FREESTYLE Underground Mood

Andy Warhol: tra arte, musica e trasgressione

Parlare di Andy Warhol, per i puristi dell’arte è una blasfemia, perché l’espressione artistica viene spesso intesa nella qualità di maestri “classici” (pensiamo ad esempio agli artisti che hanno caratterizzato le grandi civiltà della Storia e più vicini al nostro immaginario personaggi quali: Michelangelo, Leonardo o Raffaello), quindi la figura di Warhol ha, spesso, sollevato polemiche… anche sul concetto stesso di arte.

Disquisizioni a parte, comunque la si pensi tout court, non si può negare che Warhol sia stato un rivoluzionario, un comunicatore straordinario; anticipatore della cultura e dei tempi in cui viviamo.

Che contributo effettivo ha dato Andy Warhol all’arte?

Prima di tutto ha espresso il concetto di accessibilità, un aspetto nuovo del pensiero artistico ed estetico: un’arte per tutti. Un’intuizione che lo ha reso il maestro/ideatore della Pop Art. Inoltre, è il precursore dell’omogenia tra arte visiva e musica.

Gli ambienti dove lavorava erano il ricettacolo di personaggi bizzarri dalla forte vena creativa che entravano nel suo entourage da sconosciuti e ne uscivano da star. Ecco perché tutti gli studi di Warhol furono d’importanza culturale. La peculiarità che caratterizzava questi luoghi, è che avevano lo tutti stesso nome: The Factory.

Uno di questi, il Silver Factory, al 231 East 47th Street di New York, tra il 1962 e il 1968  divenne il fulcro della sua rivoluzione artistica. Un luogo d’incontro per tantissimi artisti di diversa estrazione che formarono il suo seguito aiutandolo nella creazione dei suoi lavori, ma non solo – interpretando anche i suoi film, di dubbio gusto – e partecipando alle feste (spesso vere e proprie orge) che lì si organizzavano.

Al Silver Factory, decorato con vernice argentata e stagnola da Billy Name (fotografo), su richiesta dello stesso Andy, questo entourage di artisti ed intellettuali trascorse  gli anni denominati dell’”Età d’Argento”; così definiti non tanto in relazione al nome dello studio (Silver Factory) o per via delle decorazioni argentee che lo caratterizzavano ma in riferimento allo stile di vita che questi artisti conducevano; tra lusso, arte, disinibizione, sesso… del resto, anche, la stagnola voluta da Warhol come decorazione era un esplicito richiamo all’utilizzo di droghe.

Andy Warhol irrompe, dunque, come pittore, regista, produttore e fotografo in un’America bigotta, chiusa nei concetti. E’ un rivoluzionario che stravolge i canoni, e fonde molte arti insieme. Con lui nasce il binomio tra arti visive e musica, e lo Studio Factory diviene il ritrovo fisso d’artisti e musicisti come Jim Morrison, Mick Jagger, Bob Dylan, Lou Reed, David Bowie.

WARHOL E LA MUSICA

Warhol disegna nel 1965 la copertina di “Velvet Underground & Nico” dei Velvet Underground di Lou Reed, raffigurante la famosa banana, che si poteva sbucciare in modo che se ne ritrovasse una versione color carne. L’album è conosciuto, anche, con l’appellativo di “Banana Album”.
Un album prodotto dallo stesso artista e considerato come uno dei dischi più autorevoli della musica rock, che influenzerà le successive generazioni: punk, post punk e new wave. Inserito da Rolling Stones al tredicesimo posto tra gli album più belli della storia della musica. Ma sfortunatamente all’epoca “Velvet Underground & Nico” vendette pochissime copie.

Walk on the Wild Side

Nel 1971 Lou Reed compone “Walk on the Wild Side”, canzone pubblicata nell’album “Transformer”. Il brano racconta la New York del periodo, la Grande Mela della trasgressione che aveva il proprio baricentro in Warhol. Il testo cita i protagonisti presenti allo Studio Factory: Candy Darling, la superstar transgender che recitò nei suoi film “Flesh” e “Women In Revolt”; Holly Woodlawn, anch’essa attrice dei film di Warhol in “Trash” e “Women In Revolt”; Joe Dallesandro modello e attore (“Flesh”); Jackie Curtis, commediografo, poeta ed attore transgender, punto di riferimento per i musicisti del glam rock che stava nascendo in quel periodo; e Joe Campbell (Sugar Plum Fairy) altro attore al seguito di Andy.

Warhol incluse, inoltre, molti di questi protagonisti ed i Velvet Underground – che eseguivano le prove direttamente al Factory – in uno show che fondeva rock, arte, luci stroboscopiche e immagini sadomaso e un film di Andy stesso: Exploding Plastic InevitablePellicola che divenne di successo in tutto il mondo, tradotta anche in italiano.

ARTWORK

Andy affiancò il suo nome ad alcuni musicisti che fecero storia nella scena della musica, sia come produttore che come art-worker, molti dei dischi con le copertine ideate da Warhol, hanno un valore altissimo sul mercato collezionistico e sono pregiatissimi. La prima mostra dedicata alle art-cover di Warhol si svolse al Museo Piteå, in Svezia, nel 2008, aprendo pochi mesi prima di Warhol Live la mostra a Montreal, divenuta la prima esibizione di tutte le sessanta copertine realizzate da Andy.

All’epoca, essendo necessaria un’immagine d’impatto per incentivare gli acquisti, in una società in evoluzione, anche il mercato musicale aveva queste esigenze e fu così che Warhol si prestò a progettare le copertine di dischi; così il consumatore avrebbe acquistato sia l’album che l’opera dell’artista con firma originale.

Warhol ideò, tra le altre cose, le artwork degli album dei Rolling Stones: “Sticky Fingers” nota per l’immagine dei jeans in bianco e nero;

e The Rolling Stones “Love You Live” (1977), nata da una serie di polaroid scattate ai membri della band mentre si mordono a vicenda. Sono state aggiunte agli scatti linee e tonalità con forti contrasti cromatici.

Altre cover eseguite da Warhol sono:

  • Carlos Chávez “A Program of Mexican Music” (1949), di con tre varianti di colore: azzurro, verde chiaro e verde oliva.
  • Frank Lovejoy “Night Beat” (1949), un cofanetto di tre EP su vinile blu.
  • Sergei Prokofiev “Alexander Nevsky / Cantata No. 47” (1949), raffigurante la battaglia tra soldati Teutoni e l’esercito russo sotto il principe di Novgorod, vicino al fiume Neva. Quattro varianti di colore di questa copertina; rosa, azzurro, arancio e verde.
  • William Downs Bill “Nightmare The Nation” (1952), per questo lavoro, Warhol vinse un concorso organizzato dalla CBS per illustrare un annuncio sul New York Times nel 1951 per gli show radiofonici “Traffic In Narcotic” e “Crime On The Waterfront”, raccontati da Bill Downs. I programmi sono stati poi stati incisi su LP. Il bozzetto della copertina era di Lou Dorfsman e Ray Komai. L’album uscì con 2.963 copie nel 1953.
  • Vladimir Horowitz “Piano Music di Mendelssohn e Liszt”, disegno di mani su tastiera.
  • Margarita Madrigal “Madrigal’s Magic Key to Spanish, Vol.1” (1953) Il primo volume di questa serie è stato pubblicato per in concomitanza del best-seller editoriale “Madrigal”. Nel libro vi sono svariati disegni firmati con il nome di Andrew Warhol, così come accreditato nel libro.
  • Margarita Madrigal (1953), l’album e libro seguenti, in seguito al successo dei primi due lavori. Al libro furono allegati entrambi i dischi d’esercizi per esercitare la pronuncia.
  • Gioachino Rossini “William Tell Overture; Semiramide Overture – NBC Symphony Orchestra/Arturo Toscanini” – (1953), uscito in formati da 7″ e 10″ pollici con artwork raffigurante la conosciuta mela trafitta da una freccia di balestra.
  • Count Basie “Count Basie” rilasciato in tre dischi, il set fu rilasciato in Europa, in tre EP separati, fu uno dei primi ritratti di personaggi celebri di Andy Warhol, ripreso da una foto mostrata sul retro dello stesso album.
  • Various Artists “Cool Gabriels” (1956), trombettisti di fama internazionale come Conte Candoli, Nick Travis, Bernie Glow, Phil Sunkel, Don Stratton, Dick Sherman, e Al de Risi, copertina illustrata con angeli celesti.
  • Andy Warhol “Giant Size $1.57 Each” (1963), copertina dell’album progettata e serigrafata da lui appositamente per “The Popular Imagine“, esposta presso la Galleria d’Arte Moderna di Washington nel 1963.
  • Miguel Bosè “Milano/Madrid”, ritratto con firma originale.
  • Loredana Bertè “Made in Italy” (1981) scatto fotografico.

Dediche

  • David Bowie gli dedicò il brano “Andy Warhol” contenuto in “Hunky Dory” del 1971.

  • Lou Reed (in coppia con John Cale) l’album “Songs for Drella”, pochi anni dopo la morte dell’artista, avvenuta il 22 febbraio del 1987, a seguito di un intervento chirurgico.

Autore

Valeria Campagnale

Valeria Campagnale

Classe 1970, appassionata di musica fin da piccola, cresce con David Bowie, il primo punk, l’ondata dark degli ottanta, il newromantic e trova poi il proprio interesse sfociare nella musica hard rock, con l’attrazione per i generi glam, street e sleazy di cui è una fiera portabandiera.
Si iscrive a scuola d’arte e ne consegue il diploma con una tesi sul suo pittore preferito, Andy Warhol.
I propri idoli sono David Bowie, Alice Cooper, Billy Idol, Bruce Dickinson e Chris Holmes.
Ha fatto del proprio interesse musicale la sua attività, seguendo artisti come manager e promoter e collabora con alcune webzine hardrock.
Tra i suoi vari interessi, svolge anche volontariato animalista ed è una appassionata di gatti.