettare. Quindi racconto una giornata assurda passata nel nuovo continente, là dove inizia il tropico del cancro, dove ho scritto la canzone in una notte di vento tropicale e moderni resort di lusso.  Mi sono ritrovato a cena con persone decisamente lontane dal “mio mondo”, una cena a tratti surreale ma di sicuro molto edificante. Un po’ brillo ho cominciato a parlare di politica italiana e… ed il resto è nella canzone, parola per parola.

Autore

Qube Music

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