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Afterhours a Guardiagrele, l’energia infinita di Manuel e Co.

Siamo in pieno periodo Stranger Things, gli anni ’80 e la fantascienza ritornano di moda, per questo per descrivere il passaggio degli Afterhours a Guardiagrele prenderemo in prestito una citazione dalla storica serie televisiva Ai Confini della Realtà: “Finché qualcuno parla di te non sei morto davvero, finché dicono il tuo nome, tu continui. Una leggenda non muore solo perché muore l’uomo”: come dimostrano le date del tour Folfiri o Folfox la band di Manuel Agnelli dopo anni e anni di attività non è morta, anzi spesso è rinata e con questo 2016, è leggenda.

Guardiagrele, il paese che ieri sera ha ospitato gli Afterhours, è un piccolo gioiello in mezzo alle montagne abruzzesi: ieri sera, in una delle sue piazze principali (Largo Garibaldi), in tantissimi sono venuti da tutto Abruzzo a sentire il gruppo di Manuel Agnelli, che ha infiammato la Notte Bianca 2016 dalle ore 24.

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La scaletta è  stata il risultato di un perfetto mix tra brani storici come “La ballata della piccola iena” e nuovi grandi classici come “Non voglio ritrovare il tuo nome”. Interessante come nel tour di un album che ha sviluppato come tema principale la morte, a causa dell’esperienza della malattia del padre vissuta da Agnelli, questa si celebri in  modo molto solenne e allo stesso tempo  disincantato.

Uno dei momenti più intimi della serata arriva con “L’odore della giacca di mio padre”, pezzo che suonato dal vivo esprime al meglio la surreale contrapposizione tra vita e morte.

Il passaggio strumentale “Cetuximab” è formidabile, e dal vivo le luci e il pubblico fanno il resto creando una cornice perfetta che ha incantato tutti, dai veri e propri fan ai curiosi che per la prima volta hanno apprezzato le gesta del gruppo milanese.

Agnelli alcune volte si ferma a parlare con classe e pacatezza con il proprio pubblico, non perdendo mai di vista lo show e la scaletta, portata a termine con un ritmo serrato.

La scelta di incastrare i pezzi in questo modo è stata perfetta. Uno dopo l’altro i brani hanno dato al concerto un ritmo incalzante e mai sbilanciato verso un determinato aspetto emozionale.

Se come ha scritto il poeta Giacomo Leopardi il mondo ha due cose belle: “Amore e Morte”, gli Afterhours cantano e celebrano tutte e due e lo fanno stramaledettamente bene, senza ombra di dubbio in un anno pieno di piacevoli nuove scoperte musicali, loro sono la certezza e la bandiera del nostro indie rock.

Gianluigi Marsibilio | Foto: Giusy Chiumenti

SCALETTA ESEGUITA

  • Grande
  • Ti cambia il sapore
  • Il mio popolo si fa
  • Non voglio ritrovare il tuo nome
  • Ballata per la mia piccola iena
  • Varanasi Baby
  • La vedova bianca
  • Padania
  • Né pani né pesci
  • Male di miele
  • Cetuximab
  • L’odore della giacca di mio padre
  • Il sangue di Giuda
  • Bungee Jumping
  • La sottile linea bianca
  • Costruire per distruggere
  • Fra i non viventi vivremo noi
  • Se io fossi il giudice
  • La verità che ricordavo
  • Strategie
  • Pop (una canzone pop)
  • Non è per sempre
  • Quello che non c’è
  • Bye Bye Bombay

Autore

Qube Music

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