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Amusia: sentire la musica senza comprenderla

Gli amusici sono persone dotate di un udito normalmente funzionante e capacità linguistiche comuni, ma sprovviste degli elementi necessari per lo sviluppo delle competenze musicali di base

La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”, affermava il celebre compositore tedesco Bach, il quale, presumibilmente, non era a conoscenza dell’esistenza dell’amusia (dal greco ἀ-μουσία, “mancanza di armonia”), patologia neurologica consistente nell’incapacità di comprendere la musica, di eseguirla e di rispondere emotivamente essa.

Chi ne è affetto non riesce a distinguere una melodia dall’altra – pare che, in occasione di un evento mondano, Che Guevara, presunto amusico, si fosse messo a ballare un tango anziché una samba, lasciando di stucco sia gli spettatori sia gli altri “ballerini”, i quali stavano danzando conformemente allo stile musicale suonato -, né ad intendere l’altezza delle note; nei casi più gravi, gli amusici mostrano totale indifferenza, se non irritazione e fastidio, nei confronti della musica.

Che la radio trasmetta un brano rock piuttosto che un pezzo pop o che un’orchestra suoni l’inno nazionale invece che un’aria pucciniana, per un’amusico è, pertanto, del tutto irrilevante.

Come si può facilmente immaginare, le conseguenze sociali di tale inabilità non sono affatto trascurabili: solo per fare un esempio, gli amusici, come portato alla luce dal test MBEA (acronimo di Montreal Battery of Evaluation of Amusia, una batteria di test impiegati per diagnosticare l’amusia ), in ragione dell’incapacità del loro cervello di codificare le variazioni tonali, presentano un’attitudine ad interpretare gli stati d’animo altrui sulla base dei diversi toni utilizzati dalle persone per esprimerli, ridotta del 20 % rispetto ai soggetti non affetti da amusia.

Un deficit neuropsicologico non invalidante ma certamente disagevole e, perlomeno in determinati contesti, imbarazzante, dal quale, sfortunatamente, nessuno può considerarsi totalmente immune: amusici si nasce, ma lo si può anche diventare.

Oltre alla cosiddetta “amusia congenita”, dovuta a fattori genetici, esistono, infatti, varie forme di amusia che insorgono in seguito al verificarsi di danni cerebrali incidentali e che è quasi impossibile curare in quanto negli adulti l’esercizio, differentemente da quanto avviene nei bambini affetti da amusia congenita, non sembra determinare alcun miglioramento (analogamente a quanto avviene con la dislessia, in associazione alla quale si presenta sovente l’amusia).

Gli studi condotti sino ad oggi nel campo dell’amusia – lo studio “pionieristico” risale al 1878 ed è opera dello scrittore di scienza Grant Allen – hanno riguardato prevalentemente l’amusia congenita e si sono focalizzati sulle relazioni esistenti fra amusia e linguaggio; dagli stessi è complessivamente emerso che gli amusici sono persone dotate di un udito normalmente funzionante nonché di intelligenza e capacità linguistiche comuni, ma sprovviste degli elementi di assemblamento necessari per lo sviluppo delle competenze musicali di base. Non sono, inoltre, emerse correlazioni fra amusia e grado di istruzione né tra amusia ed esposizione alla musica.

A soffrire di “sordità tonale” è circa il 4% della popolazione, ma la percentuale potrebbe essere, in realtà, più alta; la diagnosi di amusia è, infatti, piuttosto difficoltosa e molti amusici finiscono con l’essere equivocati con le persone molto stonate, le quali, tuttavia, a differenza degli amusici, percepiscono chiaramente la loro stonatura.

Agli amusici, infatti, è preclusa la possibilità di apprezzare o disprezzare le mille sfaccettature di quella che Torquato Tasso definiva “una delle vie per le quali l’anima torna al cielo”, ma non quella di cantare: Florence Foster Jenkis, un’americana vissuta circa un secolo fa, riuscì a divenire una famosa cantante lirica, nonostante fosse amusica.

Fortunatamente, il linguaggio musicale non è l’unico linguaggio di cui l’uomo dispone: ci sono il linguaggio dell’arte, quello delle parole, quello del corpo, quello della religione… mille altri modi attraverso cui emettere e ricevere comunicazioni ed emozioni e godere appieno dell’esistenza.

Perchè la vita è bella. Anche senza la musica.

Dalila Giglio

Autore

Qube Music

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