Live Report Postepay Rock in Roma

Alessandro Mannarino, “Glastonbury-Roma” un biglietto per la felicità… al Postepay Rock in Roma

Un concerto in cui sembra di essere a Glastonbury: circondati da famiglie con bambini sedute sul prato, ragazze con immancabili coroncine di fiori fra i capelli mentre Rogè sul palco ci intrattiene con una musica brasiliana che metterebbe di buon umore chiunque…

Vorrei iniziare mettendo le cose in chiaro.

Questo è un live report estremamente inaspettato. Complice lo sciopero dei mezzi che ha reso Roma un girone infernale di quelli che nemmeno Dante avrebbe potuto immaginare, per il Concerto di Alessandro Mannarino al Rock in Roma mi sono trovata a rivestire un doppio anzi un triplo ruolo: quello di fotografa, quello di fan, e quello di giornalista musicale.

Ma andiamo per gradi.

Avrei voluto arrivare per tempo per vedere l’Orchestraccia che era in scaletta un paio d’ore prima dell’orario previsto per l’inizio del concerto di Mannarino ma, purtroppo, non ci sono riuscita a causa del girone infernale di cui sopra.

Così, dopo quasi un’ora e mezza di traffico arrivo finalmente a Capannelle, lasciando la macchina lontanissimo perché intorno all’Ippodromo é già un tappeto di macchine.

Passo i controlli prendo il mio bel pass foto, convinta di rimanere solo per i miei classici tre pezzi no flash, e mi trovo catapultata nella migliore delle atmosfere da festival.

Mi sembra di essere a Glastonbury: sono circondata da famiglie con bambini sedute sul prato, ragazze con immancabili coroncine di fiori fra i capelli mentre Rogè sul palco ci intrattiene con una musica brasiliana che metterebbe di buon umore chiunque.

Noto che tutti, ma proprio tutti fra il pubblico hanno con sé dei pezzetti di bandiere colorate di tutti i Paesi, chi fra i capelli chi come sciarpa chi legata in vita.

Così, siccome non vorrei essere da meno, fermo una ragazza per sapere dove ha preso il suo brandello di bandiera e scopro che era un gentile omaggio della organizzazione a chiunque entrasse con il biglietto per rendere il concerto di questa sera una festa in piena regola.

Non essendo passata dall’ingresso principale purtroppo io non ho ricevuto nulla, ci resto un po’ male ma cerco di farmene una ragione… per ora.

Come dicevo il clima è estremamente disteso sono tutti così felici e “presi bene”, come dicono i giovani che in molti, vedendomi con il pass e la reflex mi rivolgono parole di fratellanza che potrei più o meno riassumere con “A rossa, sei fotografa? Facce na foto!” e rifiutare sarebbe estremamente scortese

All’ingresso di Mannarino Capannelle esplode in un boato di gioia e già in quel momento capisco che rimarrò per più dei tre pezzi che mi ero ripromessa, non c’è sciopero dei mezzi o stanchezza che possa farmi andar via senza godermi quello che so già sarà uno spettacolo degno di essere visto.

Ed infatti, poco prima di andare sottopalco ecco il mio primo brandello di professionalità che si perde: trovo finalmente un pezzo di bandiera incautamente lasciato su una transenna e per sentirmi anche io parte di quella folla colorata, la lego alla tracolla della reflex.

L’inizio è affidato a Roma, prima traccia di Apriti cielo, seguita da L’Impero e dalla stessa Apriti Cielo, cantata con trasporto dal pubblico.

Ed ecco che su “gli Animali” crolla anche il secondo brandello di professionalità perché trascinata dal ritmo sudamericano del pezzo, oltre ad essere la rossa con la bandiera legata alla tracolla della reflex ora sono anche la rossa che improvvisa passi di Samba sottopalco.

E io che volevo andare via presto.

Del resto non sapevo che la mia serata non sarebbe finita qui. Scopro improvvisamente che lo sciopero/girone infernale ha causato dei problemi logistici e mi trovo improvvisamente catapultata nel ruolo di critica musicale e che dovrò restare fino alla fine del concerto per poter poi recensire il tutto.

Immaginate il mio disappunto (…)

Così, finito il round di foto, ripongo la reflex, metto la mia cara bandiera fra i capelli e mi godo il concerto da ammiratrice entusiasta. Non vedo l’ora di scrivere quelle che probabilmente saranno solo opinioni positive sul concerto di un artista che io apprezzo da tempo, ma ricordo che già la mia professionalità come fotografa é stata messa in discussione da bandiere e samba, per cui da adesso cercherò di darmi un tono.

Su Babalù il pubblico inizia a saltare e cantare con incredibile trasporto, e si  passa, quindi, a Vivo, che secondo me ha uno dei testi più belli di “Apriti cielo” (“Porto scavata sopra la fronte una poesia bellissima, riga su riga l’ho scritta ridendo, piangendo, vivendo la vita. Riga su riga l’ho scritta me ne andrò senza averla capita” e io ogni volta che la ascolto penso a quanto sarebbe bello farla ascoltare alle signore di Roma Nord con la faccia colma di botulino fino all’orlo).

Ma è su Arca di Noé che ci troviamo trascinati a Rio e Capannelle da Ippodromo si trasforma in un Sambodromo anche grazie alla bravura spaventosa del gruppo di musicisti che accompagna il cantautore romano. Ballano tutti, balla il pubblico, ballano i ragazzi del banchetto dei panini e quelli che si aggirano fra il pubblico per vendere l’acqua, ballano anche i ragazzi della security (con discrezione, eh ma ho visto dei piedini impertinenti battere a tempo).

Il ritmo resta alto con Quando l’amore se ne va in una sorta di extended version quasi elettronica,

Si passa, quindi, a una fase un po’ più intima con chitarra e Voce in cui Mannarino canta gli alti (Fatte bacià) e i bassi (Statte Zitta) delle storie d’amore.

Sarà, quindi, Osso di Seppia a dare il via alle danze della fase finale, seguita dalla sempre bellissima Serenata Lacrimosa per poi passare a Scetate Vajo con cui veniamo trasportati in una notte della Taranta di Roma Sud.

Il finale é affidato come sempre a Me so Mbriacato, e il Bar della Rabbia per poi arrivare ad un bis con una Mary Lou che dal vivo è sempre trascinante.

Mi allontano da Capannelle che stasera è stato anche un po’ Glastonbury, un po’ Sambodromo, un po’ notte della Taranta, con meno dignità come fotografa, un sacco di cose da scrivere e un gran sorriso stampato in faccia.  Fare le foto a Mannarino è sempre un grandissimo piacere, e il concerto è stato bellissimo… forse la mia recensione avrebbe potuto limitarsi a questo.

Foto e Report: Federica Dell’Isola

Autore

Qube Music

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