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4.44 simbolo di una rivoluzione o di una rivoluzione mancata?

I post sbornia del lunedì, precisamente della domenica alle 00.00, mi hanno fatto venire in mente di quanto sia passata, forse inosservata, la decisione di JAY:Z di pubblicare il suo disco e renderlo disponibile, per ora, solo ai clienti di Tidal e Sprint.

Dall’alto della sua importanza musicale e sociale Jay-Z potrebbe fare una rivoluzione nella musica, e probabilmente anche attraverso una serie di colpi di stato internazionali, da solo, ma con Tidal ci sta riuscendo?

Il 29 giugno, quindi qualche ora prima dell’uscita del disco, il  servizio di streaming, di cui vi parlerò, è sbarcato anche in Italia. Le esclusive di Tidal, lanciato dallo stesso artista sono state, nel corso della sua breve vita, clamorose: basta vedere la promozione del disco di Kanye West, “The Life of Pablo”.

Tidal è stato ri-tirato su da Jay-Z e presentato il 30 marzo 2015 a Manhattan. Ad appoggiare questa “rivoluzione nello streaming” c’erano Kanye, Jack White, gli Arcade Fire e tanti altri. Alla base di TIDAL c’è l’idea di alzare l’asticella nella qualità della gestione dei diritti e nei confronti della qualità dello streaming.

La differenza è nella possibilità di ascoltare la musica, infatti non esistono piani free, ma solamente due piani: uno dal costo di 9,99 e l’altro dal costo di ben 19,99: la particolarità di questa scelta però è tutta sulla modalità Loosless, ovvero una qualità di suono che altre piattaforme si sognano. Questa qualità del suono permette di ascoltare una traccia in tutte le sue sfumature.

Tidal però, tranne nei suoi picchi sperimentati durante le varie uscite di dischi stratosferici, non sembra attrarre gli utenti, in particolare quelli generici, a rimanere a lungo nei suoi mari.

La marea rivoluzionaria che Jay Z invocava infatti sembra essere stata soffocata dalla mancanza di un piano gratuito, tuttavia il disco 4.44 ha generato nelle prime 12 ore oltre 810.000 tweet: quanti però avranno sentito il disco tramite servizi di altro genere e non legittimi?

L’esclusiva Tidal finirà tra pochi giorni e allora riusciremo a capire e a testare ancora una volta il valore di una piattaforma che per ora forse ha stentato a decollare, nonostante alcune controversie sui numeri degli iscritti reali.

Tidal ci dimostra che è sbagliato guardare alle piattaforme di streaming come a dei servizi uguali: l’azienda, di base in Norvegia, è infatti una vera Mecca per gli audiofili,  ma stenta a decollare nel grande pubblico a differenza di Spotify che grazie agli account a basso prezzo, alle playlist associative e altro, incoraggia una maggiore interazione con un pubblico generalista.

Jay-Z forse per ora non ha ancora in mano le chiavi di una rivoluzione musicale, sicuramente però ha il pubblico dalla sua parte, Twitter docet: ora chissà quale sarà la prossima mossa di Tidal, adesso che possiamo godercelo anche in Italia è il momento di chiedercelo.

P.S.
Ho finito di scrivere l’articolo su Tidal e Jay-Z e Kanye nel frattempo ha deciso di chiudere i rapporti con quest’azienda, nel momento esatto in cui io ho messo il punto alla fine del pezzo.

Gianluigi Marsibilio

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Gianluigi Marsibilio

Gianluigi Marsibilio

Classe 1995. Nato a Guardiagrele, piccola cittadina in provincia di Chieti, dopo aver percorso la carriera scolastica, frequentando il liceo scientifico, si sposta a Roma per frequentare gli studi in Comunicazione Istituzionale nell'Università Pontificia della Santa Croce. Già dal primo anno di studi ha cominciato a lavorare per varie realtà, creando anche il blog di informazione scientifica ''Tra scienza e coscienza''.