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Al Teatro Quirinetta, Hendrix secondo la Roma Termini Orchestra di Blatti

L’esecuzione dei brani si alterna agli interventi della voce narrante che ripercorre le tappe della biografia del chitarrista, a ricordare che è lui il protagonista della serata quando le riletture si fanno più schiettamente jazz

Tornare al Teatro Quirinetta, cercarlo tra le vie del centro, lasciandosi di poco alle spalle Fontana di Trevi, è già di per sé un’emozione, dopo anni di chiusura e inattività. Varcare la sua porta per ascoltare una big band tutta romana, rende l’atmosfera più magica e curiosa. Nel teatro-cinema realizzato da Piacentini tra il 1923 e il ’26, protagonista in scena è la Roma Termini Orchestra del Maestro Enrico Blatti, ospite del rinato Caffè Concerto diretto da Mamo Giovenco, per presentare l’ultimo progetto discografico: un originale lavoro dedicato a Jimi Hendrix. 15 elementi sul palco e una voce narrante, quella di Silvia Sirago, per muoversi attraverso la biografia del chitarrista di Seattle. Non una impresa facile quella di rileggere in chiave jazz alcuni dei brani più famosi di un’icona contemporanea, soprattutto per quei palati che masticano il rock più del jazz e del sound delle grandi orchestre, da Benny Goodman ai Blues Brothers.

90 minuti di musica (soprattutto) e parole che si apre sulle note di un classico, Crosstown Traffic: l’atmosfera è un po’ sixties, con un convincente vibrafono che introduce l’assolo di chitarra, una Telecaster al posto della Stratocaster di Hendrix e priva di ogni accenno ad una distorsione (come immancabilmente mi fa notare un appassionato rocker in platea, che questa serata mi ha accompagnato); d’altronde come ci sottolinea a fine concerto il Maestro Blatti, questo è Jazz, non rock! Si prosegue sulle note di Little Miss Lover, in versione vagamente funky, dalla quale si corre verso una emozionante Angel, molto orchestrale, con qualche eco alla Guns n’ Roses e un interessante passaggio del tema dalla chitarra alla tromba.

L’esecuzione dei brani si alterna agli interventi della voce narrante che ripercorre le tappe della biografia del chitarrista, a ricordare che è lui il protagonista della serata quando le riletture si fanno più schiettamente jazz, come inequivocabilmente suggeriscono gli ottimi sax e tutto il gruppo dei fiati. Emozionante il “ricordo” di Miles Davis, con Gipsy Eyes in versione “da camera”. Le cover di Stone free, Castles made of sand, Up from the skies, da una parte si rifanno, come dichiarato, all’album di Gil Evans del 1974, non mancando di originalità, quella propria di questa orchestra alla quale la contaminazione sembra non dispiacere affatto. E talvolta, nella seconda parte della scaletta, la tastiera è un efficace ponte fra i generi sui quali si muove il live. Con Woodo Child e Foxey Lady non c’è dubbio che si torna sulle note di Hendrix e, anche se la sfida raccolta non è facile, l’orchestra rimane più aderente al tema dei brani e a quel graffio inconfondibile di Hendrix, di cui proprio Miles Davis si era infatuato.

Si corre veloce al finale della serata, con una Hey Joe dallo stile “classico” mentre la voce narrante conclude con le ultime battute, insieme al trombone e poi ad un quasi commovente sax che evoca la fine di un mito che aveva solo 27 anni. L’ensemble convince, come quel basso che dalle retrovie sostiene, discreto ed efficace, ogni discorso musicale di questi 90 minuti di show. Sul finale la chitarra non può non rubarsi la scena (con qualche eco psichedelica, che rispetto ad Hendrix deve ancora venire) per una chiusura dedicata a Gil Evans con la sua Bud and Bird, interpretata coralmente da una formazione che sembra promettere altri interessanti progetti futuro.

Line-up: direzione e arrangiamenti, Enrico Blatti. Roma Termini Orchestra: Sax alto, Roberto Bottalico e Alessio Bernardi; Sax tenore/soprano, Pierfrancesco Cacace; Sax tenore, Igor Marino; Sax baritono Luca Padellaro; Tromba Gianluca Urbano; Tromba Davide Richichi; Corno in Fa Luca Risoli; Trombone; Nicola Chesti; Tuba Agostino Marzoli; Chitarra Giacomo Ronconi; Piano; Fabrizio Boffi; Basso Nicola Ronconi; Batteria Max Baldassarre; Vibrafono Gianluca Manfredonia.

Sara Cascelli

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Sara Cascelli

Sara Cascelli

Classe 1977 è giornalista pubblicista, laureata in Scienze Politiche. Ama la scrittura e la comunicazione. Collabora negli anni con diverse testate e magazine scrivendo prevalentemente di teatro, musica, eventi e realizzando numerose interviste. Si dedica contemporaneamente all’attività di ufficio stampa, dal teatro alla televisione e sperimenta l’esperienza radiofonica, tra web radio (3 stagioni su www.deliradio.it con Il Tè di Mezzanotte, e ora su www.mixcloud.it ), e FM (radio Manà Manà “38° Elemento”).